I sottosuoli del caos

Parlamento.disordiniSon molti a turbarsi, e con ragione, per le offese del Movimento 5 Stelle ai rappresentanti dello Stato. Per la misoginia che colpisce il Presidente della Camera, per il “boia” gridato al Capo dello Stato. Per i libri bruciati in immagine di Corrado Augias, accusato di troppa e incongrua violenza critica. Ma forse è venuto il momento di analizzare quel che sta sotto la pentola di tanto caos. Di capire la fiamma che la surriscalda. Grillo infatti non è la causa del caos. Ne è il prodromo, il sintomo.

Se non esaminiamo questi sottosuoli resteremo coi nostri sentimenti: di tristezza, di nudità politica. Alla ferita non sapremo dare un nome, continueremo a pescare solo nel passato. Sintomo, ricordiamolo, significa anche caduta, e comunque la segnala.

Di che cosa, di quale caduta Grillo è sintomo? Di un immane dislocamento tellurico nelle democrazie odierne, che sposta i poteri dagli Stati verso entità incontrollate. Non solo verso l’Europa ancora flebile, ma verso la finanza-mondo e mercati senza regole. La crisi scoppiata nel 2007 ha acuito questo sisma enormemente.

Le democrazie ne sono travolte: specie quelle guastate da corruzione, cleptocrazia, mafie con cui occultamente si patteggia. Proprio in questi giorni un rapporto della Commissione Ue ci accusa. Il costo della nostra corruzione è di 60 miliardi l’anno: 4% del pil, metà del costo della corruzione in Europa. Ma ovunque le democrazie degenerano, come spiega Guido Rossi sul Sole 24 Ore: l’effetto inevitabile delle disuguaglianze legate alla crisi “è la svalutazione del potere legislativo e la riduzione degli Stati a semplici mediatori.(…) La più evidente conclusione rivela l’impotenza di ogni singolo Stato di risolvere una crisi sregolata da un disordine di globalizzazione a mosaico, che porta le singole imprese o gli individui a operare un Jurisdiction Shopping“.

È un fenomeno accertabile a occhio nudo. In alcuni paesi – Grecia, Portogallo, Cipro, Irlanda – chi oggi guida le scelte economiche è la trojka (Banca centrale europea, Commissione, Fondo monetario). Princìpi costituzionali decisivi sono ovunque scavalcati. La Germania riesce a custodirli, ma isolandosi senza splendore. Altri paesi, colpevolizzati, sacrificano costituzioni e parlamenti in omaggio diretto o indiretto alle trojke. Nell’aprile 2013 la Corte costituzionale portoghese respinse quattro misure di austerità che violavano il principio di uguaglianza, e Bruxelles la tacitò. Le stesse elezioni son considerate un irritante. Scandalosa fu giudicata, nell’ottobre 2011, la volontà dell’ex premier greco Papandreou di indire un referendum sulle discipline della trojka.

Così in Italia. Scopo primario della nuova legge elettorale è la governabilità, ripetono Pd, Berlusconi, Letta. Ma la governabilità “mortifica gravemente la rappresentanza”, ha ricordato domenica Eugenio Scalfari. In questo quadro si colloca la rivolta di 5 Stelle contro la ghigliottina cui è ricorsa Laura Boldrini. Anche se biecamente insultata, è lecito criticarla per aver decapitato il dibattito sul decreto Imu-Bankitalia. Il taglio operato dalla lama è un ennesimo segno del sisma: i parlamenti sono d’ingombro, e negati. Memorabili le parole di Mario Mauro (ministro della Difesa, destra di Alfano) giorni fa a Porta a Porta: “Questa legge elettorale non è contro i piccoli, ma contro un grande partito che oggi rappresenta l’impostazione tripolare del paese. È nata per far fuori Grillo“, dunque l’opposizione.

