L’intervento di Basilio Rizzo all’incontro del 1 ottobre a Milano

Quando abbiamo deciso di trovarci insieme, questa sera, avevamo ben presente il momento difficile che il nostro paese sta attraversando. L’appello che ci ha portato qui chiede infatti a tutti noi di impegnarci per portare l’Italia a voltare pagina, a ritrovare un futuro di speranza, di giustizia sociale, di onore per tutti nelle sue radici migliori -i valori della Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Tuttavia quanto è accaduto, nelle ultime giornate da sabato in poi, ci propone una realtà ancora più drammatica di quella che abbiamo immaginato.
Sono confermate in pieno le ragioni dell’appello per la manifestazione di Roma. Anzi si impone una ancora maggiore determinazione nella mobilitazione, nella richiesta di una via “maestra” dalla quale non si può
prescindere e che non prevede alcuna variante di collaborazione con chi è nemico della Costituzione, dei suoi principi, dell’Italia civile e democratica.
Siamo molto orgogliosi che questa Assemblea si svolga qui a Palazzo Marino. Io sono onorato di aprire l’iniziativa a nome di tutti i gruppi consiliari della maggioranza che hanno infatti contribuito a promuoverla, insieme alle associazioni ed ai molti aderenti all’appello.
Quando la causa è giusta non c’è separazione tra società civile e formazioni politiche, sociali, sindacali tra rappresentanze istituzionali e cittadini democratici consapevoli. L’impegno sulla Costituzione può
riprendere e rinvigorire la passione civile di cui hanno dato prova le mobilitazioni dei referendum sull’acqua e per la difesa dei beni comuni dando loro continuità e sistematicità. Soprattutto quindi grazie a Don Luigi Ciotti, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky ed ai qui presenti Lorenza Carlassare e Maurizio Landini promotori dell’appello nazionale che hanno saputo unire, e dare risposta al grande bisogno di unità che vi è a livello di base.
Trovo molto importante che si sia sottolineato di doversi impegnare sia per difendere la Costituzione, sia per applicarla.
Difenderla perché indubbiamente la si vuole mettere in discussione. Non che qualche adeguamento non si possa determinare ma rispettando fino in fondo le modalità che la saggezza dei costituenti ha opportunamente esplicitato.
In realtà la si vuole minare nel senso letterale del termine, per poi cambiarla nei suoi principi, nella sua natura, nei suoi fondamenti ispiratori. Dunque: ferma e serena vigilanza. Parimenti è giusto, chiedere, con altrettanta fermezza, che la Costituzione sia applicata. Perché solo applicandone i suoi valori la Costituzione può essere realmente difesa. Se ci si limita ad ammirarla ed a tesserne le lodi, sottolineandone la
bontà dei suoi dettati senza che però si traduca in azioni concrete, la Costituzione soffre. E vincono, silenziosamente i suoi nemici.
Il meraviglioso art. 1 “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, è ferito ogni giorno in ogni fabbrica che chiude, nel dramma dei licenziamenti e della cassa integrazione, nello sconforto di intere
generazioni che non trovano lavoro.
E la “sovranità che appartiene al popolo” è mortificata dai molti Porcellum tenuti in vita per convenienze di parte, dalla presenza di soli nominati, corrotti e condannati o dai franchi tiratori in Parlamento; dai livelli
bassissimi di partecipazione che al netto delle parole, siamo in grado di offrire.
Troppe diseguaglianze, barriere negli accessi ai diritti ed ai servizi, molteplici discriminazioni di ogni genere, ostacoli non rimossi nel presente della nostra società, cozzano ancora con la visione egualitaria dell’art. 3.
Il desolante stato della ricerca, delle risorse per le università e la scuola, per le diverse realtà culturali. E poi la vergogna dell’abbandono di siti ed opere d’arte, i delitti di troppe “terre del fuoco”, le
devastazioni mascherate da indispensabili infrastrutture confliggono tristemente con i propositi dell’art. 9. E quanto l’appello di Papa Francesco contro la guerra in Siria è apparso più vicino al valore universale del nostro art. 11 che anni di missioni all’estero, di F35 che per di più sottraggono preziose risorse ai bisogni reali del paese!
