“L’Italia resta prigioniera dei guasti del berlusconismo ma la Costituzione può guarirla”

gustavo zagrebelskyLetta e la fine del ventennio? «Un’affermazione valida per la messinscena della politica». Lo scontro dentro il Pdl? «Vedo un tentativo di eliminare gli “incommoda”». Si va verso una nuova Repubblica? «Non vedo né la prima né la seconda né la terza». Berlusconi è finito? «Non mi interessa lui, ma i problemi che lui ha contribuito a creare». Il professor Gustavo Zagrebelsky non si smentisce. Caustico. Netto nel non assolvere “questa” politica. Ma pronto a negare la prospettiva di una prossima avventura nella politica.
Lei, Rodotà, don Ciotti, Landini e Carlassare. Nomi che fanno rumore se si ritrovano assieme. Come succede il 12 ottobre. Che accade, alla fine voi di Libertà e giustizia vi siete decisi a far nascere un nuovo partito?
«Sgomberiamo il campo fin da subito. La risposta è no e aggiungo, siccome da diverse parti si è fatto credere il contrario, che è un “no” evangelico: Quel che è sì è sì, quel che no è no, e tutto è opera del maligno ».
Però il Vangelo non mette mai un limite alla provvidenza…
«Se fosse sì, non sarebbe la provvidenza, ma la “sprovvidenza”. Ci mancherebbe solo che si pensasse di fare un nuovo, ulteriore, partitino».
Però… però… mi lasci dire, quando il manifesto dell’incontro, che non a caso si intitola “La via maestra”, parla di «miserie, ambizioni personali, rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato» non può che venire in mente il rifiuto di “questa” politica. Che ne richiama una nuova.
«Certamente. Ma per operare un rinnovamento o addirittura un ribaltamento delle pratiche politiche e sociali che ci affliggono in questi anni non c’è bisogno “di nuovi soggetti politici” — espressione, tra le tante, che io odio —. C’è bisogno invece, secondo noi, che ciascuno, quale che sia il suo impegno nella società, faccia valere nelle sedi che gli sono proprie (politica, sindacato, cultura, scuola, tutto insomma ciò che ha riguardo con la vita civile) l’esigenza del rinnovamento. Comprenda e faccia comprendere che, continuando così, il nostro Paese si mette su un binario morto».
Lei, come sempre, è bravissimo nello scegliere espressioni e concetti forbiti, ma parliamo politichese: ci giura che un partito nuovo non nascerà?
«Nessuno di noi è profeta. Ma il 12 ottobre non c’è la fondazione di alcun partito. Anzi, il nostro intento è quello di raccogliere le preoccupazioni e le forze, non di dividerle ulteriormente».
Scusi se insisto, ma mi pare che qualcuno sia convinto che state proprio lavorando verso quell’approdo.
«Ribadisco, il nostro è un intento politico, ma non nel senso dei partiti. Se si può dir così, è un intento anche più ambizioso: lavorare alla rinascita di una politica, nel senso autentico della parola».
Lei non vede la politica “giusta” in Italia?
«In Italia esiste solo una messinscena della politica. La politica comporta il confronto tra idee e progetti. Oggi mancano le idee e i progetti, e a maggior ragione manca il confronto. Dunque, manca la politica. Venendo meno la politica, la democrazia stessa deperisce. Perché mai i cittadini si dovrebbero impegnare, anche solo nella cabina elettorale, se tanto tutto è destinato a restare quello che è? Viviamo da alcuni anni in stato di necessità. Ma la democrazia è lo stato della libertà».
Come mai, però, associazioni che pur avrebbero potuto rispondere al vostro appello sono rimaste silenti?
«L’adesione è larghissima. Chi si è tenuto in disparte, l’ha fatto, mi sia permesso di osservare, perché è caduto nell’equivoco del “nuovo soggetto politico”. Chiarito il quale, mi auguro che ci siano ripensamenti».
La nostra Costituzione. Lei torna lì, alla Carta del ‘48. Contestata, e che si cerca di riscrivere. Perché va tenuta ferma?
«C’è un paradosso. Tutti o quasi rendono omaggio alla prima parte della Costituzione, quella che tratta dei diritti, dei doveri, della giustizia, del lavoro, della libertà, della solidarietà. Quella parte descrive un tipo di società, molto lontana da quella in cui viviamo, che a noi invece pare tuttora di vivissima attualità. Proprio questa parte della Carta, però, è quella più largamente inattuata o violata. Le si può rendere omaggio in astratto perché ce ne si può dimenticare in concreto. C’è poi la seconda parte, che riguarda l’organizzazione della politica, e quindi i mezzi necessari per promuovere quel tipo di società. Oggi la discussione riguarda la riforma di questa seconda parte. Ma prima e seconda parte sono collegate e alcune delle modifiche che si prospettano, modifiche che definirei oligarchiche, si muovono nella direzione opposta all’attuazione della prima parte».
Costituzione e costituzionalisti. La Moralità pubblica. Che pensare quando si legge dello scandalo dei professori sotto accusa per i concorsi truccati?
«Nel campo universitario c’è un ineliminabile aspetto di cooptazione. Naturalmente, quella che dovrebbe essere cooptazione dei migliori può degenerare in corruzione. La linea di confine è labilissima. Anche se, oltre un certo limite, lo scandalo diventa evidente. Mi auguro che si chiarisca che quella linea di confine non è stata superata».
Letta ha detto che mercoledì «si è chiuso un ventennio». Alfano ha vinto su Berlusconi, il Parlamento ha confermato il governo. Davvero un ventennio è finito?
«Chi e come lo si può dire?».
Letta lo dice.
«Temo che sia un’affermazione valida per la messinscena, quello che volgarmente si definisce il teatrino della politica. Quando evochiamo “ventenni” che si chiudono, credo che si debba pensare a quel rinnovamento profondo della politica di cui dicevo prima. Qualcuno potrebbe ipotizzare che si tratti solo di una razionalizzazione di ciò che ci sta appena alle spalle e che sta cercando di mettere ai margini gli “incommoda”».
A proposito di “incommoda”, guardiamo all’estate di Berlusconi, al disperato tentativo di evitare la condanna, una politica concentrata su questo mentre la gente è sempre più povera. Lei pensa davvero che si possa tornare indietro? Non c’è troppa prima repubblica, addirittura peggio della prima, in questa seconda?
«È difficile non vedere una profonda continuità nelle strutture e nelle concezioni profonde del potere politico, economico e sociale, e perfino criminale, della nostra società. Da questo punto di vista non c’è stata né una prima, né una seconda, né una terza Repubblica. Sono mutate le forme esteriori. Il 12 ottobre ci interrogheremo non sulle forme, ma sulla sostanza. E ci auguriamo che da qui possa nascere un vero rinnovamento».
Un giudizio flash su Berlusconi. È ancora “vivo” politicamente, ha ancora appeal da spendere o è politicamente già in archivio?
«A me non interessa tanto questo; mi interessa piuttosto che, Berlusconi o non Berlusconi, ci si occupi dei problemi del nostro Paese, la cui gravità Berlusconi ha contribuito ad accentuare e che rimarranno tali e quali davanti a noi, anche senza di lui».
Lo spauracchio delle elezioni. Minacciato da mesi. Che vantaggi avrebbero gli italiani da un nuovo voto?
«Un voto che riproduca la situazione attuale non serve a niente. Un voto che rimetta in moto il confronto politico sarebbe invece essenziale. Ma per questo occorrerebbe un’altra legge elettorale».

