Morire sognando l’Europa

kievDecine di morti e centinaia di feriti. Continua a crescere il numero dei caduti, tra ieri e oggi, nella drammatica escalation di violenza che sta dilaniando l’Ucraina, dopo la tregua durata appena una notte, proclamata e subito revocata dal Presidente Viktor Janukovich. Un altro bagno di sangue in una Kiev fantasma. Teatro degli scontri tra anti-governativi e forze di polizia è di nuovo Piazza dell’Indipendenza. Ma l’inizio della crisi risale a novembre, quando il governo ucraino guidato da Janukovic fa saltare l’accordo di associazione e libero scambio con l’Unione europea. Un’improvvisa retromarcia e un riavvicinamento al potente vicino russo (il Cremlino continua a esercitare una pesante influenza su Kiev, inclusa la strategica questione del gas naturale).
“La drammatica escalation della violenza nelle ultime 24 ore è profondamente allarmante. Di fronte al prevalere dell’opzione violenta, chiediamo a tutte le parti d’impegnarsi a fermare la violenza”, sono le parole di John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.
E proprio in queste ore sono riuniti a Bruxelles i Ministri degli Esteri dell’Unione, in un Consiglio straordinario convocato dal capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, mentre un gruppo di ucraini manifesta sotto le finestre di Rue de la Loi.
Sventolano – a Bruxelles come a Kiev – bandiere blu e gialle: quella ucraina e quella stellata dell’Unione europea. Perché è negli accordi con l’Europa che molti ucraini vedono un futuro migliore, la strada verso un rule of law di chiara matrice occidentale, che potrebbe costituire l’antidoto alla cronica corruzione pubblica delle élites che guidano il paese.
“Ci appelliamo al governo e all’opposizione ucraini affinché cessino le violenze”, ha dichiarato questo pomeriggio il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. “Deve essere chiaro – continua – che l’Unione europea non può lavorare insieme a un paese il cui governo usa sistematicamente la strada della violenza. Le istanze del popolo di Kiev sono ragionevoli. Chiedono più giustizia, trasparenza e democrazia e non c’è possibilità di sopprimere le loro grida: le loro voci continueranno ad essere ascoltate”. Nell’attesa delle decisioni della diplomazia internazionale, non resta che condannare questa violenza caotica e animata da più protagonisti, sensibilizzando l’opinione pubblica sui tragici fatti di Kiev.

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