Per chi non si rassegna, i problemi diventano sfide

mimmaLa bambina delle elementari con il suo foglio in mano viene al microfono, la preside lo abbassa alla sua altezza, lei guarda tutta la palestra piena di sedie con la gente e di compagni in piedi, fa un respiro profondo di aria e coraggio e legge “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile (Corrado Alvaro)” .

Qui a San Luca, nel cuore dell’Aspromonte, dove è nato Alvaro, si lotta ogni giorno per non cedere a questa disperazione. Ma c’è un’aria di speranza nuova,  soprattutto da quando nella sua scuola sta crescendo la voglia di riscatto. Lo si vede già da questa palestra in buono stato, dai bagni belli e appena rifatti dopo anni di inagibilità e vandalismo, dalle aule dipinte e con i banchi nuovi, dopo che quelli buttati dalla finestra prima che arrivasse la preside Domenica Cacciatore.

Suonano bene i giovani  fisarmonicisti del Conservatorio di Lamezia, anche se i ragazzini che stanno facendo la raccolta di fondi per Telethon fanno un po’ di chiasso in fondo alla sala. Un signore in cravatta seduto vicino mi dice che la musica sta risanando ferite profonde, grazie ad orchestre giovanili costituite dai figli di famiglie rivali. “E’ tutto molto difficile – dice – ma è una grande speranza vedere che i figli di padri che si ammazzavano, ora suonano insieme”.

La preside dice che siamo di Libertà e Giustizia, che veniamo da Roma e mi chiama al microfono.
Vorrei dirvi una cosa molto bella  - dico mentre nella sala cala un silenzio di curiosità – quello che sta succedendo qui a San Luca, nella vostra scuola, sta provocando l’ammirazione di tutta l’Italia. Anche a Roma vi seguiamo nel vostro impegno per cambiare le cose, per uscire dalle pagine di cronaca nera e ritrovare l’orgoglio dell’onestà.

Ci scambiamo dei doni. Noi consegniamo la nostra targa alla Preside, lei ci dà il pezzo di uno dei banchi distrutti, recuperato e dipinto con l’immagine di una Madonna con Bambino dai ragazzi, sotto la guida dell’insegnante di arte.
Tutti applaudono, mentre nell’aria si sparge il profumo di cose buone da mangiare, preparate dalle mamme e pronte nella sala vicina, dove c’è la mostra dei disegni e delle poesie fatte dagli studenti sulla pace.

Mi fermo a leggere la poesia di una bambina, dal titolo “La violenza”.
“La violenza è una cosa brutta e chi la usa rende la vita dei bimbi brutta. Alle persone toglie il sorriso, al mondo intero il paradiso. Schiaffi, calci e pugni son segni di paura. Carezze, baci e amore regalano un sorriso a tutti nel cuore”.

Arriva una signora con un sorriso e un piatto di pasta al forno: “la dovete mangiare, perché l’ho fatta io. Avete detto le cose giuste su questo paese, che non siamo tutti delinquenti e vogliamo i nostri figli onesti”.
La guardo con ammirazione per la sua forza gentile. E penso alle parole che avevo sentito la sera prima dal mio amico gesuita Antonio Spadaro “Per chi non si rassegna, i problemi diventano sfide”.

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