Verso la piazza del 12 ottobre: la Costituzione va applicata

«Stiamo facendo una cosa mai fatta prima…», scandisce il leader Fiom Maurizio Landini. Accanto a lui Luigi Ciotti cita don Tonino Bello sulla difesa dei più deboli, Stefano Rodotà si commuove, Sandra Bonsanti spiega che, «se avessi avuto l’età, sul tetto coi grillini per difendere la Costituzione ci sarei salita anch’io…». Istantanee dalla conferenza stampa del comitato promotore della manifestazione organizzata a Roma per il 12 ottobre, «La via maestra» . A piazza del Popolo si ritroverà il popolo di quelli che dicono no al progetto di Pd e Pdl di riscrivere la seconda parte della Costituzione, modificando l’articolo 138. Dall’Arci al gruppo Abele, dalla Fiom a Legambiente e Articolo 21. Tra gli aderenti molti nomi noti della sinistra, da Salvatore Settis a Dario Fo, da Michele Serra a Gad Lerner e Moni Ovadia, più le direzioni del Fatto e de il manifesto. «Non dite che vogliamo solo difendere la Costituzione perché non è così », avverte Landini. «Noi vogliamo applicarla compiutamente per cambiare le cose in questo Paese». Cambiarla per affrontare di petto il macigno dei 5 milioni di poveri, una cifra che fa dire a don Ciotti: «Di fronte a questi numeri, che sono persone in carne ed ossa, non basta più l’indignazione, bisogna provare disgusto. Per questo volevamo chiamare la manifestazione “miseria ladra”, o “porca miseria”… »
Ascoltando i promotori i temi si intrecciano: se la molla è stata una questione molto tecnica come le modifiche dell’articolo 138 che il Parlamento dovrebbe approvare entro Natale, via via la manifestazione si è riempita di contenuti di sinistra. «Per riempire uno spazio politico vuoto, costruire una massa critica», spiegano i promotori, tra cui c’è anche Gustavo Zagrebelsky. «Il 12 non sarà un evento, ma l’inizio di un percorso», spiega Ciotti. «Ma non ci sarà un partito e meno che mai un piccolo partito», puntualizza Bonsanti. Il lavoro dei saggi incaricati di formulare proposte per ammodernare la Costituzione, presentato pochi giorni fa, viene bombardato di critiche. «Un testo di straordinaria pochezza culturale, senza scomodare tutti quei professori bastava affidarlo a 5-6 dottorandi…», ironizza Rodotà. «Mi sembra solo un riassunto di tutto il peggio che è stato pensato negli ultimi anni, dal nome del premier sulla scheda all’ipocrisia di limitare i decreti del governo dando tempi certi alla loro approvazione da parte del Parlamento ». «Troppi poteri nelle mani di uno solo, troppo leaderismo e poco spazio al Parlamento», taglia corto Bonsanti. «L’obiettivo è accentrare i poteri e diminuire i controlli», insiste Rodotà. «Siamo alla negazione dei meccanismi essenziali della democrazia ».
I promotori respingono le accuse di conservatorismo arrivate anche dal premier Letta. «Conservatori sono quelli che ripropongono idee vecchie come il presidenzialismo», dice Bonsanti. Nel merito, però, i promotori non spiegano se e come vorrebbero modernizzare la Costituzione. Al contrario, annunciano un appello ai parlamentari, soprattutto del Pd, per invitarli a non votare la modifica del 138. Se non dovesse passare coi due terzi, il comitato è già pronto a organizzare un referendum che bloccherebbe il percorso immaginato dalla maggioranza. Servirebbero il 20% dei parlamentari oppure 500mila firme. Un traguardo possibile, visto che Cinquestelle e Sel, da soli, raggiungono il 20% degli eletti. Ma prima c’è da riempire piazza del Popolo.

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