Il semi-presidenzialismo nega lo spirito della Carta

 Professor Smuraglia la convince l’iter di revisione costituzionale con comitato di esperti e commissione dei 40?
«Sono contrario a questa procedura. Perché la Costituzione parla chiaro con l’articolo 138. Esso riguarda singole leggi da cambiare e non un intero processo costituente come quello che si vuole. E per le singole leggi ci sono le apposite commissioni. Il rischio è quello di mettere in mora l’intera Carta, con una deroga all’articolo 138, che prevede ampie maggioranze, referendum e doppia lettura: vera e propria clausola di salvaguardia concepita dai Costituenti. Che andrebbe rafforzata prevedendo referendum anche in caso di maggioranze non dei due terzi».
Si dice: si tratta di mutare solo la seconda parte della Carta e non i principi fondamentali. Il semipresidenzialismo mette a rischio anche i principi base?
«Certo, si aprirebbe un cantiere che finirebbe per investire anche la prima parte della Carta, perché tutto si tiene in essa. E una repubblica non più parlamentare mette in questione la lettera e lo spirito di questa Costituzione. Generando così forti incoerenze tra prima e seconda parte di essa. Altro è la giusta manutenzione di aspetti non più sostenibili. Penso al bicameralismo perfetto, da sostituire con la specializzazione dei compiti o con la creazione di un Senato federale. E alla riduzione del numero dei parlamentari».
C’è stata un’ «accelerazione» sul tema semipresidenziale e la destra festeggia…
«Accelerazione che non comprendo. Le priorità sono altre a cominciare dalla legge elettorale e dalla grave crisi economica. Il semipresidenzialismo non è il diavolo, ma torno a dire: andrebbe riscritto tutto l’ordinamento costituzionale. Oggi il Presidente in quanto figura di garanzia presiede il Csm ed è l’apice delle forze armate. Con il nuovo sistema dovremmo lasciare queste funzioni a un Presidente eletto solo da una parte? In realtà siamo dinanzi a una sindrome: i torti della politica vengono scaricati sulle istituzioni, col miraggio di esecutivi forti. Ma è la politica che va riformata. Ciò che è accaduto alle ultime elezioni è dipeso dalla frammentazione e dalla crisi di identità dei partiti»
Cosa teme con l’elezione diretta di un Presidente che presiede il Consiglio dei Ministri?
«I poteri di un uomo solo al comando. E la diffusione di uno stile di governo che ha già dato cattiva prova con i cosiddetti governatori regionali, talora fonte di sprechi e arbitrii e soprattutto causa di svilimento del ruolo dei Consigli regionali. Inoltre c’è il punto del conflitto di interessi. Non possiamo rischiare di consegnare il Quirinale a qualcuno in posizione dominante nei media o in altri rami dell’economia. E non possiamo rinunciare, nella gravissima crisi che schiaccia il paese, al ruolo di salvaguardia e di controllo del Parlamento».
I partiti possono ancora esercitare un ruolo creativo e di argine?
« Sì, purché si autoriformino. Essi concorrono al bene pubblico ed è giusto finanziarli, in misura adeguata e senza eccessi. È dirimente che abbiano statuti democratici e siano sottoposti a controlli stringenti su regole e bilanci».
Torniamo al Presidente eletto. Alle varie obiezioni non si può aggiungere quella di essere un sistema scisso tra due possibili diverse maggioranze oppure troppo coeso, e con maggioranze totalizzanti?
«Sono problemi innegabili e che andrebbero visti caso per caso e nei singoli contesti storici. In Francia il sistema ha prevalso per la dirompente crisi algerina che ha spinto la Francia sull’orlo della guerra civile e per il ruolo carismatico di De Gaulle. Ma non possiamo dire che abbia sempre funzionato e al punto tale da doverlo imitare e trapiantare in Italia. Al contrario, proprio l’indebolimento dei poteri di controllo e delle garanzie potrebbe renderci inermi dinanzi alla criminalità organizzata e alle lobby. Né si può dire che una spinta presidenziale potrebbe migliorare la burocrazia. La macchina pubblica va riformata con semplificazioni e controlli di efficienza. Non con impulsi carismatici dall’alto. Ma a questo punto però faccio io una domanda: che fine ha fatto la legge elettorale? Era stato detto che era quella la priorità. Poi si è fatto il contrario e la si è messa in coda all’agenda»
Lei come spiega questo capovolgimento?
«Forse pensano di allungare la vita al governo e cosi di rafforzarlo. Invece potrebbe essere il contrario. Una intera riforma Costituzionale, oltre che non corretta per ciò che abbiamo detto rischia di essere una mina in quest’emergenza sociale».
E al Pd, che ha reincluso il semipresidenzialismo nella sua discussione, cosa consiglia?
«Non voglio intromettermi nella vita del Pd. Però la questione è molto seria e la responsabilità dei pericoli che corriamo è un po’ di tutti. Al Pd direi: pensate bene a quel che fate e a quali sono le vere priorità del paese. E soprattutto cercate di coinvolgere il maggior numero di persone in questa discussione».

6 commenti

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  • Chissà se anche le critiche di Smuraglia rientreranno tra le “meschine convenieze” di cui parla il Presidente-bis della Repubblica.
    Il popolo intanto, messo di fronte al fatto compiuto dagli stessi politici che aveva votato, reagisce disertando in massa le urne.
    Sotto spoglie diverse ritorna dopo quasi settant’anni il conducator finito a testa in giù.

  • Il prof Smuraglia ha le sue ideee e sta bene , democraticamente però altre voci la pensano in modiverso.
    E’ una opinione e la rispetto ….con o senza il condicator a testa in giù ..che non capisco proprio cosa ci azzecchi.
    Ragioniamo tutti con calma .

  • Il prof Smuraglia ha la sua legittima opinione che non corrisponde a quella pure autorevole di Altri ( anche noti Costituzionalisti e non solo i famosi nemici di desatra ).
    Non è una vergogna parlare di semipresiudenzialismo , meglio sarebbe passare ai fatti e cambiare quanto va cambiato senza tante fumisterie e pure preconcetti strutturali .
    Leggere poi del ” conducator a testa in giù ” ( Salvo Ricciardi 14 giugno ) mi sembra una sparata che non è nemmeno un pensiero sull’argomento peraltro molto serio . L33

  • Il semipresidenzialismo non è il diavolo…..allora parliamone anche perchè noti costituzionalisti sono d’accordo ( Sartori anzi si è lamentato…perchè io no alla firma ? ). Le opinioni sono legittime anche quelle del prof Smuraglia : restano opinioni e se ne deve parlare con tutti così come molti nel PD .

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