Il duello infinito tra le due Italie

sandraUn terribile libro questo di Sandra Bonsanti, Il gioco grande del potere (Chiarelettere, pagine 240, e 12,90). La speranza è che non scivoli via come quasi tutto in questo infelice Paese dove la compromissione è sovrana, dove la tragedia tarda poco a diventare commedia, dove i tempi di normale vita democratica e civile non sono numerosi, subito sopraffatti dall’intrigo e dalla voglia di stare in pace lasciando in un angolo la coscienza che è pur sempre una parola astratta.
Che cosa racconta Sandra Bonsanti, giornalista di prestigio, già parlamentare progressista, ora presidente dell’associazione Libertà e Giustizia? Ha rivisitato la memoria, la vita italiana degli ultimi decenni del Novecento fino a oggi, ha tirato fuori da una cassapanca i suoi taccuini di cronista curiosa, li ha riletti, spesso con raccapriccio, e ne ha tratto questo libro scritto con sereno coraggio. Certo, impressiona ritrovare una pagina dopo l’altra quel che si è vissuto, sofferto e anche dimenticato.
Il libro è popolato dei fatti atroci che hanno bloccato via via il progredire della Repubblica, rimasti il più delle volte privi di verità e di giustizia: stragi, delitti, piazza Fontana, l’assassinio di Aldo Moro, la P2, le misteriose carte nascoste in Uruguay, Gladio e la Cia, il Noto servizio; Sindona, Calvi; i golpe tentati, la Rosa dei venti, Sogno, Borghese; la strategia della tensione studiata a tavolino e un’infinità di morti innocenti uccisi perché in nome di un’Italia pulita hanno fatto il loro dovere, magistrati, uomini dello Stato, politici, preti, giornalisti e, con loro, gli agenti delle scorte dai nomi dimenticati.
Lo Stato e l’Antistato sono i protagonisti del libro: «Ancora una volta Stato e servitori fedeli contro Antistato e servitori infedeli. Potere occulto e potere palese». Lo Stato di diritto sempre in bilico perché tutto, ruoli e personaggi, è spesso mescolato in una maionese impazzita e fuorilegge.
C’è sempre l’altra Italia alla quale Sandra Bonsanti è appassionatamente vicina: «Abbiamo avuto Andreotti e Sindona — scrive — , ma anche Ugo La Malfa e Giorgio Ambrosoli. Abbiamo avuto Carmelo Spagnuolo e Cossiga e Gladio, ma anche Sandro Pertini. Abbiamo avuto Berlusconi e Dell’Utri, ma anche Falcone e Borsellino. Abbiamo avuto Licio Gelli, ma anche Occorsio e Minervini e Tina Anselmi e Norberto Bobbio. Dunque lo Stato è esistito e resiste oltre l’Antistato che è in lui. Per questo è ancora possibile, oggi, distinguere e credere (…). “Gente pacifica ma dura”, aveva scritto Giovanni Ferrara. Gente che continuerà sempre a fare quello che può e “certo sarà più che nulla”».
La speranza è un diritto del cuore, ma l’eterna minoranza che dal Risorgimento alla Resistenza a oggi ha tenuto in piedi il Paese è perennemente sconfitta e si trova sempre di fronte a implacabili muri che si riproducono in una sorta di naturale cariocinesi.
Da Gelli a Craxi a Berlusconi la continuità è stata assicurata. Il Piano di rinascita democratica fatto scoprire il 4 luglio 1981 all’aeroporto di Fiumicino dalla figlia di Gelli è stato un po’ il catechismo di questi decenni. E infatti l’uomo di villa Wanda ha reclamato, più o meno ironicamente, i diritti d’autore. Il passato che non passa, anche qui da noi?
Nel libro ci sono pagine molto belle, il ritratto di Tina Anselmi, la dc limpida che guidò con mano ferma, rischiando anche di persona, la Commissione P2, odiata dall’Italia del sottosuolo, quasi una sorella maggiore per Sandra. E poi Sandro Pertini, un altro anomalo della politica italiana, «trasmetteva onestà, emanava fraternità e giustizia e lealtà repubblicana». Non nasconde la commozione l’autrice nella pagina che racconta del presidente mentre lascia il Quirinale.
«La Repubblica ha retto, ma a quale prezzo!», scrive Gustavo Zagrebelsky nella postfazione del libro. La politica deve rinnovarsi. Come? Rispettando la Costituzione: è questo, in nome della salvezza del Paese, conclude così il suo scritto, il senso della battaglia di Sandra Bonsanti nel corso d’una vita d’impegno civile.

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