Bologna: l’abbraccio alla Costituzione

Piazza Santo Stefano. Mai luogo – complice il carattere forte della vecchia Bologna – avrebbe potuto essere più adatto per ospitare “Non è cosa vostra”, forte testimonianza di rispetto della Costituzione e di tutto quello che, in termini soprattutto di diritti, ne discende. Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Roberto Saviano, Salvatore Settis,
 Nando dalla Chiesa. Ma anche Maurizio Landini, Carlo Smuraglia,
 Lorenza Carlassare, Beppe Giulietti e (molti) altri ancora. Impossibile qui riportare le parole di tutti. Possibile, invece, dare il senso di una giornata densa di emozioni. Una manifestazione, sì, ma non impersonale come tante altre. Una manifestazione del ragionamento, del confronto. Anche dell’approfondimento. «Siamo l’unico paese che, in tempi di crisi, immagina di recuperare il senso delle istituzioni e la fiducia nella politica cambiando la Costituzione, inseguendo il pericoloso obiettivo della semplificazione, della gestione plebiscitaria del potere», spiega Sandra Bonsanti. Perché la posta in gioco, ça va sans dire, è la democrazia. Soprattutto nella sua contrapposizione con l’oligarchia.

Già per Platone l’oligarchia – in quanto “governo di pochi” – era segno evidente di degenerazione nella gestione della cosa pubblica. «L’oligarchia è il regime della disuguaglianza, del privilegio, dell’egoismo, del potere nascosto, illegale e irresponsabile – sottolinea Gustavo Zagrebelsky – il governo che i pochi considerano naturalmente, ovviamente riservato a sé stessi e che difendono come cosa loro». Talmente pochi da rimanere vittima dei loro stessi veti contrapposti, dei giochi intestini da loro stessi architettati, che bloccano inesorabilmente le decisioni e, con esse, il funzionamento delle istituzioni. «Le forze politiche in Parlamento hanno mummificato lo stallo, ma la politica che non si rinnova, muore», avverte il Presidente onorario di LeG. «La politica ufficiale è debole, contraddittoria e inconcludente, incapace, da anni, di riflettere su se stessa e sulla propria crisi», spiega Stefano Rodotà. «Ha trasformato un problema politico in un problema istituzionale, scaricando sulla Costituzione le proprie debolezze e, con esse, la responsabilità di non saper governare», continua mentre la piazza condivide. Già, il vecchio (e meschino) gioco dello scarica barile. Quello che non vorremmo mai vedere, soprattutto quando urge l’azione, l’intervento per portare il paese fuori dalle secche della crisi. E declina la Costituzione in chiave di legalità Roberto Saviano: «difendere la Costituzione significa difendersi dai poteri e dai capitali criminali. La Carta – insieme alla giurisprudenza italiana antimafia, tra le migliori al mondo – è il più forte strumento di difesa». Secondo Salvatore Settis «la Costituzione è un mosaico in cui le tessere si reggono l’un l’altra. Il collante non può che essere il bene comune: la cultura del vivere civile si fonda sulla valorizzazione dell’interesse della collettività. Diciamo no a questa ingegneria costituzionale di piccolo cabotaggio, che punta su misure atte a costituzionalizzare lo stallo che si è venuto a creare». Ma, in fondo, è la storia che dovrebbe insegnarci a maneggiare con cura la Costituzione. Lo spiega bene Nando dalla Chiesa. «Nella nostra Carta fondamentale ci sono valori, vite, scelte personali, sacrifici. Ci sono le persone che si sono battute per i diritti civili, politici e sociali, e quelle che si sono spese per la pace». Nello spirito della Costituzione risiede tutto questo, insieme alle lotte contro il terrorismo e contro la mafia, contro la camorra e la ‘ndrangheta. In quelle parole ci sono gli uomini dello Stato, ma anche i sindacalisti, i giornalisti e i professionisti.

Presenti anche alcuni politici (tra gli altri, Nichi Vendola, Pippo Civati, Rosy Bindi). Per una volta presenza discreta, quella della politica, dietro le quinte, sul palco solo per un rapido saluto, perché domenica scorsa i riflettori erano tutti per la società civile.

La bellissima Piazza Santo Stefano, raccolta nell’abbraccio dei porticati, ha ospitato – placida – un altro abbraccio, quello di tanti italiani alla Costituzione e alle garanzie, concrete e ideali, che essa oggi come ieri rappresenta.

1 commento

  • Presidenzialismo con o senza semi? No, grazie!
    Alla nostra Carta Fondamentale serve solo una “manutenzione ordinaria”:
    - riduzione numero parlamentari;
    - superamento bicameralismo perfetto (con eccezioni);
    - controriforma della riforma 2001 Tit. V che ha introdotto un federalismo “straccione e amorale”;
    - subito nuova legge elettorale (modello tedesco).

    Sillogismo “politico-aristotelico”: non esiste Democrazia senza Parlamento; non esiste Parlamento senza Partiti (non questi, va da sè!); non esiste Democrazia senza Partiti.

    A proposito delle belle parole del Prof. Rodotà sul palco di Bologna:delle riforme istituzionali ovvero del tentativo (ennesimo!) operato dai partiti di spostare nella dimensione istituzionale problemi politici ai quali i partiti medesimi non riescono a dare una risposta politica. Così già il Prof. Rodotà in «La Repubblica», 10.01.1995 e Giuseppe Dossetti nell’intervento conclusivo al Convegno di Costituzionalisti organizzato a Milano il 21 gennaio 1995 dall’Associazione “Città dell’Uomo”.

    Cambiare tutto (melius: fingere!) per non cambiare nulla (senza scomodare Tomasi di Lampedusa).

    Concetto “Tuccio” Romeo

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