Il lunedì dei saggi: ci ascoltiamo tanto

ROMA — La colonnina di mercurio ha sfondato quota trenta gradi. E l’estate sarà lunga. E pure bollente. «Ad agosto andremo un po’ in vacanza anche noi, come tutti… Ma lei vuole sapere che cosa succede alle riunioni dei Saggi? Vuole sapere se sono riunioni inutili?». Adesso che i lavori della commissione sulle riforme sembrano nascosti dietro una coltre di mistero, al punto che una pattuglia capitanata da Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà ha scritto un appello dal titolo «Vogliamo sapere», adesso tra i Saggi c’è chi invita a chiudere i libri di diritto costituzionale e ad ascoltare la voce del cuore.
«In queste nostre riunioni sta accadendo qualcosa di molto importante. Un qualcosa che, almeno a me, sta dando una sensazione umana bellissima», sussurra la voce di Beniamino Caravita di Toritto, costituzionalista, professore alla Sapienza di Roma, uno dei trentacinque Saggi, appunto. Sta succedendo», prosegue il suo racconto, «che noi tutti si sta costruendo un linguaggio comune». Ed è inutile soffermarsi troppo su presidenzialismo, semipresidenzialismo, parlamentarismo o legge elettorale. La parola magica, giura Caravita, è «ascolto. Io ascolto Onida, Onida ascolta me, io e lui ascoltiamo il professor Mirabelli, tutti noi ascoltiamo la bravissima collega Carlassare…». Lorenza Carlassare, per esempio, aveva detto che la commissione era inutile e che lei si sarebbe dimessa. «E invece no, ci ascoltiamo a vicenda e discutiamo. Anche per ore. E non c’è nulla di più bello. Pensi che ci siamo dati la regola di non scrivere, per ora, documenti. Ascoltiamo…».
Un altro saggio, il professor Francesco D’Onofrio, nel lungo cammino che l’ha portato dalla Dc di De Mita all’Udc di Casini non ha mai perso la voglia di dire quello che pensa e di pensare quello che dice. «Mi stupisco che uno con la bravura di Zagrebelsky firmi un appello in cui chiede la verità sui nostri lavori… Ma mica abbiamo un potere di deliberare? Quello spetta al Parlamento». E poi, sempre D’Onofrio, «tengo a precisare che per il collega Zagrebelsky ho il massimo rispetto. Lo sa che è diventato professore grazie a me? Sa, le università italiane sono lottizzate… E io, che nel 1975 stavo nella commissione e me lo trovai davanti, di fronte a questo collega bravissimo rinunciai a indicare un candidato “mio”».
Si vedono ogni lunedì, i saggi. Parlano e si ascoltano. E c’è anche un gruppo di «redattori» che prende appunti. Un lavoro che, in autunno, sarà sottoposto a governo e Parlamento. «Poi se il Parlamento vuole farne tesoro, bene. Se non vuole, pazienza», scandisce D’Onofrio. E non c’è una verità acquisita, non c’è direzione predefinita sul presidenzialismo o sul suo contrario, per ora. Come non c’è la pretesa, nell’animo di ogni singolo Saggio, di voler scrivere la storia. «Io mi ritengo molto fortunato a fare parte di questo gruppo», scandisce Caravita. «Però, sapendo che fuori sono rimasti colleghi illustri, non posso mica dire che io, che sto qua dentro un po’ per caso e un po’ per fortuna, sto scrivendo la storia…».
Osserva Cesare Mirabelli, ex presidente della Consulta: «La commissione valuta, dibatte e discute. Diciamo che ascoltarci è piacevole, anche se spesso gli interventi sono molto lunghi. Di un argomento singolo ciascuno espone le proprie idee. Così abbiamo la possibilità di verificare eventuali punti di criticità. E quando uno si trova di fronte alla bellezza di un confronto così, io, per esempio, dico “evviva”».
Per chi volesse entrare nello specifico di un tema trattato nel chiuso delle riunioni dei Saggi, basta chiedere a D’Onofrio. «Per esempio, l’altra volta abbiamo discusso di Province. Ma non così, a caso, dell’abolizione delle Province. Io ho fatto una distinzione tra l’ambito provinciale e la Provincia come ente elettivo. Perché “ambito” è un conto ed “ente elettivo” un altro, capisce?». Ed è probabilmente un tema che ha già un suo fascino. Un fascino che, tra noci di cocco sgranocchiate in riva al mare e bibite ghiacciate sorseggiate in spiaggia, neanche l’estate potrà offuscare. Forse.

