Costituzione in piedi

In piazza per difendere la Carta Costituzionale. Sabato 12 ottobre a Roma è stata organizzata la manifestazione “La via maestra”, per opporsi allo smantellamento delle regole di base della Costituzione. Perché non rispettare l’articolo 138, quello relativo all’iter di modifica della carta fondamentale dello Stato, può essere un pericoloso precedente in un paese in cui il passato è ancora una pagina aperta in cui si annidano i segreti mai rivelati dei poteri forti. Sandra Bonsanti, presidente dell’associazione “Libertà e giustizia” che ha promosso la manifestazione, è autrice del libro Il gioco grande del potere (Chiarelettere, 2013) ne ha parlato con Cadoinpiedi.it.
D: Perché una manifestazione a difesa della Costituzione?
R: Perché si vuole mandare in soffitta la regola fondamentale per chi vuole riformare la Costituzione. E così si viola la Costituzione stessa. I tempi sono stringenti perché il Senato deve di nuovo approvare la deroga all’articolo 138, e poi si torna alla Camera. Se nelle due camere non fosse la maggioranza di due terzi potremmo chiedere referendum, altrimenti la riforma Letta-Alfano passerà alla storia.
D: Quali possono essere le conseguenze?
R: Io penso che violare la regola di base è la cosa più grave di tutte. Anche alla luce del comportamento dei nostri politici.
D: Cioè?
R: Alcune cose, come la riduzione del numero dei parlamentari, possono essere giuste. Ma ognuno ha chiesto quello che importava a lui. E così siamo arrivati alla richiesta di modifica di 69 articoli.
D: Tanti, in effetti.
R: Sento dire che “le regole non si cambiano in corsa”, e poi si vuole manomettere la somma regola, creando un precedente pericoloso. Non ci vuole molta fantasia a pensare a quello che può succedere, si serve sul piatto d’argento la possibilità di fare qualsiasi cosa, anche imprimere una svolta autoritaria. Quanto sta accadendo è grave.
D: Prendendo in prestito il titolo del suo libro, quello di cui parla fa parte del gioco grande del potere?
R: La storia parte da lontano e arriva a comportamenti o obiettivi che oggi sono propri di questa maggioranza di governo, attraversando molte fasi della Repubblica. Il finale ancora non si è visto, basta pensare a contrasto tra politica e magistratura con la politica che attacca l’operato dei giudici.
D: Scene già viste?
R: Ricordo l’intervento di Craxi durante il voto di fiducia al governo Spadolini che doveva sciogliere la loggia P2: fu un intervento durissimo nei confronti dei magistrati di Milano che si erano mossi contro Roberto Calvi.
D: A proposito di P2, Licio Gelli ha subito il sequestro della sua villa per frode fiscale.
R: L’ho letto, non so nulla di questa inchiesta, certamente l’atteggiamento è interessante. Non credo che la correttezza fiscale fosse tra i precetti della P2, direi che Gelli ha avuto dei buoni allievi.
D: Quanti dei fatti dell’epoca devono ancora essere chiariti?
R: E’ di pochi giorni fa la notizia della chiusura dell’ultima indagine sulle responsabilità di piazza Fontana. Tutte le inchieste sulle stragi sono rimaste irrisolte, non c’è verità. E quando non c’è verità su dei fatti così gravi è molto difficile chiedere e ottenere la pacificazione del paese.
D: A proposito di verità irrisolte, in un’intervista Pieczenik ha dichiarato che gli Usa manipolarono la fase finale del sequestro Moro per stabilizzare la situazione italiana.
R: Era uno degli esperti arruolati da Cossiga nel comitato di crisi gestione del sequestro: io non so quale autorevolezza abbia costui, non posso dare un giudizio. Quello che è accaduto è talmente chiaro, comunque. Gli americani erano ostili al compromesso storico di Moro, a questo tipo di accordi. Non si fidavano, avevano bisogno di interlocutori fidati. Ma attenzione: le pressioni possono essere venute anche dall’Est: i timori, di cui parlo nel libro, erano rivolti anche ai legami che i terroristi italiani avevano con paesi dell’Est.
D: Difficile trovare una sola verità, quindi.
R: Diciamo che ci fu convergenza nel non cercare di dare una mano per risolvere la questione in maniera diversa.
D: Il potere di cui parla, di quella fase storica, è protagonista del gioco?
R: Basta vedere quello che sta succedendo a Palermo con le indagini sulla trattativa stato-mafia per capire che questa parte dell’Antistato non è stata ancora scoperta fino in fondo. Ci sono inchieste molto delicate e molto pericolose, e chi sfida questo gioco sa che ci può rimettere la vita.

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