La Costituzione di Ettore Gallo

gallo2Che a Matteo Renzi non importi nulla della Costituzione credo che tutti lo abbiano capito. Nei suoi  alluvionali discorsi, non ricordo di avergli mai sentito fare un cenno  a questa legge. La soppressione sic et simpliciter del senato, annunciata trionfalmente ai senatori,  riuniti per ascoltarlo, è un segnale del garbo con cui il nuovo leader democratico affronta le questioni costituzionali.

V’è qualche motivo di pensare, che anche il suo ispiratore in materia di riforme, il prof. Roberto D’Alimonte, non ne abbia gran considerazione. Il dubbio viene fortemente avvalorato dall’intervista che il politologo ha rilasciato a Simona Poli di Repubblica, pubblicata in data 8 marzo 2014. La riforma elettorale per la sola Camera, vista con malcelata ammirazione dal professore,  – “zio” dell’Italicum  come lui si definisce -  costituisce la prova del grande intuito che il premier sta dimostrando, perché “approvando una riforma disfunzionale Renzi crea una situazione impossibile che va sanata. Come? Riformando il Senato”. Il professore non dice come il Senato andrebbe riformato. Ma sappiamo qual è la riforma progettata  dal pupillo: l’eliminazione.

La ragione sostanziale di questa abolizione è apertamente confessata.  Concentrare il potere, tutto il potere, nelle mani di una Camera sola. Il sistema elettorale metterà poi capo a qualche ulteriore piccolo accorgimento. Dovrà consentire, al termine delle votazioni, che si sappia subito chi governerà per i prossimi cinque anni; senza essere condizionato – grazie al premio di maggioranza che assicurerà  al vincitore una padronanza parlamentare  assoluta – dalle petulanti obiezioni delle formazioni politiche minori, che, o si acconceranno ad inchinarsi ossequiosamente al capo, o saranno solo uno starnazzar di galline.

Per il momento, l’unico effetto che l’abbraccio del partito democratico con il capo di Forza Italia ha prodotto, è l’aver restituito questo partito la maggioranza delle adesioni, secondo i sondaggi. La cosa, visti i buoni rapporti, non impensierisce il premier.

Ma l’aspetto davvero singolare è un altro. Ed è che, chiunque vinca, per cinque anni la democrazia sarà sospesa, e il paese sarà governato da un uomo solo al comando, senza contrappesi capaci di contenere le sue scelte. Perché, appunto, il senato non c’è più.

Quanto dire una forma di potere autoritario, istituzionalizzato in modo assai più totalizzante di quello che abbiamo sperimentato nell’ultimo ventennio, fondato, in fin dei conti, solo sulla supremazia economica e mediatica. Si sa bene poi quali saranno le riforme che per prime parranno urgenti: quelle sulla giustizia, ovviamente, secondo gli appetiti mai spenti…

Con profonda tristezza, rileggiamo quanto Ettore Gallo, partigiano, magistrato e  presidente della Corte Costituzionale , in una celebre orazione all’ANPI, spiegò che cosa significava, avere scritto quell’articolo 138:
… due sono le garanzie che stanno a baluardo della Costituzione: la Corte Costituzionale, innanzitutto, che ha il compito di annullare tutte le leggi che non sono conformi ai principi costituzionali, e di dirimere tutti i conflitti che possono sorgere fra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le regioni o fra le Regioni stesse.
Spetta alla Corte anche giudicare dei delitti di alto tradimento o di attentato alla Costituzione che dovessero essere commessi dal Presidente della Repubblica, sempre che il Parlamento ritenga di porlo in stato di accusa. Con quest’ultima sua competenza la Corte  garantisce il Paese da teoriche vocazioni autoritarie del Capo dello Stato che soggiacesse alla tentazione di violare la Costituzione.
La seconda garanzia è nella sezione II, ed è rappresentata dall’ormai famoso articolo 138. Un articolo che, fino a qualche settimana fa, era conosciuto soltanto dagli addetti ai lavori, e che ora è quasi sulla bocca di tutti. Un articolo che qualcuno ha proposto di neutralizzare perché rende lunghe e difficoltose le modifiche della Costituzione; e così è, infatti, proprio perché i padri costituenti hanno voluto impedire che il legislatore ordinario, a suo piacimento, con la stessa facilità con cui legifera sul prezzo del gas, potesse togliere di mezzo principi costituzionali che il popolo si è guadagnato col suo sangue e con i suoi lutti. E allora hanno voluto che, per procedere alla revisione della Costituzione, ciascuna Camera dovesse adottare la modifica con due successive votazioni, frapponendo tra le due un intervallo non minore di tre mesi, e che la modifica per essere approvata dovesse ricevere i voti della maggioranza assoluta dei componenti delle due Camere. Capito? “dei componenti”, non dei votanti!
Ma non basta! Se poi, entro tre mesi dalla pubblicazione della modifica, un quinto dei membri di una delle Camere, oppure cinquecentomila elettori, oppure cinque Consigli regionali ne fanno domanda, la modifica stessa dev’essere sottoposta a referendum popolare. Solo se essa fosse stata approvata, in seconda votazione, a maggioranza di due terzi dei membri di ciascuna Camera, anziché – come si è detto – a semplice maggioranza assoluta, solo in tal caso non si potrebbe far luogo a referendum,.
Come vedete, i fondatori della Costituzione hanno preteso che, prima di modificarla,  deputati, senatori e popolo ci riflettessero bene, perché si tratta della procedura che ci garantisce da colpi di mano anche sui nostri diritti più gelosi, quali quelli dell’uguaglianza e delle libertà. …
Perciò è evidente che il tentativo d’indebolire questa procedura, o accorciando i tempi, o diminuendo i quorum necessari per l’approvazione, o inserendo altre gherminelle, sono tutti tentativi che mirano a indebolire la garanzia dei nostri diritti più sacri, e della stessa nostra Costituzione…

Ettore Gallo non c’è più.  Tocca a noi difendere i principi, per i quali egli visse, e tanti si sacrificarono.

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