Nuova stagione

PDMATTEO Renzi ha stravinto le primarie, il Pd ha vinto la sfiducia, mettendo all’angolo l’antipolitica. In tempi di disaffezione e di protesta dilagante, la risposta di ieri è sorprendente e confortante, perché è un atto di fede nella democrazia e persino nella politica, unito a una speranza testarda di cambiamento. In mezzo ad una crisi gravissima, che con la mancanza di lavoro sta erodendo la democrazia materiale del Paese, le primarie dicono che per il popolo di sinistra la politica è ancora l’unico strumento per cambiare l’Italia, a patto che incominci a cambiare se stessa: come hanno provato a fare tre candidati giovani che chiudono per il Pd l’ipoteca ereditaria del Pci e della Dc. Ogni volta che la sinistra dischiude le sue porte e chiede ai cittadini di partecipare la reazione è positiva, nonostante le delusioni e le frustrazioni accumulate in passato per la dissipazione dei dirigenti. Ripetiamolo: la sinistra è seduta su un giacimento di energia democratica, al servizio dei suoi ideali, unito ad un forte senso di responsabilità nei confronti del Paese. Deve trovare il modo, finalmente, di connettersi a questa voglia di partecipare dei cittadini che sperano in un cambiamento e lo pretendono. Renzi ha vinto soprattutto per questo: per la promessa di cambiare il Pd e il Paese. Dovrà farlo subito, cominciando dalla legge elettorale, dai costi della politica, dalla crisi del lavoro. Guai se si disperdesse l’ultima speranza: solo il cambiamento può chiudere un ventennio e aprire quella nuova stagione di cui ha bisogno il Paese.

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