“Giù le mani dalla Costituzione” in migliaia contro le modifiche

Guai a parlare di un nuovo partito: le migliaia di persone che hanno sfilato per le strade di Roma ieri pomeriggio, tra bandiere di Rifondazione, Sel, Idv, Azione Civile, e qualche sparuto vessillo dei 5 Stelle, resteranno ognuno nel proprio recinto. Per ora, i punti in comune sono la Costituzione (ribattezzata “la via maestra”) che ha riempito per tre ore piazza del Popolo e i “garanti” di questo movimento: il segretario della Fiom, Maurizio Landini, l’ex presidente della Consulta, Gustavo Zagrebelsky, il fondatore di Libera, Don Luigi Ciotti, la costituzionalista Lorenza Carlassare e il giurista Stefano Rodotà.
I 5 dal palco hanno a più riprese ribadito il loro no a qualsiasi “partitino”. Al massimo «una coalizione di vincenti», come dice Rodotà richiamando il successo ai referendum sull’acqua pubblica di appena due anni fa. Da allora tanto è cambiato e quel variegato movimento si ritrova per affermare, con le parole di Don Ciotti, «che la Costituzione è stata tradita. Altrimenti non saremmo qui». In piazza, di modifiche alla Carta non ne vogliono sentir parlare. Anzi, «più che cambiata — dicono tutti — andrebbe applicata ».
Due giorni fa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ne aveva chiesto «un sapiente rinnovamento ». Risponde Zagrebelsky: «Si è messa in moto una macchina guidata da governo e capo dello Stato per cambiare la Costituzione: noi abbiamo paura che quella macchina non si fermerà prima di aver fatto danni». E Rodotà se la prende col premier Enrico Letta: «Usi parole di verità: per ridurre il numero dei parlamentari e eliminare il bicameralismo perfetto c’è già un grande consenso sociale senza creare un meccanismo contorto per far passare ciò che non è condiviso».
Sul palco nessun politico. Sotto, invece, nel retropalco sono in tanti ad ascoltare, da Nichi Vendola a Paolo Ferrero, da Antonio Di Pietro ad Antonio Ingroia. Per il Pd si affacciano Sergio Cofferati, Laura Puppato, Vincenzo Vita e il candidato alla segreteria Pippo Civati. Per i 5 Stelle viene avvistato il deputato brianzolo Davide Tripiedi. Le bandiere grilline sono poche ma i militanti non si scoraggiano: «Se i nostri parlamentari non fossero saliti sul tetto della Camera per la Costituzione oggi non ci sarebbe questa piazza», è sicura Annalisa da Reggio Emilia.
Nel retropalco si guarda anche a sabato prossimo, alla manifestazione che vedrà a Roma No Tav e centri sociali. Dei partecipanti di ieri, il 19 mancherà la Fiom ma ci sarà Rifondazione: «Sbagliato distinguere tra “buoni e cattivi”: noi vogliamo favorire il dialogo tra diversi pezzi di opposizione», dice Ferrero. E Luca Casarini, ex portavoce dei disobbedienti, è convinto: «Ribelli e democratici possono stare insieme». Intanto i “democratici” di ieri vanno avanti: «Non finisce qui, non ci faremo spiaggiare », assicura Zagrebelsky.

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