Per questo è così importante che al caos risponda una politica non solo sentimentale, e non solo nazionale. L’alternativa è il predominio di interessi settoriali, anche se globali, radicalmente estranei alla nozione, cruciale in Europa, di bene pubblico. Il continente s’è unito nel dopoguerra proprio per creare uno spazio che consentisse agli Stati di salvare i loro patrimoni democratici, e anzi di potenziarli. Europa federale vuol dire assunzione di regole, stato di diritto. Il commercio, la finanza transnazionale, la moneta: impossibile governarli se l’Europa non ha una politica estera, e una democrazia piena. Altrimenti non è unione ma comitato d’affari e di lobby.

Che questa sia la posta in gioco è dimostrato dal negoziato euro-americano sul nuovo Trattato commerciale transatlantico (Ttip): discusso segretamente da ristrette cerchie di esperti della Commissione Ue e del Ministero del Commercio Usa, senza partecipazione democratica. Stupisce che il Movimento di Grillo, sensibile da anni alla globalizzazione, dedichi al tema poca energia. Anch’egli pare concentrarsi sui sintomi della crisi, più che sulla crisi.

Eppure, i pericoli del Trattato sono molteplici: quel che si cerca, è la completa libertà delle multinazionali di agire scavalcando le regole e gli standard di qualità che l’Europa impone al commercio di prodotti nocivi alla salute e al clima, e la cura di servizi pubblici come acqua o energia. Queste regole son viste come “generatrici di problemi”, “irritanti commerciali” (trade irritants) dovuti a indebite interferenze del pubblico. Vanno aggirate da comitati e corti ad hoc (ecco lo shopping giuridico citato da Rossi). La tassa sulle transazioni finanziarie, esecrata da Usa e Fondo monetario, è tra i principali “irritanti”.

La minaccia che incombe è una sorta di Ilva globale, economica e democratica: prima viene la produttività, poi la salute dei cittadini; prima la governabilità, poi la rappresentatività e la dialettica governi-opposizioni. I fautori più settari del Trattato Europa-Usa vogliono imporre “l’eliminazione, la riduzione, la prevenzione di politiche nazionali superflue”, scrive un loro documento. Superflue sono le leggi, le Costituzioni, la regolazione della finanza, la lotta per il clima. Tutto questo in nome di un Progresso che arricchisce pochi e impoverisce i più. Che polverizza norme nate da anni di buona politica comunitaria.

Opporre l’Europa a tali sviluppi significa tuttavia cambiarla alle radici: rinvigorire la sua rappresentanza democratica, darle più risorse (un bilancio in crescita, dunque poteri impositivi) per vincere la depressione con un New Deal dell’Unione. E significa rinvigorire la rappresentanza negli Stati, visto che tutti sono chiamati a trovare risposte: maggioranze, minoranze, governi, parlamenti. Tale dev’essere il nuovo patto costituzionale, non solo in Italia. Grillo lo sa. Nei suoi sette punti europei ci sono, oltre al referendum sull’uscita dall’euro, esigenze condivise da molti: no al pareggio di bilancio nella costituzione, sottrazione degli investimenti dal calcolo del debito pubblico, eurobond, finanziamento di agricolture biologiche, politiche comuni tra i paesi del Mediterraneo. Gli euroscettici inquietano, ma come non essere scettici di fronte a un’Unione che dovesse sacrificare le regole, il diritto, e i più poveri che quel diritto protegge!

Al momento dominano i conservatori, ma il futuro è in mano anche a chi chiede un Piano Marshall per l’Europa, come il leader della sinistra greca Alexis Tsipras. Nel 2012 lo Spiegel lo definì eversore, ma per l’Unione è lievito. E di lievito abbiamo bisogno, perché riviva quel che disse Roosevelt nel ’32: “I nostri leader repubblicani ci parlano di leggi economiche – sacre, inviolabili, immutabili – che causano situazioni di panico che nessuno può prevenire. Ma mentre essi blaterano di leggi economiche, uomini e donne muoiono di fame. Dobbiamo essere coscienti del fatto che le leggi economiche non sono state fatte dalla natura. Sono state fatte da esseri umani. Quando – e non se – ne avremo la possibilità, il governo prenderà la guida per debellare la depressione”. Se vogliamo “rompere il circolo vizioso” della sola austerity e coinvolgere meglio i cittadini nelle scelte, come ha detto Napolitano ieri a Strasburgo, l’Europa dovrebbe prendere la guida allo stesso modo.

