Alessandro, Andrea e la scelta “Gay, con orgoglio in un paesino”

fossatoAlessandro è socio di LeG dal 2009. Studente delle nostre scuole di formazione politica, attivo nel circolo di Torino e prezioso collaboratore durante le manifestazioni nazionali di Libertà e Giustizia.

IN UN’ESTATE caratterizzata da gravi episodi di omofobia, con le ultime aggressioni avvenute a Sassari e Torino, la storia di Alessandro e Andrea accende una speranza. Hanno rispettivamente 34 e 31 anni, stanno insieme da 11 e hanno scelto di non nascondersi. Anzi, dal 2008 hanno preso casa insieme: non in una metropoli, dove nessuno sa chi sei, bensì vivendo il loro amore alla luce del sole, nella piccola Cesana Torinese, località turistica dell’alta Val Susa, con appena 1000 residenti. Un villaggio, dove tutti si conoscono, il minuscolo borgo di montagna dove è impossibile non ficcare il naso negli affari altrui. Il papà di Alessandro, che fa Fossato di cognome, possiede anche il principale market del paese. Sono una famiglia molto conosciuta: il ragazzo è stato consigliere comunale per alcuni anni, e dirige da tempo la biblioteca pubblica. “Tanti ragazzi gay come me, per vergogna hanno preferito scappare dalla montagna in città, a Torino o Milano, dove pensano di poter vivere più liberamente la loro sessualità – racconta Alessandro – noi invece abbiamo scelto di rimanere, facendo la scelta giusta”.
Non a caso, proprio 10 anni fa hanno inaugurato nel centro di Cesana un negozio alternativo, chiamato “Grialaltro”, dove vendono prodotti ricercati di oggettistica, abbigliamento e altro. Tra tutti, spicca quello ideato da loro, che sta facendo tendenza: la scarpa decolté “Lucy”, con un originale tacco dorato a forma di Mole Antonelliana, utilizzata in esclusiva da Luciana Littizzetto e mostrata con orgoglio durante le ultime puntate di “Che tempo che fa”. Prodotto destinato a diventare un “must”, che piace anche ad importanti torinesi boutique del capoluogo: “Siamo in trattativa con San Carlo 1973» rivela Fossato.
A Cesana i due hanno creato un piccolo cenacolo intellettuale, organizzando in estate appuntamenti culturali in biblioteca e boutique, con ospiti del calibro di Gian Carlo Caselli e Michele Serra. L’editorialista di Repubblica è stato ospite proprio sabato scorso, insieme alla moglie Giovanna Zucconi.
Ovviamente la loro storia non è tutta rosa e fiori. Qualcuno in paese storce il naso, in passato era arrivata una lettera anonima con insulti, ma Andrea e Alessandro alla fine hanno vinto: “Siamo una coppia riservata e normale – spiegano – il giudizio che si teme è più quello delle proprie famiglie che della gente”. “La figura del gay in Italia è molto stereotipata – dicono – chi compie le aggressioni, probabilmente, ci vede come un simbolo, e sono persone che hanno paura e non vivono bene la propria sessualità. Ma dall’altro lato, anche l’eccessiva necessità di organizzare gay pride e mettersi in mostra, forse, non aiuta ad integrarsi”. Che consigli dare ai ragazzi gay che oggi hanno paura? “La prima cosa è accettarsi – risponde Alessandro – forse essere ateo mi ha aiutato a vivere meglio, e senza sensi di colpa. L’importante è non considerarsi una categoria, perché così rischiamo la ghettizzazione. La gente deve apprezzarci per quello che siamo, aldilà dei gusti sessuali”.

2 commenti

  • Complimenti ad Alessandro ed Andrea per il coraggio con cui hanno sdrammatizzato la loro storia normale.

    Al piacere di conoscerci personalmente.
    Massimo Marnetto, LeG Roma

  • Caro Alessandro,

    mi piace leggere storie di “ordinary people” come quella tua e di Andrea. Una vita normale, vissuta come tutte le vite: tra momenti belli e brutti, ma con coerenza e onestà, senza nascondere nè ostentare.

    Ho cresciuto i miei figli senza sovrastrutture ideologico-religiose e sono contenta di constatare che, malgrado l’età adolescenziale, entrambi vedano nell’omo/bi/transessualità una semplice caratteristica delle persone, come il fatto di avere i capelli biondi o bruni o rossi, la pelle chiara o scura o gialla; senza che questa caratteristica diventi motivo di timore o allontanamento.

    Anch’io lavoro in biblioteca e tanti anni fa uno studente mi scrisse un biglietto che mi passò di nascosto sotto il desk: “Se ti dicessi che sono gay, saresti lo stesso mia amica?”. Mi ha fatto una grande tenerezza, ma allo stesso tempo, da “zia” quale mi sento dei miei giovani utenti, l’ho cazziato: devi essere tu il primo a non porti nemmeno questa domanda!

    A presto,
    ale bianchi

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