Bonsanti: «Italia, il gioco grande del potere»

hsGetImageBOLZANO — La recente storia italiana è raccontata nell’ultimo libro della giornalista Sandra Bonsanti: «Il gioco grande del potere», è stato presentato ieri sera al Circolo della Stampa dalla stessa autrice con la moderazione di Toni Visentini e Paolo Mantovan, caporedattore dell’Alto Adige.
«L’espressione il gioco grande, invece che il grande gioco, era utilizzata da Giovanni Falcone, da cui ero affascinata come tutti — ha spiegato Bonsanti — per lui era un modo per descrivere molte situazioni che venivano definite semplicisticamente con il termine mafia, mentre nascondevano interessi dello Stato meno apparenti. In questo modo succedeva spesso che chi indagava in questi loschi intrecci, veniva assassinato dalla mafia, ma in realtà quest’ultima uccideva per coprire interessi più grandi. Il caso più emblematico fu quello dell’assassinio del generale Dalla Chiesa, ucciso per ragioni ancora sconosciute».
Nel suo saggio, Sandra Bonsanti ha riunito i suoi appunti dai suoi taccuini di lavoro di oltre un trentennio, facendo riaffiorare le vicende più importanti che hanno segnato la storia del nostro Paese dagli anni 70 agli anni 90: dalla strage di Piazza Fontana alla strage e l’uccisione di Paolo Borsellino, attraversando la P2, le Brigate Rosse, le collusioni mafiose, il caso Gladio.
«Con il suo libro Sandra Bonsanti ci racconta anni importanti che ancora adesso non sono finiti perché le vicende di quel periodo pesano ancora adesso», ha sostenuto Toni Visentini commentando il volume. Oscillante il rapporto della stampa tra libertà e silenzio: «I politici ci facevano scrivere quello che volevamo, ma quello che mancava erano le loro risposte — ha raccontato Bonsanti — sono convinta che alcuni leader di partiti come la Dc, il Pci e il Psi di allora sanno ancora tante cose che non ci hanno detto». C’erano poi le minacce vere e proprie: «Mi ricordo quella volta che due brigatisti vennero a casa mia con due taniche di benzina. Per fortuna la portinaia li bloccò, altrimenti non so come sarebbe andata a finire».

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