Sugli impresentabili due pesi e due misure

barracciuGli indagati del Pd sono meno impresentabili di quelli degli altri partiti? La giusta indignazione nei confronti del senatore Gentile, che ha portato quest’ultimo a dimettersi da sottosegretario, nel caso della Barracciu diventa nel migliore dei casi un flebile mugugno. E difesa strenua, piena di distinguo, da parte del suo partito, appunto il Pd.
Non credo che si tratti di un eccesso di politically correct, per evitare di essere accusati di colpire una donna perché donna. I commenti sulle ministre, le loro caratteristiche fisiche, il loro abbigliamento, le loro gravidanze si sono infatti sprecati in questi giorni, così come i dubbi sulle loro competenze –mediamente non eccelse, ma in modo non dissimile a quelle di molti loro colleghi maschi. Non mi sembra proprio che ci siano queste remore nel nostro dibattito pubblico, al contrario.
Allora, perché? Quanto imputato a Gentile è un attacco inaccettabile alla libertà di stampa, fatto con metodi allusivamente mafiosi. Per molto meno, aver chiesto aggressivamente, senza successo, ad un direttore di giornale amico di non pubblicare notizie su un presunto scambio di favori (da cui per altro è poi stato assolto), in Germania dovette dimettersi il presidente della Repubblica, non un qualunque sottosegretario di fresca nomina.
Ma ciò di cui è imputata formalmente Francesca Barracciu non è meno grave, in quanto attiene all’uso privato di fondi pubblici, abuso di posizione, tradimento della fiducia di chi la ha eletta. Barracciu, infatti, come ex consigliere regionale del Pd, è sotto inchiesta per peculato, nell’ambito dell’indagine della procura di Cagliari sulle spese dei fondi assegnati ai gruppi consiliari. Le viene imputato di aver speso circa 33 mila euro per i propri consumi personali, per nulla attinenti al suo ruolo di consigliera. Come sappiamo dalle cronache, è un reato molto diffuso tra i politici, specie a livello locale. Ma non per questo meno grave. Proprio la scoperta della sua capillare e trasversale diffusione è una delle cause della disaffezione e sfiducia nei confronti della politica e dei politici contro cui Renzi dichiara di voler combattere.
Barracciu si dichiara innocente e forse lo è. Rimaniamo in attesa del giudizio della magistratura. Ma è davvero inaccettabile che un presidente del Consiglio che ha preso la guida del governo in nome di una svolta radicale anche nella selezione del personale politico, abbia deciso di offrire un sottosegretariato ad una persona sotto giudizio penale, per giunta per un reato connesso ad un abuso di posizione politica. Di più, questa offerta sembra assumere i tratti di una sorta di compensazione. Barracciu, infatti, era stata esclusa dal suo partito dalla candidatura per la presidenza della Regione sarda, dopo aver vinto le primarie, proprio perché aveva ricevuto l’avviso di garanzia. Con bella franchezza, ora qualcuno che difende la scelta di nominarla sottosegretario suggerisce che è un modo per rimetterla in pista in politica, dopo che era stata (molto temporaneamente) messa ai margini.
Si ritiene, evidentemente, che i cittadini italiani, siano più di bocca buona di quelli sardi. Tanto più che i sottosegretariati si decidono nelle segrete stanze dove si distilla il manuale Cencelli, non con il voto degli elettori. Rimane il mistero di questa mossa un po’ masochistica da parte di Renzi e del suo partito e della necessità di andare fuori dal Parlamento a cercare un sottosegretario.
Quali imperdibili competenze avrà mai sulle materie dei beni culturali e del turismo da fare superare l’imbarazzo di acquisire al governo un’indagata? Aveva detto bene a suo tempo Renzi, quando ancora correva da premier: «Idem (la ministra delle pari opportunità che si dimise, pur malvolentieri e sotto pressione del Pd e del presidente Letta per una questione di Imu non pagata), un’altra classe». Allora Renzi contrapponeva Idem a Cancellieri. Oggi bisognerebbe contrapporre non solo Idem a Barracciu, ma Letta a Renzi e il Pd di allora (che per altro difese la ben più potente Cancellieri) al Pd di adesso, che sospira di sollievo per le dimissioni di Gentile ma fa finta di ignorare il problema in casa sua.

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