8 commenti

  • 1. Le offese venivano da un blog aperto a tutti, dove chiunque poteva scrivere quelle offese. Non venivano certo dai rappresentanti parlamentari.
    2. Il “boia” riferito a Napolitano, per quanto aggettivo forte, era contestualizzato in una frase che riguardava appunto la ghigliottina che si è infatti verificata.
    3. Il libro di Augias è stato bruciato da un pirla qualunque, che niente ha a che fare con il Movimento.
    Precisiamo bene prima di scrivere cavolate su cavolate, poi per il resto buona lettura.

  • santa maronna.. che qualunquismo nelle prime righe…

    LIBRI BRUCIati??? ??????

    biecamente insultata??? QUALE ESPONENTE IN parlamento avrebbe insuiltato la boldrini??chi ha insultato la boldrini??

    ma i distinguo le fa solo a vantaggio delle sue tesi.. oppure tutto quello che è rivonducibile al M5S ha una sola testa?? un solo pensiero???

    se io mi dichiaro supporters M5S e piscio per strada tutto il M5S fa schifo???

    spieghi spieghi….

    vogliamo parlare dei fatti precisi sempre?? oppure quando deve descriverele attenuanti degli altri.. mistifica e QUALUNQUEGGIA.. mentre
    quando deve supportare le sue tesi accusatorie, ci va giù precisa e pulita..

    la precisione a comando mi fa veramente PENA.. vuole dedicare + righe a quello che è accaduto in parlamento??

    lo faccia, altrimenti non li dedichi la RIGHETTA…..

    abbiamo capito che lei è contro il 5S…

  • Notizia di oggi, lei si stà preparando per andare in Europa con Tsipras, e dovete per forza pescare nell’elettorato 5S.
    Volete anche voi fare come Ingroia, e togliere qualche punto percentuale al movimento, senza combinare niente.
    Sappiate che fate solo il gioco di PD e FI.
    …ma è inutile che ve lo dica, già lo sapete!!

  • Ottima analisi e bell’articolo. Ora si scateneranno i talebani, purtroppo, per aver fatto una piccola critica a Grillo. C’è chi crede a Grillo, anzi IN Grillo… e poi ci sono gli attivisti, i votanti e i parlamentari 5stelle che credono nei valori descritti anche in questo articolo. Stimo troppo Beppe per pensare che voglia solo LA FEDE in lui, dai suoi elettori. Lo ha detto che rinuncerebbe volentieri a quei voti. Chiede partecipazione, attivismo politico nelle regole democratiche. Regole democratiche che, come descritto bene in questo articolo, vengono scavalcate nel silenzio dei media complici. Mi ha fatto impressione il nostro PdR Napolitano a Bruxell, belle parole, ma troppo tardive e “timide” per essere credute.

  • Caspita, quanto mi ero sbagliato nel giudicare l’associazione nell’atto della difesa all’articolo 138. Quanta delusione, per la cronaca il comportamento sostanziale dei parlamentari penta stellati mi inorgoglisce come mai, per la tanto amata forma vedrete che i ragazzi ci lavoreranno.

  • ottima analisi, concordo con la quasi totalita` di quanto scritto, solo una precisazione: Il presidente Napolitano, con facolta di rimandare i decreti alle camere, avrebbe modo di farlo in quanto “garante”, tuttavia non lo fa e si rende a tutti gli effetti complice dell’abuso di decreti votati in commissione senza nemmeno la conta dei voti e alla camera zittendo l’opposizione. A questo punto vene in mente chi con una scura “taglia la testa al toro” (le obbiezioni e gli emendamenti dell’opposizione) il che non puo che ricordare metaforicamente il lavore del Boia che ricordo essere un mestiere ancora esistente in alcuni paesi, e consiste nell’essere l’esecutore finale delle sentenze di morte (e Napolitano che ha l’ultima parola sui decreti, col suo assenso e firma di Lodi Alfano e compagnia bella, e` l’esecutore finale).
    Il Grillino si riferiva a questa metafora e non al “boia” popolare (tipo “boia chi molla” o “sei un boia”).
    Gli insulti sessisti alla boldrini sono giunti da gente che segue il blog e che puo provenire da qualunque parte politica (anche PD o Sel) non certo da grillo a da deputai del Movimento 5 Stelle.
    Al contrario le inesattezze della Boldrini (per le quali e` stato publicato un video di Luigi di maio che la smentisce punto per punto: http://www.beppegrillo.it/la_cosa/2014/02/05/accuse-e-menzogne-luidi-di-maio-risponde-alla-boldrini/ ) sono state pronunciate in maniera del tutto fazionsa dal presidente della camera in prima persona.