Ho fatto questi esempi e mi fermo, per sottolineare quanto sia necessario l’impegno per realizzare la visione della Costituzione. E segnalare che l’affermazione “applicare la Costituzione” ha la dimensione di un programma
di alto profilo con il quale indirizzare un autentico rinascimento del nostro paese. Troppe cose risultano ancora non fatte e invece da fare.
Unire attorno ai valori della Costituzione è una scelta di campo. Ognuno “userà” gli insegnamenti della Carta nella propria azione, confidando che molti altri facciano altrettanto. Ne deriverà una dimensione generale in
grado di incidere sulle scelte politiche del paese. Mi auguro, ma anzi sono certo, che molti si muoveranno in quest’ottica. Nel mondo del lavoro, nel sociale, nelle istituzioni.
Con determinazione. Senza rassegnarsi a chi vorrebbe a Roma, o a Bruxelles imporre altri riferimenti. Parlo a Milano, di noi Comune. E’ nella Costituzione che noi possiamo trovare una guida per come muoverci nei tempi
difficili che viviamo.
E’ la Costituzione che rivendica una politica fiscale equa ed ispirata alla progressività. E’ la Costituzione che definisce che i Comuni devono avere le risorse per fare fronte “alle funzioni pubbliche loro attribuite”, e che hanno “potestà regolamentare… nello svolgimento delle funzioni”. Non può un governo “bloccato” da più o meno larghe intese ridurre gli enti locali ad esattori di scelte fatte altrove.
Ecco noi abbiamo bisogno che il riconoscimento dei valori delle autonomie locali, così ben delineate nella Costituzione, siano effettivamente applicate a tutela delle scelte di equità sociale, di attenzione ai ceti
meno fortunati che vorremmo mettere in atto nello spirito della politica sociale egualitaria e solidaristica, insita nei dettati della Carta.
E’ davvero ai ceti meno fortunati che bisogna pensare. Ai nuovi poveri. Ai senza lavoro giovani e meno giovani. Ai più fragili, famiglie o singoli, agli abitanti in sofferenza di troppe periferie. Alle vittime di una crisi
che non può essere considerata in via di superamento se qualche parametro economico si aggiusta, ma a prezzo di un aumento della disoccupazione, al prezzo del taglio dei salari dei lavoratori, al prezzo di troppo
“invisibili” lasciati indietro.
Non è per un paese in cui aumentano gli squilibri sociali, in cui i più ricchi diventano più ricchi, i più poveri, più poveri; in cui nelle mani di sempre più pochi si concentra una sempre maggiore ricchezza; non è per una
simile società che si sono battuti i nostri padri, prima nella Resistenza e che poi hanno disegnato i nostri padri costituenti.
L’impegno per applicare la Costituzione –denominatore comune di alto valore etico e politico- deve unire le energie migliori del paese. Mentre ringraziamo i propositori dell’appello per la via maestra chiediamo loro di
essere momento inclusivo, testardamente inclusivo che richiami ad una unità che c’è nelle speranze e dunque è possibile nei fatti. Ci si rivolga a tutti quelli che credono che si può stare insieme nello spirito della
Costituzione sapendo che per stare dalla parte della Costituzione non bisogna essere iscritti a questo o quel partito, ma non è condizione ostativa l’esserlo; che non bisogna essere iscritti al sindacato ma neppure
è vietato esserlo, che non bisogna essere aderenti a questa o quella associazione ma neppure è una colpa esserlo, basta essere, fatemi prendere in prestito alcune parole dell’art. 53, “cittadini fedeli alla Repubblica
che osservano la Costituzione e le leggi, operando nella propria attività con onore” e con tanta voglia (il prestito è dall’art. 2) di “adempiere i doveri di solidarietà politica, economica e sociale”.
Vogliamo ritrovare il gusto di stare insieme per una bella, grande causa comune.
A partire dalla manifestazione di Roma il cui valore è accentuato –come ho detto all’inizio- dalla attualità di questi giorni e speriamo di continuare a farlo anche dopo, nella nostra attività, nei nostri luoghi di vita e di
lavoro consapevoli che i fatti di ogni giorno dimostrano che la Costituzione è davvero l’unica via maestra per il futuro del Paese.

* l’autore è Presidente del Consiglio Comunale

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