Il voto a Messina

Avevamo fatto quest’analisi al tempo delle primarie su Libertà e Giustizia, l’associazione di Zagrebelsky, Eco, Bonsanti e di tanti altri nostri riferimenti. Il loro sito nazionale titolò le mie considerazioni così: “Gravi opacità da superare”… Invece niente. Quel risultato opaco fu il più grosso risultato delle primarie nel paese. I personaggi che li avevano determinati erano rimasti a galla, la loro teoria sui voti che non si cercano sulla luna ma con artifici clientelari era sembrata ancora una volta vincente. Adesso invece si è detto basta. E non è antipolitica… è politica altra, quella che speravamo possibile quando spazzammo via la DC, che, se aveva avuto tanti meriti, alla fine fu impresentabile avendo “tradito i valori” e quindi la sua storia.
Si continuò comunque sulla stessa lunghezza d’onda, nell’oblio, nella rassegnazione, nel quasi godimento per una subalternità ineludibile… nella presa d’atto, come nelle tragedie greche, dell’ineludibilità del destino avverso.
Adesso la disperazione collettiva ha detto basta: moltissimi per la prima volta nella lunga storia di Messina hanno convenuto: noi possiamo essere storia, il re dello stretto è nudo. Gli storici ci diranno se possono esserci analogie con altre, poche invero, rivolte popolari… La rivolta anti spagnola fu certamente più complessa, ma fu anche fatto di popolo… fuori politichese… lontano dal politically correct… Dispiace per i tanti ragazzi che sono stati sconfitti… quasi tutti bravi generosi e in buona fede… ma si sono prestati ad un brutto gioco, quello di un sistema che ci governa da decenni, di un potere consolidato che si è ritrovato nel Pd locale. Peccato. Bersani diceva che questi erano problemi del territorio…lui da Roma non poteva far nulla. Ecco, appunto, ci ha pensato il territorio.

L’autore è ex-governatore della regione Sicilia e socio di LeG

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