L’altra sinistra in piazza contro inciucio e Pd

Passa anche da Bologna la coscienza civile. Passa dalla Costituzione e dai volti di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Maurizio Landini, Roberto Saviano, Sandra Bonsanti, Nando Dalla Chiesa, Nichi Vendola, Antonio Ingroia, Salvatore Settis, Pippo Civati. Sul palco di Libertà e Giustizia si discute di politica e se la disaffezione esiste, a vedere così tanta gente in piazza Santo Stefano, è indirizzata verso la classe dirigente di Roma, verso il Pd e l’inciucio. Quella del governo Letta e Berlusconi. Quella che amoreggia quando c’è da spartirsi le poltrone e poi finge di litigare nei talk show. TUTTO QUESTO è stata Bologna ieri. È stata analisi, ma anche la consapevolezza che oggi quest’incontro assume toni diversi rispetto come sarebbe stato due mesi fa. Parliamo di per sone, tutte quelle che sono intervenute, molto critiche nei confronti delle larghe intese. E che da ieri hanno detto siamo qui, noi siamo al servizio di questo Paese, di questa Costituzione. Un appuntamento nel quale Rodotà si muove a suo agio. Anche se prima la voglia di togliersi un ulteriore sassolino ce la mette. Obiettivo: Beppe Grillo. “Non mi piacciono i partiti fatti a persona, non mi piace la demagogia”, dice. Sulle larghe intese poi è severo: “Lo scopo è visibile, condividerlo è particolarmente imbarazzante, se non difficile o impossibile. Serviva discontinuità dal recente passato”. Ma soprattutto punta dritto contro Letta: “Sono rimasto stupito che un politico accorto come l’attuale premier abbia detto che il prossimo capo dello Stato non sarà eletto con il sistema dei grandi elettori. I partiti non sono riusciti a eleggere il Presidente della Repubblica e cercano di risolvere le loro gravi difficoltà attraverso riforme istituzionali”. Il giurista si schiera così a capo di quel fronte che si batte contro qualsiasi ipotesi di presidenzialismo, e trova subito l’appoggio di Nichi Vendola, anche lui alla manifestazione. “Il fatto che parliamo di presidenzialismo, o di semipresidenzialismo, in un Paese che non è nemmeno riuscito a fare la legge sul conflitto d’interessi è segno di uno sbandamento culturale”, spiega il numero uno di Sel, mandando un messaggio preciso al Pd. Nessuno tra tutti coloro che si alternano sul palco montato sotto casa dell’assente più illustre, Romano Prodi, spezza mezza lancia in favore di Letta e del suo governo. Ma il momento più vero, palpabile, lo raggiunge Maurizio Landini, in lacrime, quando sale sul palco e ricorda il “partigiano” don Gallo: “Ha voluto andarsene, ma in una mano aveva la bibbia, nell’altra la costituzione”. E poi, giù durissimo il leader della Fiom: “Mi sono stancato di sentir dire che dobbiamo cambiare Costituzione. Dicono che sia la più bella del mondo, è vero. Ma applichiamola. Sarebbe la più grande rivoluzione che questo Paese potrebbe fare”. Anche lui poi se la prende con l’attuale sistema dei partiti, incapace di dare risposte ai propri elettori. “Quando il 50% delle persone non va a votare c’è un problema di rappresentanza, vuol dire che la politica non funziona più e bisogna immaginare nuove forme di rappresentanza”. La giornata inizia nel primo pomeriggio. La piazza è piena, il sole picchia. Tocca a Zagrebelski aprire i lavori. Subito ci tiene a sgombrare il campo all’ipotesi che dalla manifestazione nasca una nuovo movimento per ricompattare tutta quella sinistra delusa dal grande inciucio Pd-Pdl. “Questo appuntamento è stato presentato come riunione della sinistra alternativa. Ma noi siamo qui per la Costituzione. È chi ci critica che è alternativo”. Sale poi sul palco Roberto Saviano, accolto con cori da stadio. Lo scrittore guarda a Roma e spara subito a zero: “Mi spaventa vedere Gianfranco Micciché alla Pubblica amministrazione, mi è parsa una gigantesca debolezza”. ASSENTI I BIG del Pd, con le significative eccezioni di Rosi Bindi, della prodiana Sandra Zampa, di Sergio Lo Giudice e della voce critica numero uno tra i parlamentari, Pippo Civati, la giornata di ieri segna un punto di svolta nella sinistra italiana. Il 2 giugno ‘alternativo’ di Bologna può diventare, nonostant le parole di Zagrebelsky, la piattaforma per qualcosa di nuovo in attesa del congresso del Partito democratico. È stata la prima manifestazione organizzata nella gauche italiana, unita da Vendola a Ingroia, da Dalla Chiesa a Landini, da quando Enrico Letta è al governo. E a giudicare dalla partecipazione della gente, nonostante la giornata quasi balneare, la dirigenza di via del Nazareno una riflessione dovrà prima o poi farla.

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