Assalto alla Costituzione, la maggioranza sfonda

Corrono, per stravolgere la Costituzione a tempo di record. Dimezzando i tempi dell’articolo 138 e riducendo ai minimi termini il dibattito in Parlamento. La tabella di marcia della maggioranza ha tempi chiari: il ddl costituzionale va approvato tra fine ottobre e inizio novembre, per poi lasciare tutto in mano a un comitato di 42 persone, libere di riscrivere la seconda parte della Carta senza vincoli e regole. Il governo delle larghe intese va dritto che è un piacere, sulla riforma della Carta. Martedì scorso in commissione Affari Costituzionali, in Senato, Pd e Pdl si sono rimessi d’accordo dopo qualche giorno di broncetti reciproci. Soppresso l’emendamento Bruno, capogruppo berlusconiano che voleva infilare nella riforma il titolo IV (quello sulla magistratura) e spazio a quello di Anna Finocchiaro (Pd), relatrice del testo, che mette qualche paletto: la parte sulla giustizia non verrà toccata, salvo che per le norme “ strettamente connesse ” a quelle che verranno mutate. Parecchie, visto che si parla dei titoli I, II, III e V della parte seconda.
Per il resto, tutto confermato: compreso lo stop a una nuova legge elettorale in sintonia coi contenuti della riforma (ma c’è qualche malpancista) e compresa la deroga al 138. “ Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi ” recita la norma. Bene, il ddl riduce l’intervallo a 45 giorni (ma nella prima versione era appena un mese). “ Noi avevamo provato a fermarli con una ventina di emendamenti, ma i numeri sono dalla loro parte ” spiega Loredana De Petris (Sel), che parla di “ atto di propaganda ” della maggioranza: “ Con la deroga al 138 hanno voluto dimostrare che si accelera e che questa volta porteranno a casa la riforma”. Non basta: “ Il ddl vieta la possibilità di sub-emendamenti in aula da parte di singoli parlamentari, con una lesione del diritto di rappresentanza di ogni eletto”.
In Senato o alla Camera, a proporre modifiche al testo potranno essere solo i capigruppo, 10 senatori o 20 deputati. A Palazzo Madama il ddl approderà già lunedì, perché la maggioranza ha imposto la procedura d’urgenza. L’obiettivo è quello di approvare il testo entro il 15 luglio. De Petris: “ Noi di Sel presenteremo subito la pregiudiziale d’incostituzionalità: ovviamente non passerà, ma almeno costringeremo tutti a prendersi le proprie responsabilità politiche, perché questa volta non si voterà per alzata di mano”. A dire no al ddl c’è anche il Movimento 5 Stelle, che in commissione aveva presentato 103 emendamenti. “ Chiedevamo che i cittadini venissero consultati preventivamente sulla riforma, ma ovviamente hanno cassato tutto”, ricorda il senatore Francesco Campanella. Che pone un altro tema: “ Il testo istituisce il comitato dei 42 (20 deputati e 20 senatori, più i due presidenti delle commissioni Affari costituzionali, ndr) secondo un meccanismo non chiaro. Ci si baserà sulla consistenza numerica dei gruppi e sui voti presi dalle liste, ma di fatto siamo su un piano discrezionale”. Ma in aula i 5 Stelle cosa faranno? “ Ripresenteremo i nostri emendamenti, per cercare almeno di ritardare un po ’ i tempi. Ormai abbiamo capito che dobbiamo tornare nelle strade, per coinvolgere i cittadini. La prospettiva è quella di raccogliere le firme per un referendum contro il ddl”.
Una consultazione ampia è quello che propone anche Antonio Ingroia, fondatore di Azione Civile, che ieri ha inviato una lettera a Epifani, Grillo e Vendola : “ Chiedo loro una moratoria sulla riforma : fermiamo tutto, e sentiamo prima cosa ne pensa la gente attraverso delle primarie sui contenuti”. Ingroia ricorda che Azione Civile “ è nettamente contraria a questa riforma, che punta al semi-presidenzialismo”. Ma precisa : “ Ora il nodo principale è il metodo: il compito di riscrivere la Costituzione verrà affidato a una commissione extraparlamentare di 42 persone. Le aule verranno ridotte a meri notai”. E poi c’è la deroga al 138. “ Un fatto grave – sostiene l’ex pm – anche perché a detta di molti costituzionalisti questo articolo non può essere modificato o derogato. Di fatto, l’articolo 138 sancisce la differenza tra Costituzione rigida (modificabile solo con una procedura speciale, ndr) e flessibile (per cui basta una legge ordinaria, ndr) ”. Timori che non incidono sul programma della maggioranza. Il ddl lo dice nero su bianco: la riforma va approvata entro 18 mesi. I tempi ci sono. La volontà del governissimo anche. Anzi, di più.

7 commenti

  • Qualsiasi modifica deve essere sottoposta a referendum, voce per voce, se possibile!

  • Questa volta devo dire che la strada giusta mi sembra quella dei 5 Stelle: tornare nelle strade e chiedere le firme dei cittadini per un referendum contro il ddl. Tutto il resto è solo esercizio nobile, ma vano. Affianchiamoli.

  • Sono perfettamente d’accordo ! Subito nelle strade, ma soprattutto nelle piazze e davanti ai Palazzi del Potere ( Regioni, Province, Comuni, Camere). Ci vorrebbe una presenza continua.

    Umberto Baldocchi
    Lucca

  • Nella mia ignoranza quello che ho capito è che stanno per far saltare la Costituzione ed avviarci allegramente al presidenzialismo come sempre voluto da Berlusconi. A questo punto prima di arrivare al traguardo fatte saltare il tavolo, sarà una tragedia ma sempre minore di quella che ci stanno preparando E’ da presuntuosi citare se stessi e non è neanche buona educazione ma non posso fare a meno: nominato il governo letta avevo scritto: ora, per prima cosa cambiate la legge elettorale perchè sarete sempre sotto ricatto. Smentitemi e datemi dell’ignorante, incopetente e presuntuoso, non mi offendo riconosco la mia pochezza ma dovete dimostrarmi che ho scritto una fesseria, quello che succede mi stà dando ragione. alfredo

  • “Lasciare tutto in mano a un comitato di 42 persone, libere di riscrivere la seconda parte della Carta senza vincoli e regole”? Decisamente un po’ forzata come conclusione. Il comitato è composta da parlamentari (“extraparlamentare”?), cioè rappresentati del popolo italiano, scelti con criteri che oltretutto permettono di attenuare gli effetti del premio di maggioranza e garantire una tutela delle minoranze. In ogni caso non sarà questo comitato ha cambiare la Carta dato che ogni eventuale modifica dovrà essere approvata dall’intero Parlamento con una doppia deliberazione. Per dirla tutta è anche previsto un aggravamento rispetto alla procedura ex art 138 e cioè la possibilità di ricorrere al referendum anche in caso di maggioranza dei 2/3.
    La critica al merito di queste riforme, di cui in realtà si sa ancora molto poco, è assolutamente legittima. Nascondere queste critiche dietro polemiche così forzate sul metodo è poco elegante e meritorio.

  • E’ una porcheria, peggio della porcata di Calderoli. Avremo anche una Costituzione Porcella.

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