Mafia, l’altolà del Pdl a Pd e montiani “No alla legge contro il voto di scambio”

— Voto di scambio tra politica e mafia. Il famoso 416-ter del codice penale. I berlusconiani, già nella scorsa legislatura, ne bloccarono una nuova stesura per renderlo utile e contestabile. Si apprestano a fare altrettanto anche in questa. Il Pdl tenta di svuotare la riforma, di annacquarla, propone un testo che è addirittura un passo indietro rispetto alla norma del 1992, firmata da Scotti e Martelli, e uscita dalla penna di Falcone. Gli avvocati berlusconiani non vogliono neppure sentir parlare di «promessa» di voti, che pure è l’attuale versione del codice, pretendono che si parli di «accordi». Impongono che, laddove si parla di «erogazione di denaro o altra utilità», questa sia «indebita» e comunque «economicamente valutabile ». Chiedono un «procacciamento
dimostrato» dei voti. Insomma, vogliono che i magistrati contestino il delitto di voto di scambio politico-mafioso solo se hanno la prova certa, quasi una fotografia, del passaggio di voti. Il che è impossibile salvo mettere una telecamera nelle cabine.
Letta e Cancellieri, premier e Guardasigilli, hanno promesso un testo efficace. Grasso, il presidente del Senato, ne ha presentato uno. Zanda, capogruppo al Senato, lo ha garantito. Ferranti, al vertice della commissione Giustizia della Camera, ha certificato il varo della nuova versione entro l’estate. Invece non sta andando così. La riscrittura del reato, che il Pdl non ha voluto introdurre nella legge anti-corruzione, tarderà ancora. Ecco che ieri in Transatlantico — giusto mentre Pd, Pdl e Scelta civica votavano assieme il ddl sulle carceri, arresti domiciliari fino a sei anni e messa in prova, contro Lega, M5S e Fratelli d’Italia, riuniti in un’opposizione sfrenata — si poteva assistere alle trattative che i due relatori sul voto di scambio, Davide Mattiello del Pd e il montiano Stefano Dambruoso, cercavano di intessere, testo alla mano, con i berlusconiani. Martedì, in commissione, scadono gli emendamenti, ma le distanze sui testi sono tali da far saltare il voto e pure il dibattito in aula calendarizzato dal 15 luglio.
Prima di spiegare in cosa consiste la frenata del Pdl, bisogna citare la battuta, non smentita, che Fabrizio Cicchitto ha fatto durante la riunione del gruppo Pld a Montecitorio di mercoledì: «C’è un emendamento sulla mafiosità delle promesse di voto in campagna elettorale. Se passa, ci arresteranno tutti, da Roma in giù». Di che si tratta? L’attuale 416-ter dice così: «La pena del 416-bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti in cambio dell’erogazione di denaro». Il testo su cui adesso trattano i relatori Dambruoso e Mattiello è questo: «Chiunque si accordi per il procacciamento di voti, in cambio della promessa o dell’erogazione di denaro o di altra utilità economicamente valutabile, è punita con la reclusione da 4 a 10 anni». Niente da fare. Il Pdl fa muro. Il capogruppo Enrico Costa dice che non va bene. Dice no il presidente della commissione Affari costituzionali Francesco Paolo Sisto. Tutti dicono che «l’ultima parola spetta ad Angelino ». Inteso Alfano. Vogliono che quel «si accordi» venga espunto e sostituito con un ben più blando «accetti». Non gli è bastato aver già fatto cambiare il testo, eliminando la prima versione «chiunque chiede o accetta la promessa di procacciamento di voti».
La tesi è chiara ed è tombale per il reato che non ha mai funzionato ed è sempre stato contestato dai magistrati, perché comporta la prova provata della richiesta di voti, del voto effettivo, del denaro corrisposto in cambio. Ma, dove la mafia detta legge, i rapporti tra un politico o aspirante tale e un capomafia o picciotto che sia, non vanno così. La scenetta tipo è la seguente. S’incontrano un candidato sindaco e il mafioso. Il primo dice «certo che mi potresti dare una mano». Il mafioso risponde «non ti preoccupare, ci pensiamo noi». Il sindaco replica «se tutto va bene vedrai che ce ne sarà per tutti». Dice il Pd: quell’aspirante sindaco sa di aver di fronte un mafioso, chiede voti, quindi commette un delitto e va perseguito. Il Pdl, all’opposto, sostiene che non è affatto detto che il sindaco abbia la certezza di avere di fronte un mafioso, che si limita lecitamente a chiedere voti, la sua è solo una promessa di qualcosa in cambio di voti che non c’è la prova che siano stati dati, quindi non c’è il reato. Ricostruzione diabolica e distruttiva. Un modo per non incriminare nessuno e mettere nel nulla la riforma.
Per questo, in queste ore, lavora il Pdl. La strategia è prendere tempo. Proprio come per le deleghe nel caso dei vice ministri. Alfano, all’Interno, si tiene ben stretta quella per la Pubblica sicurezza, che contiene il controllo della commissione per pentiti di mafia e testimoni, e non la dà al vice Filippo Bubbico. Ugualmente, al Senato, il Pdl è guardingo sulla legge che istituisce la commissione Antimafia. Il testo è passato ieri in commissione, non c’è un rafforzato richiamo, che in verità non è stato messo neppure alla Camera, sulle stragi politicomafiose. E non è detto che il ddl diventi legge entro agosto.

1 commento

  • Forse noi del Movimento 5 stelle siamo inesperti e un po’ troppo radicali (non tutti) ma l’articolo spiega bene come mai PD e PDL appaiono, se non uguali, MOLTO simili!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>