Nasce a Lamezia il circolo di LeG, primo avamposto dell’associazione in Calabria

Incontro-Libertaegiustizia-nov-2013«La nostra è una battaglia nata non per conservare la Costituzione ma per attuarla e siamo molto contenti che sia nato un nostro circolo qui a Lamezia». Così Elisabetta Rubini inaugura la prima sede calabrese dell’associazione fondata nel 2002 per difendere la Carta costituzionale. E l’avvocato milanese, componente del consiglio di presidenza del movimento, lo fa sgombrando subito il campo dalle accuse di conservatorismo ricevute da chi invece vorrebbe cambiare l’architrave normativo su cui si fonda lo Stato italiano. Una battaglia nata in un periodo storico di berlusconismo rampante e straripante al punto che l’ondata populista stava seriamente minando i principi basilari della Carta.

Come reazione al tentativo del governo Berlusconi di stravolgere l’equilibrio dei poteri che ancora oggi prevede la Costituzione nacque appunto il movimento “Libertà e Giustizia”, su iniziativa di uomini di cultura del calibro di Giovanni Bachelet, Enzo Biagi, Umberto Eco, Alessandro Galante Garrone, Claudio Magris, Guido Rossi, Giovanni Sartori. Da quel momento in poi il movimento si è fatto strada nell’opinione pubblica, cercando di colmare il vuoto lasciato dai partiti e la disaffezione alla partecipazione pubblica da essi provocata. Partiti incapaci di rispondere alle reali esigenze di una comunità che lentamente cadeva in declino. Oggi, ci ritroviamo in un Paese in cui il berlusconismo, per fortuna ormai in declino anch’esso, ha lasciato molte macerie. Per questo motivo Libertà e Giustizia, guidata da Sandra Bonsanti e Gustavo Zagrebelsky non si pone più solo come scudo alla Costituzione, ma vuole ora diventare sempre più protagonista della ricostruzione.

«Vuole, sulla via della Costituzione e dei suoi valori – spiega l’avvocato Mario De Grazia, uno dei fondatori della sezione lametina – dare un senso positivo e costruttivo alla grande insofferenza che si respira nel paese verso la politica e le istituzioni, con l’ambizione di contribuire a cambiarla in partecipazione, servizio, competenza e proposta».

Un movimento, dunque, che si pone l’obiettivo di fare da collante sociale in una società sempre più sfilacciata e individualista, orientata da una falsa etica neoliberista di difesa egoistica dei privilegi comunque conquistati, per far riscoprire quei valori di comunione, di partecipazione, di altruismo, di solidarietà e di democrazia che negli ultimi vent’anni si sono persi. Ma non è e non sarà un partito, come tiene a chiarire e ribadire De Grazia: «Non vuole sostituirsi a essi ma vuole alzare il livello del dibattito pubblico della città». Certo farà attività sociale e politica e vorrà confrontarsi con i partiti e le altre associazioni democratiche presenti sul territorio, con un’attenzione particolare al mondo della Scuola. Il circolo sarà uno spazio aperto a tutti coloro che avranno tempo e voglia di dare il proprio contributo di idee e proposte. «Naturalmente – precisano Rubini e De Grazia – tutti dobbiamo condividere i principi basilari sanciti dalla Costituzione. Sono questi, infatti, gli elementi fondanti della buona politica che è necessario condividere per far parte dell’associazione. Siamo convinti, infatti, che basterebbe dare attuazione ai suoi principi e garantire i diritti tutt’ora negati a molti cittadini per avviare una reale politica di giustizia sociale e di cambiamento. Solo ispirandosi coerentemente ad essi che la politica potrà divenire programma e proposta, nonché luogo e spazio per un impegno sociale di giustizia e servizio».

L’associazione Libertà e giustizia si impegnerà sul territorio lametino e calabrese per contribuire a creare luoghi di dibattito ed elaborazione culturale, per organizzare iniziative a difesa della costituzione e quindi dei diritti alla persone, si porrà come strumento per affrontare i gravi problemi del nostro territorio a partire dal diritto alla salute, al lavoro, all’ambiente, alla cittadinanza, alla casa. E’ già nella Costituzione il programma politico che può far uscire il Paese dalla crisi. Si tratta soprattutto di custodirla e applicarla. Da qui anche la necessità di opporsi alla modifica dell’art. 138, vera e propria sentinella contro svolte autoritarie e modifiche populistiche e non assistite da maggioranze parlamentari ampie e qualificate.

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