Il doppio legame denaro-potere, male d’Italia

sandraSandra Bonsanti presenta a Treviso il suo libro: fatti e misfatti di un Paese ad uso dei giovani.
Il 23 novembre è stata rieletta per acclamazione presidente di “Libertà e Giustizia”, associazione nata per contribuire al rinnovamento della politica italiana. Un ruolo che Sandra Bonsanti porta avanti dal 2003 con orgoglio e determinazione. Gli stessi pregi che hanno contraddistinto prima il suo essere a lungo giornalista sul campo e poi per sette anni direttore del quotidiano “Il Tirreno”. È da qui, dall’aver raccontato come testimone diretta e spesso scomoda i fatti più delicati della storia italiana degli ultimi trent’anni, che nasce “Il gioco grande del potere”, libro pubblicato da Chiarelettere con la postfazione di Gustavo Zagrebelsky che sarà presentato oggi alle 18 all’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso. Dalla mafia alla P2, dai Servizi deviati a Gladio, dall’eversione nera alle Br: vicende che hanno segnato la storia professionale di Bonsanti (firma di spicco per “Il Mondo”, “Epoca”, “Panorama”, “Il Giorno”, “La Stampa” e soprattutto per “La Repubblica”) e che evidenziano come molti dei problemi dell’Italia di oggi affondano le radici nel passato recente, facendo constatare i presupposti di un Antistato che si affianca da sempre alla Repubblica. “Il gioco grande del potere” – il titolo è una citazione di Giovanni Falcone – è una sorta di manuale di storia recente, utile ad un popolo politicamente con la memoria corta e potrebbe essere assunto a compendio storiografico dei libri di testo. «Forse. Ma ho troppo rispetto per la storia e per ciò che dobbiamo insegnare ai giovani. Devono imparare a pensare, a ragionare, a essere autonomi. Il mio è solo un tassello. Perché da giornalista sono laicamente convinta che i giovani di oggi, che si infiammano presto e altrettanto presto si demoralizzano, devono essere aiutati a costruirsi una loro idea», afferma Bonsanti, il cui ritratto del Paese è realistico ma triste. Una carrellata di personaggi e vicende poco edificanti. «Purtroppo la nostra Repubblica è nata su delle basi già minate, perché si è tentato di costruire mettendo radici nel fango del fascismo. Ma un’Italia migliore, libera e forte c’è sempre stata. Una minoranza, ma illuminata. È da queste persone che possiamo e dobbiamo ripartire. Ai giovani», spiega la giornalista, «servono esempi positivi, persone che hanno pensato al bene di tutti e del Paese senza mai guardare ai propri interesse». Una su tutti, Tina Anselmi. «Una stella polare», la definisce Bonsanti. «La prima che mi ha insegnato il valore e il rispetto della Costituzione. E lo faceva mentre si confrontava con il mondo oscuro della P2». Ecco, la Costituzione. Zagrebelsky nella postfazione dedica ampio spazio all’argomento “riforma”. Bonsanti è convinta che «bisognerebbe prima di tutto trovare persone competenti e disinteressate per delle correzioni regolamentari, senza semplificazioni troppo violente e per così dire popolari». Sì alla divisione dei compiti fra Camera e Senato, sì alla diminuzione del numero dei parlamentari. «Non vorrei che alla fine ci trovassimo con un pugno di mosche», aggiunge. Sulla decadenza di Silvio Berlusconi va diritta al punto: «Può significare molto e essere molto poco. Molto, se ci rendiamo conto che si chiude una fase e ricostruiamo dagli errori commessi. Poco, se non si coglie subito l’occasione per dare una sterzata a questo atteggiamento remissivo nei confronti della corruzione». Pagine che ruotano costantemente attorno al binomio potere-denaro. Potere per accrescere il denaro e denaro per accresce il potere. Quasi un’unica lunghissima storia, che ci mette davanti cos’è veramente la nostra politica. «Avvitata verso un obiettivo di pura conservazione del potere. Personale, di arricchimento facile, di totale disinteresse per il cittadino e il territorio». “Libertà e Giustizia” prova da anni a invertire la rotta, rompendo il silenzio e la lontananza della politica dai propri elettori. Un valore, quello di riuscire a fare da ponte fra società civile e istituzioni, che Sandra Bonsanti è convinta le sia stato trasmesso dall’aver lavorato tanto a lungo in un giornale locale. «È stato importante conoscere il Palazzo. L’ho fatto in fatti in cui non c’erano le tecnologie di oggi e un cronista era sulla strada. Ma dirigere “Il Tirreno” mi ha portata a vivere con il territorio e con le persone. Un’esperienza fondamentale per la mia vita».

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>