Riforma della Costituzione, un appello ai Senatori

Nonostante la grande manifestazione popolare del 12 ottobre a Roma nella quale nulla di più eversivo è stato chiesto da giovani, anziani, giuristi, operai, partigiani e cittadini di ogni condizione e visione ideale che l’osservanza della Costituzione e il rientro nella legalità di ogni suo tentativo di riforma, il Senato ha precipitosamente messo all’ordine del giorno l’approvazione in seconda lettura del disegno di legge di deroga alla procedura di revisione costituzionale dell’art. 138.

Si tratta di una decisione politica che nella stessa scelta dei tempi indica la volontà di forzare la mano del cambiamento istituzionale ignorando le riserve dei critici e le inquietudini dei cittadini. Il voto è previsto nelle prossime ore e comunque a brevissimo termine, e se dovesse superare la soglia dei due terzi dei voti, rivelando la vera finalità delle “larghe intese”, renderebbe impossibile il ricorso al referendum popolare di conferma e renderebbe sempre più concitati e rapidi i tempi della riforma.

Resta pertanto l’invito che i promotori e i protagonisti della manifestazione del 12 ottobre hanno rivolto al Presidente del Senato, ai Capigruppo del Senato e ai Senatori tutti perché “con un comportamento democratico, responsabile e trasparente evitino che la legge costituzionale 813-B (che consente la deroga all’articolo 138 della Costituzione), venga approvata con la maggioranza dei due terzi, consentendo così a tutti i cittadini di esprimersi con un referendum su un provvedimento che incide profondamente sul sistema delle garanzie costituzionali e crea un pericoloso precedente per il nostro Paese, allontanando ancora di più la classe politica dai sentimenti di molta parte degli italiani”.

I Comitati Dossetti per la Costituzione e l’associazione per la Democrazia Costituzionale condividono con Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky e le migliaia di partecipanti alla manifestazione di Roma questo appello, ricordando che nel primato della Costituzione sono in gioco gli interessi e la vera pace del Paese.

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