3 commenti

  • Cari amici di LeG, con tutto il rispetto possibile e pur concordando sul fatto che non è di un ennesimo partitino che abbiamo bisogno, ho forti dubbi – ormai – che sia ancora il tempo dei soli discorsi sulla qualità della politica (assolutamente necessari) e delle manifestazioni alte e, si spera, partecipate (altrettanto indispensabili). Purtroppo abbiamo visto nell’ultimo decennio e più come forme di movimento e protesta certamente democratica e non tacciabile dalla disinformazione di centrodestra (ma non solo di centrodestra) di estremismo di sinistra (e penso ai girotondi, al se non ora quando, al popolo viola, ai tre milioni della ormai lontana CGIL di Cofferati, ecc.) siano state criticate, ignorate, sopite, dimenticate grazie, soprattutto, ad un centrosinistra incapace totalmente di cogliere il potenziale straordinario presente in persone disposte ad impegnarsi come il professor Zagrebelsky auspica (giustamente) in tutti i settori della politica e della vita sociale di ogni giorno. Ma tutto è caduto (dal punto di vista della politica di professione) senza lasciare traccia, a parte in coloro (non professionisti, appunto, della politica) che di essere toccati non avevano bisogno, in quanto già partecipi di un modo di fare politica come quelli sopra citati e di LeG. Il pessimismo – quindi – resta forte anche in un momento come questo in cui Berlusconi è agli sgoccioli. E il pessimismo non può che crescere, se il domani sarà segnato da un insieme di leader di centrosinistra con l’agenda colonizzata dal pensiero e dai temi del centrodestra (ricordiamoci quante sciocchezze si son sentite sull’immigrazione e il il mondo del lavoro in questi anni) e dall’alleanza con i “buoni e responsabili” del centrodestra che hanno dato qualche dispiacere al Berlusconi di questi giorni: Alfano, Quagliariello, Cicchitto….

