Intervento in aula del senatore Mario Michele Giarrusso (M5S)

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Costituzione della Repubblica ha accompagnato il nostro Paese per oltre sessantacinque anni. La nostra Costituzione ha consentito ad un Paese distrutto dalla guerra, provato dalla dittatura fascista e diviso in due grandi blocchi politici contrapposti di rinascere e risorgere dalle proprie ceneri senza cadere nella guerra civile. La nostra Costituzione, colleghi, ci ha accompagnato negli anni bui e terribili della notte della Repubblica, quando il terrorismo di destra e di sinistra e le trame oscure dei servizi deviati e no tramavano tutti per abbattere la democrazia e restringere gli spazi di libertà.

La nostra Costituzione, colleghi, ha accompagnato questo Paese negli anni terribili delle stragi di mafia, quando un potere criminale pensava di contrapporsi con la violenza ad una politica debole e corrotta pensando di sopraffarla imponendo le proprie regole.

La nostra Costituzione, in tutti questi lunghi e a volte terribili anni, è stata un baluardo e un presidio a tutela delle libertà di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di religione o di orientamento politico.

Questa Costituzione, onorevoli colleghi, ha potuto svolgere il suo altissimo compito perché è stata frutto dell’incontro tra due culture, quella cattolica e quella comunista, che non potevano essere più diverse tra loro e che contrapponevano visioni della società fortemente diverse e a tratti reciprocamente incompatibili.

Eppure, colleghi, eppure, queste due così diverse e contrapposte culture hanno saputo regalare al nostro Paese un documento di straordinario ed elevatissimo valore, studiato, apprezzato e preso persino a modello in tutto il mondo.

E lo hanno potuto fare, colleghi, perché le donne e gli uomini che hanno scritto la nostra Costituzione avevano un passato comune che li aveva resi uniti nella diversità. Questi uomini e queste donne uscivano tutti dal tunnel buio, nero e orribile della guerra civile e della guerra mondiale: il tunnel orribile della dittatura fascista.

I Padri costituenti avevano provato l’orrore di un Paese senza libertà, nelle mani di un despota corrotto e imbelle, che aveva portato l’Italia alla distruzione. Questi Padri costituenti, pur nella loro radicale diversità di pensiero, avevano ben chiaro un principio: che la libertà era un valore che prescindeva dalle ideologie politiche, che era un bene comune e superiore che andava difeso ad ogni costo. La parola d’ordine dei Padri costituenti, colleghi, era una e una sola: mai più! Mai più l’Italia doveva cadere nelle mani di un despota. Mai più l’Italia doveva perdere la libertà riconquistata con la sofferenza e con il sangue.

I Padri costituenti avevano ben chiaro che le grandi dittature del Novecento (il regime bolscevico in Russia, il fascismo in Italia e il nazismo in Germania) avevano tutte un tratto distintivo comune ed evidente: tutte erano andate al potere attraverso elezioni democratiche e, aggredendo e sterminando le opposizioni, avevano poi modificato la forma di governo e soppresso le libertà dei loro stessi cittadini.

Colleghi, la nostra Costituzione è stata pensata e voluta proprio per impedire che, attraverso una maggioranza estemporanea, dettata da fattori contingenti, una parte potesse sopraffare un’altra imponendo una forma di governo liberticida. Lo strumento per impedire riforme liberticide è stato quello di prevedere una Costituzione rigida: una Costituzione, cioè, che per essere modificata doveva seguire obbligatoriamente un percorso ben definito, ovvero quello dettato dall’articolo 138. Articolo, questo, voluto dai Padri costituenti per impedire proprio colpi di mano di estemporanee maggioranze, prevedendo riletture ripetute dell’atto, tempi minimi tra una lettura e l’altra, maggioranze qualificate, possibilità di intervento delle autonomie locali e dei cittadini.

