La cacciata del Cavaliere e la vittoria delle istituzioni: nasce la III repubblica

La cacciata
Fuori. Alle 17.43 del 27 novembre 2013 Silvio Berlusconi è fuori dal Senato e perde la possibilità di candidarsi alle elezioni per i prossimi sei anni. Extra-parlamentare titola l’Huffington Post. La giornata è storica perché segna anche una nascita, quella della terza Repubblica. Se si cercava un principio, un nuovo inizio, un’uscita dal tunnel buissimo di questi ultimi vent’anni, ora una data c’è. Qualcosa è davvero cambiato. Con l’augurio che questa nuova Repubblica possa fare meglio delle prime due. La prova generale della cacciata risale a due anni fa, novembre 2011. La democrazia in Italia alla fine ha tenuto; sono state le tanto (da lui) denigrate istituzioni a ricacciarlo nel posto in cui doveva stare fin da principio: fuori.
Del cavaliere oscuro: incarichi, ricchezza, processi
Un’uscita di scena umiliante per chi non ha saputo fare un passo indietro, salvando almeno la propria dignità, politica (e personale), quando si è reso conto che era finita. Eletto alla Camera nel marzo 1994, Berlusconi è stato confermato nelle successive quattro legislature. Ha ottenuto quattro incarichi da presidente del Consiglio, per un totale di 3340 giorni, terzo politico italiano per durata complessiva al governo, il primo dell’Italia repubblicana. E’ stato premier  nella XII legislatura (1994), due mandati consecutivi nella XIV (2001-2005 e 2005-2006) e infine nella XVI  (2008-2011). Mentre nella XVII, l’attuale, a seguito delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio scorso, è stato eletto per la prima volta senatore a Palazzo Madama.
Secondo la rivista americana “Forbes”, il suo patrimonio è stimato in 6,2 miliardi di dollari Usa.  Nel 2013 Berlusconi è il settimo uomo più ricco d’Italia e il 194.mo più ricco del mondo. Insomma, ha di che sopravvivere.
L’ex Cav è stato imputato in oltre 20 procedimenti giudiziari. Il 1º agosto 2013 è stato condannato a quattro anni di reclusione (con tre anni condonati dal’lindulto del 2006) per frode fiscale con sentenza passata in giudicato nel cosiddetto “Processo Mediaset”. Il 19 ottobre dello stesso anno gli è stata comminata la pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici per 2 anni, a seguito dello stesso processo.
I No-Cav
Erano circa 500 i Sì-Cav. Non sappiamo se giovani e forti, ma erano in via del Plebiscito. Agitavano bandiere e cartelli, uno più strano di tutti. La foto di Silvio Berlusconi con scritto sotto “prigioniero politico” e sopra la stella a cinque punte. Ma la sua è una posa trionfante: tutto il contrario di quella di Aldo Moro, ostaggio dei brigatisti. Un parallelo infamante per Moro, ma soprattutto per lo Stato. Paragonati ai terroristi stavolta sono i magistrati. In particolare Berlusconi nel suo discorso “alla piazza”, davanti a Palazzo Grazioli si è scagliato contro Magistratura Democratica. Poi a sera se n’è andato con Francesca Pascale. Epilogo sentimentale sul viale del tramonto.
I suoi giornali
“Il Giornale” scrive “Italia, 27 novembre 2013 Fine della libertà” in sette lingue. “Libero” invece dice: “Azzurri in piazza, prove di regime” e sotto “Bavaglio a Forza Italia: stop ai pullman, via striscioni”. Peccato che la manifestazione dei Sì-Cav non era autorizzata.
La rinascita possibile
“La legalità è condizione di libertà. Senza certezza del diritto non può sussistere libertà politica”: Lo scriveva Piero Calamandrei di fronte allo “spaventoso caos di un mondo in rovina” nell’inverno tra il 1943 e il 1944. Il giurista comprese che ogni speranza di “duratura rinascita” non poteva non fare affidamento sul ripristino del principio di legalità a “metodo di governo”. Se il fascismo era stato regime dell’illegalità dispiegata, una legalità repubblicana non soltanto doveva essere considerata come fondamento essenziale della libertà, ma doveva anche essere “una legalità che può modificare tutte le leggi meno quelle poste a priori come condizioni necessarie per il rispetto della libertà. “La libertà di culto, di stampa, di pensiero, di riunione, la uguaglianza dei cittadini nonostante ogni diversità di razza o di religione -afferma- sono considerate come estrinsecazioni insopprimibili della personalità umana, che non si potrebbero menomare senza per questo sopprimere la libertà. Le leggi possono far tutto, meno che sopprimere questi diritti intangibili: il liberalismo si può dunque considerate un regime di legalità entro le barriere dei diritti di libertà”. E dove trovare un nuovo futuro se non nella Costituzione della Repubblica italiana?
Un nuovo futuro
Ora che succederà? Il primo appuntamento di questa nuova Repubblica è per tutti l’8 dicembre: per i cattolici è la festa dell’Immacolata Concezione. Per i club di Forza Silvio è stata proclamata giornata di festa. Per il Pd e la galassia della sinistra è il giorno in cui, probabilmente, Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, rottamatore e nuovo golden-boy dei progressisti, avrà la sua investitura a segretario del Partito Democratico. Priorità assoluta la legge elettorale. Andremo alle urne nel marzo 2014? Enrico Letta le vorrebbe molto più in là. Ma forse sarà proprio Renzi a chiederle prima.

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