La via maestra: Costituzione e etica pubblica

foto_bariLa Via Maestra è andare oltre l’appuntamento del 12 ottobre: questo è l’auspicio emerso ieri sera a Bari durante l’incontro-dibattito di presentazione della manifestazione nazionale di sabato prossimo a Roma. L’obiettivo di mettere in “rete” le associazioni che hanno costituito il comitato barese è emerso dalle parole del Coordinatore del Circolo di Bari di Libertà e Giustizia, Guglielmo Rosato, ma anche dai numerosi interventi dei cittadini presenti.
La questione che si pone è, quindi, andare oltre. Ma su cosa? Il punto di partenza resta la salvaguardia della Carta Costituzionale contro la modifica messa in cantiere dal Governo Pd-Pdl-Scelta Civica e benedetta da Napolitano, soprattutto nella sua norma cardine, quell’articolo 138 che la mette al riparo da revisioni striscianti e poco ponderate. E’ necessario, però, superare la difesa e passare all’attuazione della Costituzione.
“Ma l’attuale governo” ricorda Elisa De Nicolò (referente di ALBA, Alleanza Beni comuni e Ambiente, nodo di Bari), “ritiene necessario, apportare in tempi rapidi modifiche alla Costituzione, di colpo diventata obsoleta e di ostacolo allo sviluppo economico del Paese, e per farlo più velocemente intende addirittura modificare l’art. 138, vero baluardo della nostra democrazia.”
“Il dubbio che a noi tutti sorge”, continua “ è che, in ossequio al documento della J.P. Morgan, gigante dela finanza mondiale, del 28.5.2013, i sistemi politici del sud Europa debbano sbarazzarsi di costituzioni adottate in seguito alla caduta del fascismo e intrise di idee socialiste e tutele costituzionali, per spianare la strada ad una economia ancor più ‘selvaggia’ di quella attuale tale da eliminare ogni tutela alle classi più deboli, i lasciandole sotto il cinico ricatto del libero mercato”.
Il professor Colaianni, durante il suo intervento, ha sdoganato due leggende metropolitane che affollano le dichiarazioni di politici e industriali: in Italia ci sono troppi diritti e questi diritti costano troppo. In realtà la nostra Costituzione contiene anche doveri che però si fa finta di non vedere. Colaianni ne elenca alcuni e riguardano temi di stretta attualità che avranno dei loro rappresentanti sabato prossimo a Roma, prima di tutto il lavoro. L’articolo 4, infatti, prescrive che è compito della Repubblica “promuovere le condizioni che lo rendano effettivo”.
Affianco al lavoro, la salute: un binomio inscindibile per la Costituzione che, stando all’articolo 32, “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Il professor Colaianni ha rammentato anche il dovere di tutti “ a concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva”, violato ogni giorno dall’evasione fiscale e da norme lineari come quella sull’Imu.
Il dovere che interessa più da vicino i nostri rappresentanti, gli stessi che oggi vogliono modificare la Costituzione, è impresso nell’articolo 54, meno conosciuto rispetto ai principi fondamentali, ma altrettanto potente. Eccone il testo:
“Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”
Tutti i cittadini, anche chi ci governa, hanno un dovere di fedeltà alla legalità. Ma a chi ci governa la Costituzione domanda uno sforzo in più: adempiere alle loro funzioni con disciplina e onore. Delegittimazione della magistratura e scandali giudiziari dei colletti bianchi mostrano quanto questo dovere sia violato e necessiti di una rifondazione più che di semplice attuazione.
Secondo punto, i diritti costano. Il professor Colaianni fa notare che costa (ed è costato) ancor di più non garantirli, come nel caso Ilva. Oggi per tutelare il diritto alla salute, senza scalfire il diritto al lavoro, servono molti più soldi di quanti ne sarebbero stati necessari intervenendo in tempo e con programmazione negli ultimi cinquant’anni.
La Costituzione, si è detto più volte durante l’incontro, non può essere modificata da un Parlamento di nominati. E il pensiero corre subito alla legge elettorale “porcata” che ha regolato l’accesso alle funzioni pubbliche parlamentari negli ultimi sette anni e che potrebbe essere dichiarata incostituzionale a fine anno. Una qualsiasi legge dichiarata incostituzionale lo è oltre che per l’avvenire anche per il passato. E’ solo facile ironia dire che le leggi degli ultimi sette anni potrebbero essere considerate al di fuori del recinto costituzionale in quanto provenienti da Parlamenti eletti con procedure incostituzionali?
In ogni caso alcuni cittadini ieri a Bari hanno fatto proposte per il post-Porcellum: tornare ad un simil-Mattarellum o riaprire le porte al proporzionale dell’era Dc-Craxi? Se si osservano alcuni articoli della Costituzione, sembrerebbe che la stessa opti per il proporzionale. L’art. 49 ad esempio, consentendo che gruppi, anche modesti, intervengano nella politica nazionale, farebbe pensare che il Costituente non abbia avuto presente un sistema maggioritario volto a realizzare la rappresentanza di un solo partito o di pochi partiti più forti.
La Costituzione stessa negli articoli sulla revisione costituzionale e quelli per l’elezione delle cariche di garanzia come il Presidente della Repubblica e i Presidenti delle Camere, richiede quorum che vennero sicuramente pensati avendo in mente il sistema proporzionale. Dal 1994 a oggi con i due maggioritari Porcellum-Mattarellum abbiamo assistito a modifiche, anche profonde, della carta costituzionale a “colpi di maggioranza”, alla designazione sostanzialmente diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri, all’elezione da parte delle maggioranze alternatesi dei “propri” Presidenti delle Camere e, da ultimo, dopo l’ampia convergenza che si era avuta con l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi, siamo arrivati all’elezione di Napolitano con il voto della sola maggioranza di governo.
Resta il fatto che con i risultati delle scorse politiche, un sistema proporzionale avrebbe, nelle condizioni attuali, condannato necessariamente alle larghe intese. Il problema, quindi, è di fondo. Le basi dei partiti e movimenti che si dicono alternativi alla destra sono tenuti ingabbiati nel loro recinto dai propri leader ed estabilishment. Uno dei modi per liberarli può essere proprio la manifestazione del 12 ottobre, una manifestazione che parte dal basso.
A Bari sono tante le associazioni che ci provano.
Il Comitato cittadino “LA VIA MAESTRA-BARI” è stato costituito con:  Libertà e Giustizia-Bari, Alba-Bari, Anche Noi-Bari,  Arca ­ Centro di Iniziative Democratiche, Arci-Bari, Associazione Antimafie Rita Atria, Difendiamo la Costituzione-Bari, Emergency-Bari, Fiom-Bari, Libera Puglia, Magistratura Democratica e Rete della Conoscenza.
Sabato arriveranno a Roma in pullman tutte insieme, sarà un’altra occasione di aggregazione e confronto.

* L’autore è giornalista free-lance e socio di LeG

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