“Mancano disciplina e onore. Il Quirinale doveva fermarli”

Carlassare_LorenzaProfessoressa Lorenza Carlassare, la ministra per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, rispondendo a un’interrogazione di M5s sulla sottosegretaria Francesca Barracciu, indagata, come altri 3 suoi colleghi, ha risposto che “Il governo non chiede le dimissioni di ministri e sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia. Abbiamo giurato sulla Costituzione, che contempla il principio fondamentale della presunzione di innocenza”.
È d’accordo?
Assolutamente no. Francamente lascia esterrefatti sentire quelle parole, soprattutto provenienti da un governo che pretendeva di porsi come un fatto nuovo, che rompeva con il passato. Il modo nuovo era quello di assicurare le richieste dell’opinione pubblica per un ritorno di un’etica nella gestione della cosa pubblica. La ministra confonde due piani: la responsabilità penale e l’affidabilità nell’amministrazione della cosa pubblica sono cose diverse. Io mi rifaccio a un articolo della costituzione, il 54 secondo il quale “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Io sottolineerei il verbo affidare, dal latino fides. Affidiamo il nostro futuro, mettiamo nelle loro mani la nostra esistenza e, dunque, devono essere affidabili. Con questo non voglio dire che un’indagine non possa finire nel nulla, ma chi è indagato, apriori non lo ritengo affidabile se deve ricoprire un incarico pubblico.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe potuto riferirsi proprio all’articolo 54 per esprimere critiche rispetto alla nomina di indagati a sottosegretari?
A mio avviso certamente sì, la nomina dovrebbe essere fermata prima che diventi effettiva. Ritengo che sarebbe stato opportuno facesse qualche obiezione, augurandomi che l’autorevole intervento del presidente avrebbe indotto il governo a ripensare e a sostituire discutibili nomi.
Il presidente Napolitano se avesse espresso critiche avrebbe potuto essere accusato di ingerenza?
Il capo dello Stato non può interferire nella formazione del governo né esprimere opinioni personali in merito alla scelta di ministri o di altri componenti del governo: è una scelta puramente politica che corrisponde all’indirizzo politico del governo sul quale il capo dello Stato non può avere voce in capitolo. politica perché non può interferire in alcun modo. Ma diverso è il caso di obiezioni che lui muovesse sulla base delle sue funzioni di garanzia, qualora le motivasse con il richiamo a precisi principi costituzionali. E torno a rievocare l’articolo 54 perché rappresenta una obiettiva giustificazione di un intervento presidenziale che non avrebbe nulla di scorretto, anzi sarebbe costituzionalmente opportuno.
Ci sono precedenti?
Certamente, il discorso è pacifico. Penso, ad esempio a Giuliano Amato, che ricorda di aver deciso con il presidente della Repubblica, durante la formazione del suo governo nel 1992 di escludere “tutti coloro per i quali vi erano, sia pure allo stadio più preliminare, indagini giudiziarie in corso”. Mi viene anche in mente l’ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi che è intervenuto nella formazione del secondo governo Berlusconi , per non nominare ministro della Giustizia l’indagato Roberto Maroni. E al suo posto venne chiamato Roberto Castelli.

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