  • Grazie al pensiero incisivo di Zagrebelsky si intravede l’utilità di lavorare in una prospettiva di tipo politico non disgiunta da un approfondimento culturale che ponga in primo piano la nostra COSTITUZIONE. La SOSTANZA di questa iniziativa non può fare a meno di chi è portatore di testa e di coloro che sono portatori di braccia. Coloro che sono solo portatori di lingua hanno sempre travato un ascolto forzato nelle forze politiche ove hanno avuto occasione di dire la loro.Sarebbe opportuno che d’ora in poi chi voglia far uso della lingua metta prima per iscritto il proprio pensiero. Trovo che questo sforzo porta a chiarirsi con se stessi prima che con gli altri…e tagliarsi la strada del ritorno sui propri passi. In sostanza prima di approfondire l’oggetto cerchiamo di capire chi è consapevole e al tempo stesso disposto a lavorare senza temere qualche sottolineatuta con la matita rosso-bleu. Basta slogan!”Cosa è stato il ventennio?” e non l’apodittico “è finito il ventennio”.

  • Chiediamo le seguenti modifiche costituzionali:
    1) Presidente del Consiglio, non scelto dal Presidente della Repubblica, ma eletto dal Parlamento.
    2) Comuni solo con almeno 9.000 abitanti.
    3) Province abolite.
    4) Accorpamento Regioni: Regioni solo con almeno 1.000.000 di abitanti.
    5) Regioni con gli stessi statuti, poteri e nessun privilegio, eccetto Alto Adige, per via di trattati internazionali.
    6) Senato con competenze limitate alle materie delle Regioni.
    7) Modifiche costituzionali sempre sottoposte a referendum, senza quorum.
    8 ) iniziative popolari per leggi: con 50.000 firme c’è l’obbligo del Parlamento a discuterle entro 6 mesi dalla presentazione. Se non le approva deve sottoporle a referendum entro 12 mesi dalla presentazione.
    9) iniziative popolari per leggi: con 100.000 firme c’è l’obbligo di sottoporle a referendum, entro 6 mesi dalla presentazione al Parlamento.
    10) modifiche costituzionali su proposta di cittadini:
    a) 250.000 cittadini aventi diritto possono presentare una revisione parziale della Costituzione al Parlamento, che la elabora entro 6 mesi e la sottopone a referendum entro 12 mesi dalla presentazione.
    b) 500.000 cittadini aventi diritto possono presentare un progetto completo di Costituzione, che il Parlamento elabora entro 6 mesi e lo sottopone obbligatoriamente a referendum senza quorum, entro 12 mesi dalla presentazione al Parlamento.
    11) Nessuno deve fare più di due legislature
    12) Gli stipendi dei parlamentari non devono superare di 4 volte lo stipendio iniziale di un impiegato statale al livello minimo.
    13) Ai parlamentari, consiglieri regionali, comunali, non deve essere dato alcun rimborso spese per propaganda elettorale.
    14) Abolizione totale dei vitalizi
    15) Non sono candidabili i condannati per reati con pena superiore ad un anno di carcere e loro decadenza è automatica se già eletti. Non sono candidabili i prescritti e di chi ha società con sede legale all’estero.
    16) Nessun tipo di immunità parlamentare
    17) La prescrizione per reati contro lo Stato non deve avvenire mai
    18) Chi cambia gruppo parlamentare decade e lascia il posto al primo dei non eletti
    19) qualunque politico rinviato a giudizio viene allontanato immediatamente, congelato lo stipendio, confiscato il passaporto suo e dei suoi familiari fino al 3 ° grado di parentela, con divieto di lasciare sia la residenza che la città dove risiede e con obbligo di firma.
    20) In tutto il territorio nazionale è vietata la costruzione di tempi e la professione di religioni che pretendono di imporre le loro regole religiose come leggi di Stato.
    21) Chi non indice i referendum obbligatori o non rispetta il risultato dei referendum e non applica la decisione popolare viene sottoposto a processo e condannato a una pena variabile da 5 a 15 anni a seconda dell’importanza del referendum. Chi incorre in questa condanna deve essere espulso a vita dalle cariche pubbliche.

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