Da Stefano Rodotà a Maurizio Landini: nasce il fronte per la Costituzione e “un’altra maggioranza”

“Stiamo tentando di non rimanere impigliati nelle polemiche giornaliere. La questione della grazia a Berlusconi è durata due giorni, eppure c’è la legge a dare risposte: è una via tecnicamente non percorribile, prima ancora che politicamente. Ma il punto è che in Italia va ricostruito il tessuto politico, sennò saremo sempre vittime del ricatto…”. Stefano Rodotà non ne vuole sapere di limitare il suo ragionamento alla questione che più scalda i palazzi della politica in questo inizio agosto, cioè la condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale. Questa è solo una spia di un problema più vasto che ha a che fare con quello che Rodotà chiama “vuoto della politica, che è autoreferenziale, ha un orizzonte che non va oltre il giorno dopo…”. Dunque è tempo di “agire”. Ecco perché, sull’onda della sentenza Mediaset, ciliegina sulla torta di una situazione politica e democratica “precaria”, Rodotà e Maurizio Landini della Fiom hanno deciso di convocare una conferenza stampa per lanciare due iniziative: un’assemblea a Roma l’8 settembre e una manifestazione, sempre nella capitale, il 5 ottobre. L’auspicio: che in questa situazione di emergenza, istituzioni e forze politiche non si impicchino alla formula di alleanza Pd-Pdl, ma “esplorino” anche altre maggioranze. Con i cinque stelle, è un non-detto ma va da sé.

Non sarà un armistizio, malgrado la data dell’assemblea coincida esattamente con il 70esimo anniversario dell’armistizio proclamato da Badoglio. Sarà piuttosto una chiamata alla “mobilitazione” per un “autunno non caldo, ma intenso e partecipativo”, spiega Rodotà. Con lui e Landini ci sono idealmente anche Gustavo Zagrebelsky di Libertà e Giustizia, don Luigi Ciotti di Libera e Lorenza Carlassarre, l’ex saggio che ha abbandonato la commissione riforme in polemica con il metodo impostato dal governo. In sostanza, si tratta del prosieguo del cammino intrapreso a Bologna il 2 giugno scorso, quando diverse associazioni, da Emergency a Micromega e naturalmente Fiom e Libertà e Giustizia, scesero in piazza in difesa della Costituzione. Lì nacque una rete, contraria al presidenzialismo (“Si accelererebbero dinamiche distruttive”, insiste Rodotà), convinta che “la Costituzione non vada cambiata, ma applicata”, sottolinea Landini parlando della recente sentenza della Cassazione che ha dato ragione ai tre licenziati della Fiat di Melfi senza che l’azienda abbia applicato la sentenza e senza che il dibattito politico abbia fatto il minimo accenno al problema. Ora quella rete, finita quasi in sonno quando la prospettiva delle larghe intese Pd-Pdl sembrava avviata a vita duratura, riprende vigore. Sociale più che strettamente politico.

Perché non c’è intenzione di tradurre tutto questo sforzo in una lista per le europee o per le politiche, se si dovesse ritornare al voto. Men che meno in un partito. Questo lo chiariscono sia Rodotà che Landini. “Si tratta di creare un terreno comune che riunifichi ciò che oggi è diviso”, dice il segretario della Fiom. “Questo governo non ha creato un posto di lavoro in più, non ha una politica industriale. Quando vedo un condannato che manifesta penso ai tanti che hanno perso un posto di lavoro… E’ ancora in vigore la legge chiesta dalla Fiat e fatta dal governo Berlusconi che, grazie all’art.8, permette di non rispettare i contratti. Sono questi i temi che vogliamo porre e se questo significa fare politica, sì allora facciamo politica”. Zagrebelsky la dice in collegamento telefonico: “Non siamo qui per difendere un pezzo di carta. La Costituzione è uno strumento per recuperare passione politica e partecipazione. Ci siamo detti che non è più tempo di appelli e parole: ci si chiede di fare. Come? E’ il tema che vogliamo sviluppare e costruire. Ci rivolgiamo a chi si è distaccato dalla politica, ai disillusi, agli insoddisfatti. Dobbiamo indicare obiettivi politici e scopi per una mobilitazione politica. Se non lo facciamo, i luoghi della politica saranno occupati dai faccendieri: potere e danaro spiegano il degrado attuale”.

Non è un armistizio. Ma “resistenza e proposta”, così la mette Rodotà, dall’alto dei suoi ottant’anni. Tanto per dire: invece di perdere tempo su un percorso “pericoloso” di riforme costituzionali, si pensi a eliminare subito il Porcellum, visto che ègià nel mirino della Corte Costituzionale che si pronuncerà il 3 dicembre. Un’idea c’è: “Eliminare il Porcellum e sostituirlo con il Mattarellum, è la cosa più semplice in questo momento – dice Rodotà – se potessi direi: non si va in vacanza per fare la legge elettorale”. Ma c’è dell’altro. Non è una novità assoluta ma suona particolare, in questi giorni caldissimi per il governo avviato verso un autunno difficile. “Il problema è che si ragiona in un’ottica di emergenza che diventa vincolo a legarsi ad una sola maggioranza”, quella Pd-Pdl. Invece, sostiene Rodotà “bisognerebbe esplorare quello che è possibile, questo non è illegittimo. Scalfaro lo fece e fu accusato di ribaltone… ma non deleghiamo tutto al presidente della Repubblica. È compito forze politiche…”.

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