Il disegno di legge che andiamo oggi ad esaminare, invece, deroga proprio all’articolo 138 della Costituzione, vulnerando il principio che era stato posto a tutela della nostra Costituzione. Viene demandato l’esame in sede referente delle norme costituzionali ad un Comitato la cui composizione risulta confusa e imprecisa, visto che le norme parlano di una composizione di venti senatori e venti deputati, ma poi vi sono membri di diritto; quindi, si è modificata la composizione senza modificare il numero complessivo che viene indicato in quaranta.

La redazione delle norme più importanti per il nostro Paese e la nostra democrazia viene, quindi, portata fuori dal Parlamento, che così viene svuotato illegittimamente dei propri poteri. La stessa composizione dell’illegittimo Comitato è confusa, signor Presidente, poco chiara, e rimanda ad atti eccessivamente discrezionali dei Presidenti delle Camere, che determineranno la composizione dell’organo in questione stabilendo la ripartizione dei membri tra le varie forze politiche.

Vengono compressi i tempi di rilettura da parte delle due Camere, impedendo e comprimendo così la possibilità di dibattere ed esaminare in maniera esauriente le norme da approvare. Vengono compressi i diritti dei parlamentari, con la riduzione e la compressione del diritto di presentare emendamenti.

Ma vi è di più e di peggio: la riforma della Costituzione sarebbe già in discussione presso un altro organo, del tutto extraparlamentare, i cui lavori addirittura non sono pubblici. Dico “sarebbe” perché i lavori di questo anomalo organo sono segreti ed occulti e quindi i cittadini e i loro portavoce in Parlamento non sono al momento nemmeno in grado di conoscere quali riforme il Comitato sarà chiamato a ratificare.

Vi è inoltre un inaudito ed inammissibile sbilanciamento a favore dell’Esecutivo, cui sono stati concessi enormi privilegi emendativi delle norme costituzionali.

Senza dilungarmi oltre su quanto già esposto dai colleghi che mi hanno preceduto – e che condivido – mi preme in questa sede manifestare in maniera chiara, forte ed inequivocabile che il Movimento 5 Stelle ritiene questa procedura del tutto illegittima costituzionalmente e fonte di enormi pericoli per la tenuta democratica del nostro Paese.

Una riforma della Costituzione di così ampia portata non può essere frutto di un atto di forza di una raccogliticcia maggioranza, ma deve nascere invece da un più ampio consenso.

Tutte le disposizioni del disegno di legge in discussione, però, puntano a comprimere gli spazi a disposizione dell’opposizione per interloquire e partecipare alla modifica della Carta costituzionale. Si tratta, quindi, proprio del rischio che i Padri costituenti volevano assolutamente ed in tutti i modi evitare.

Vi è poi un altro e non indifferente motivo di contrarietà a questa procedura. La Corte costituzionale, pur non abrogandola per non lasciare un vuoto normativo, si è pronunciata sulla evidente incostituzionalità della legge elettorale che ha determinato questa anomala maggioranza, la quale, per tali motivi, dovrebbe assolutamente astenersi, per prudenza e rispetto dei cittadini, dal modificare radicalmente la nostra Costituzione.

Onorevoli colleghi, la nostra Costituzione nel 1948 ha unito un Paese diviso e devastato dalla guerra. Questa sua modifica, invece, rischia di dividere il nostro Paese in maniera insanabile ed irreparabile.

Per queste ragioni il Movimento 5 Stelle fa appello a tutti i parlamentari di buona volontà, appartenenti a tutti i partiti, affinché, per un momento, superino le loro appartenenze di parte per ritornare ad essere, almeno per una volta, portavoce dei cittadini, impedendo lo scempio della nostra Carta costituzionale. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice De Petris).

2 commenti

  • Grazie, senatore Giarrusso. Ringrazio anche i suoi colleghi e la senatrice De Petris. Ma dove eravate? In Senato? E in quanti hanno applaudito? Sono una cittadina italiana, spaventata e disperata. Fate qualcosa, vi prego.

  • Intervento dai contenuti pienamente condivisibili .Un commento forse polemico: mi chiedo come Mario Michele Giarrusso riesca a fare coesistere le parole pronunciate in aula con la sua permanenza nel movimento guidato da Grillo con metodi in netto contrasto con esse.

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