  • Noemi Poglione, certo che ho letto. E le dico la mia.

    “Boia”, sissignore. Come lo vogliamo chiamare un garante/fautore/insabbiatore della trattativa tra Stato e Mafia? Signora Spinelli, se cancellasse le prime 10 righe, sarebbe un buon articolo. Ancor di più se avesse parlato del regime antidemocratico italiano, dovuto ad un sistema informativo che, nel rapporto Ue citato sulla corruzione, c’è dentro fino al collo. Ma spingere Tsipras per le europee denigrando Grillo era l’obiettivo centrale dell’articolo.
    Ad ogni modo, se vogliamo parlare di politica e non di forme, sul Ttip il movimento sta lavorando e ha già fatto interpellanze in parlamento.
    Quello che non mi sembra chiaro è che il movimento ha un sostegno popolare impressionante, gratuito e, perciò solo, rappresenta lo stesso tipo di europa che la signora Spinelli auspica qui. Quella dei popoli, contro la grande finanza. Eppure spinge Tsipras. Forse perchè parteciperà lei stessa a questa lista come promoter?

    Quando scrive che

    “Il taglio operato dalla lama è un ennesimo segno del sisma: i parlamenti sono d’ingombro, e negati. Memorabili le parole di Mario Mauro (ministro della Difesa, destra di Alfano) giorni fa a Porta a Porta: “Questa legge elettorale non è contro i piccoli, ma contro un grande partito che oggi rappresenta l’impostazione tripolare del paese. È nata per far fuori Grillo“, dunque l’opposizione.”

    non sta ammettendo indirettamente che Grillo è la maggiore opposizione all’europa dei mercati, della finanza, della produttività coattiva? Eppure l’articolo inizia parlando di STRONZATE atte a demolire. Demolire l’unico rivale a scapito del quale si possono pescare voti.
    E’ ovvio che si argomenta sempre in modo favorevole alle proprie idee, o meglio (molto più spesso) ai propri interessi… soprattutto quando chi scrive fa, o si appresta a fare, politica in prima persona.
    Il giornalista dovrebbe raccontare i fatti, non interpretarli. Alla gente non interessan più le vostre interpretazioni, personali e tutt’altro che “terze”. Che mestiere di merda quello del giornalista “strumento”. Di sè stesso, o di altri.

  • Cari elettori, simpatizzanti, iscritti e parlamentari M5S, avete bisogno di fare molto esercizio prima di poter discutere con qualcuno che la pensa in modo differente da voi e che, orrore!, critica le modalità con cui vi esprimete. A chi destinavate il vostro voto, prima dell’arrivo di Grillo? A l’Italia dei valori? Alla Lega Nord? Alle varie formazioni cripto o ex-comuniste? Comunque, a qualcuno a cui donavate la vostra fede cieca, la stessa che ora indirizzate al M5S. Molti devono avervi delusi prima di oggi e come sempre, in questi casi, il livello del livore e dell’insofferenza non può che essere innalzato ancora di più, visto che le malriposte fedi precedenti hanno lasciato vuoti che per essere colmati richiedono eccessi sempre maggiori. Dispiace vedere evoluzioni del genere, specie quando alcuni (non tutti) degli argomenti portati sono indubbiamente validi. Ma non è con il bastone verbale e (speriamo di no) fisico che le vostre idee passeranno nelle teste di persone che, come molti di voi purtroppo, amano vedere lo schifo solo nei volti degli altri e mai nel proprio specchio di casa. Auguri sinceri

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