Libertà e Giustizia, in 5mila a Bologna “No al presidenzialismo, la Carta va difesa”

BOLOGNA— Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Roberto Saviano. Sono solo alcuni tra gli intellettuali e i costituzionalisti che si sono ritrovati ieri a Bologna per la manifestazione organizzata da “Libertà e Giustizia” in difesa della Carta, e trasformatasi subito in un secco e corale no (c’erano almeno 5mila persone) a qualsiasi tentazione presidenzialista, «che sia un presidenzialismo intero o solo “semi” ». Nel giorno in cui il vicepremier Angelino Alfano sente il profumo di una intesa col Pd sulle riforme istituzionali, la sinistra alza le barricate: «La Costituzione non è cosa vostra».
Una manifestazione, affollatissima a Bologna dove ha appena vinto il referendum in difesa dell’articolo 33 della Costituzione contro il finanziamento pubblico delle scuole private paritarie, che vorrebbe forse diventare anche il punto d’avvio di una nuova “Cosa” a sinistra. «Non un nuovo partito » precisa Rodotà, ma una «rete», come pensa Zagrebelsky, o un «polo progressista costituzionale » come lo chiama Antonio Ingroia. O magari un «partito ovunque, dentro tutti gli altri partiti» suggerisce il docente Nando Dalla Chiesa. Una suggestione per ora, che però ieri ha trovato un punto di incontro nel no al presidenzialismo, che «in un paese dove c’è molta corruzione diventa garanzia della corruzione» scandisce Zagrebelsky. Tanto che «stupisce», rincara Rodotà, che persino un «politico accorto» come il premier Enrico Letta «abbia detto che il prossimo presidente della Repubblica non sarà eletto dai grandi elettori. Non sono riusciti ad eleggere un presidente e vogliono uscirne scaricando le loro incapacità sulla Costituzione».
Intellettuali e docenti sono sul palco, con la segretaria Cgil Susanna Camusso e il numero uno Fiom Maurizio Landini. I politici come Nichi Vendola, leader di Sel, una sparuta pattuglia Pd, tra cui l’ex presidente Rosi Bindi, Pippo Civati e la prodiana Sandra Zampa, e il leader di Azione Civile Antonio Ingroia, restano ad ascoltare. Non c’è Romano Prodi, nonostante fosse stato invitato e ieri girasse voce che proprio i prodiani potrebbero lasciare il Pd, se il congresso andasse male. «Per ora non succede nulla» assicura la Zampa, «prima vediamo il congresso. Forse si candida anche Matteo Renzi, vediamo». Intanto è proprio la Costituzione a unire tutti in piazza, «perché un conto è la buona manutenzione della Carta, un conto è invece stravolgerla » attacca Rodotà dal palco. Un fuoco di fila a difesa dell’attuale assetto costituzionale cui hanno partecipato anche Settis, che ha invitato a contrastare la deriva verso una «democrazia senza popolo», e Roberto Saviano, per cui «difendere la Costituzione significa difendere la democrazia dalle organizzazioni criminali». Piuttosto si cambi la legge elettorale, come è tornato a chiedere ieri anche il presidente Giorgio Napolitano. «Il Porcellum che non è democratico» dice Susanna Camusso, mentre Rodotà va al nocciolo del problema: «È una legge corruttrice e illegittima che sostiene le oligarchie. Non modificarla è un ricatto, un’arma nelle mani… indovinate di chi? Di chi poi deciderà di far cadere il governo al momento più opportuno, tornando a votare con questa legge».

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