12 commenti

  • La Costituzione svizzera permette che 100.000 cittadini possano presentare una nuova Costituzione o una modifica al Parlamento ed il Parlamento o l’approva o la sottopone a referendum entro 18 mesi.
    Questa si che è vera democrazia.

  • si voi vi ascoltate, ma dopo l’ascolto non comunicate all’esterno l’esito dei vostri ascolti amorevoli? che è tornato il tribunale degli inquisitori? Stavolta chi va al rogo?
    ma quanta supponenza

  • Siamo contenti che i saggi si compiacciano delle loro discussioni , ma noi comuni cittadini vogliamo sapere giorno dopo giorno quali siano le concordanze e le discordanze che sorgono tra di loro e soprattutto quali pensano che siano le priorità da affrontare nella eventuale modifica della Costituzione .

  • Ma ci stanno prendendo per scemi? Loro ascoltano. Cosa ascoltano? che ascoltino anche noi cittadini che in quanto datori di lavoro li manteniamo e abbiamo tutti i diritti di sapere cosa succede.E le prediche filosofiche le vadano a fare in qualche seminario. Ci stanno menando per il naso. Anche il toro viene condotto per il naso ma se si inc……a non c’è anello che tenga. tenetelo presente che anche la pecora è capace di ribellarsi. alfredo

  • «Io mi ritengo molto fortunato a fare parte di questo gruppo», scandisce Caravita. «Però, sapendo che fuori sono rimasti colleghi illustri, non posso mica dire che io, che sto qua dentro un po’ per caso e un po’ per fortuna, sto scrivendo la storia…».

    Fotografia della magnanimità. Della levatura intellettuale e morale, anzi della “saggezza”. Qual è l’unico criterio di valutazione di questa bizzarra consorteria suscitata con atto regio per trovare un accordo fuori dal Parlamento e poi cambiare le regole fondamentali della Repubblica? “Io”. Io ci sto e colleghi illustri sono fuori, che fortuna e che cosa carina. Mi perdoni Prof. Caravita, ma è un virgolettato. Ma si rende conto della sproporzione fra il criterio e la cosa giudicata?
    Ma in fondo le sono grata: mi aiuta a capire il senso di una dottrina il cui nome mi pareva una contraddizione in termini: “nichilismo giuridico”. Altro che dottrina. A quanto pare è l’aria che si respira – in un Paese dove di serio non c’è proprio più niente. E allora, buon ascolto a lei, e buon divertimento.

  • Mi pare che l’appello sia rimasto inascoltato. Se così è che ci restano a fare i prof. Onida e Carlassare? A me pare che dopo il rinvio alla Corte Costituzionale della legge elettorale come modificata dalla l. 270/2005 il problema sia quello di un Parlamento di nominati senza autorità( basta vedere come è stato trattato sugli F35) di modificare la Costituzione con la copertura della foglia di fico di un commissione di saggi, composta anche tenendo conto degli equilibri di partito. Ci si chiede se Caravita e Zanon sono leggermente a disagio per essere in una Commissione dopo che nel gennaio 2008 hanno difeso i quesiti Guzzetta che aggravavano un premio abnorme di maggioranza? E un Ceccanti che con Malan ha giustificato le modifiche alla legge elettorale europea con lo scopo di impedire che rientrassero in gioco le forze politiche escluse dal Parlamento nazionale? Pochi sanno che per la fretta alle europee soglia di accesso e percentuale per aver diritto al rimborso elettorale coincidono. Caso unico in Europa. Cosa pensano i saggi della sentenza della Corte Costituzionale Federale tedesca, per la quale le soglie di accesso per le europee sono illegittime?

  • Letto l’articolo ed i commenti dei lettori, rimango un po’ perplesso, ma fanno le sedute di autocoscienza? Le parole di D’Onofrio sembrano d’una ingenuità ineffabile

  • CHE RAFFINATEZZA DISTINGUER TRA PROVINCIA GEOGRAFICAMENTE INTESA E PROVINCIA COME ENTE ELETTIVO !!
    SONO COMMOSSA . E CHI SE NON D’ONOFRIO POTEVA RILEVARE UNA SIMILE SOTTIGLIEZZA ? CORAGGIO CHE ABBIAMO DAVANTI UN LUMINOSO AVVENIRE…

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