Renzi, tra l’incudine e il martello

Renzi2Quello che sta succedendo in Crimea ha già modificato se non proprio sconvolto l’agenda politica dell’Unione Europea e delle Cancellerie internazionali. I venti di guerra che soffiano dalla Russia, probabilmente, rappresenteranno anche il primo e più serio banco di prova per il nuovo Governo Renzi. L’ex Sindaco di Firenze, infatti, proprio ieri si è trovato allineato sulle posizioni della Cancelliera Angela Merkel, ma in contrasto con quelle di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia a proposito del prossimo G8 in programma a Sochi. Questa situazione internazionale rappresenta dunque un primo battesimo del fuoco: è il momento di vedere se ci sono delle qualità vere in quella squadra, oltre agli slogan.
Anche sul piano interno la situazione è quantomai complessa. E’ il momento delle scelte. Da una parte Confindustria chiede sgravi alle imprese, dall’altra il sindacato ribadisce la necessità di difendere e rafforzare il potere di acquisto di lavoratori e famiglie. Anche su questo fronte il Governo Renzi è chiamato a prendere decisioni che non potranno accontentare tutti perché le risorse, come è noto, sono insufficienti. Esperti e analisti stimano che il programma illustrato dal Primo Ministro alle Camere necessiterebbe, nel suo insieme, di una copertura di cento miliardi di euro. Le idee sono molte, alcune anche ammirevoli, ma non è affatto chiaro dove Renzi e i suoi Ministri intendano attingere una simile cifra. Su questo punto si gioca, senza dubbio alcuno, ogni differenza tra propaganda e vera innovazione.
Anche sul piano squisitamente politico, la situazione è quanto meno originale, per non dir bislacca. Da una parte abbiamo assistito alla formazione di un Governo politico delle “strette intese” che non è più di emergenza nazionale, perché si pone l’orizzonte naturale del 2018. Dall’altra, invece, si pretende di mantenere operativo il tavolo creato per il varo delle riforme istituzionali e che vede come primo interlocutore di Matteo Renzi niente meno che Silvio Berlusconi. E il Cavaliere, arroccato nella sua quasi desistenza in Aula, ha già iniziato a pretendere una rapida riforma delle legge elettorale che consenta al Paese di tornare alle urne entro e non oltre la primavera del 2015. Altrimenti salta il tavolo e saltano le riforme.
Dunque, Matteo Renzi si trova fin da subito tra l’incudine e il matello, tra l’impegno fino al 2018 con il Nuovo Centro Destra di Alfano e la necessità di non scontentare il Cavaliere che chiede il voto già l’anno prossimo.
Riuscirà il nostro eroe a conciliare queste due spinte contrarie ed opposte, senza perdere fin da subito quella credibilità – quell’apertura di credito, meglio – che sembra aver ottenuto sul piano economico ed internazionale?

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