“Non è più la stagione dei ricatti premio soltanto a chi arriva al 45%”

La Cassazione sul Porcellum? «Finalmente si è aperta una porta». Bisogna proprio aspettare la decisione della Consulta? «Per niente affatto, il Parlamento proceda subito alla riforma ». Nella determinante querelle sui tempi, l’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida non ha dubbi, si faccia subito.
Prima l’uovo o la gallina? La politica si divide qui: prima le riforme, come dice il Pdl, o subito la legge elettorale, come chiede il Pd?
«Prima la legge elettorale, perché è più urgente, richiede meno tempo rispetto a quella costituzionale, che è molto più incerta nell’esito e nei tempi, e perché si dovrebbe evitare il ricatto secondo cui la riforma elettorale si fa solo a patto che vengano accolte determinate modifiche della Costituzione».
È possibile un compromesso?
«Assolutamente sì. Si possono modificare subito le norme per l’elezione di Camera e Senato per assicurarsi che, se si dovesse votare in tempi brevi, lo si faccia con un sistema diverso. Dopo l’eventuale riforma costituzionale si può comunque rimettere mano al sistema elettorale. A quel punto, se il Senato diventasse Camera delle Regioni, non più eletta a suffragio universale diretto, la nuova legge elettorale riguarderebbe solo la Camera».
Secondo bivio. Butterebbe via il Porcellum, come chiede il Pd, o farebbe un maquillage, come propone il Pdl?
«Dipende da come si configura questo cosiddetto maquillage ».
Cosa potrebbe riguardare?
«Sicuramente l’abolizione o la riduzione dell’abnorme premio per Camera e Senato, o almeno una norma che lo leghi a una soglia di consensi molto elevata, in via di logica il 50%, o perlomeno il 45. Se poi venisse introdotto il voto di preferenza verrebbe meno l’inconveniente delle liste bloccate. Se invece si volesse passare, in tutto o in parte, a un sistema di collegi uninominali, non saremmo più di fronte a un maquillage, ma a una riforma radicale».
Il Pd, con Finocchiaro, annuncia un ddl per ripristinare il Mattarellum. Come giudica questa mossa?
«Certamente il ripristino del Mattarellum sarebbe meglio della legge attuale. Però lascerebbe in piedi l’inconveniente che, nei singoli collegi, un candidato potrebbe essere eletto anche con una bassa percentuale di voti per via del frazionamento del voto tra numerosi candidati; e potrebbe accadere che ottenga la maggioranza dei seggi un partito o una coalizione che non ha la maggioranza dei voti nel Paese. Il rimedio qui sarebbe il doppio turno, oppure l’introduzione di un sistema di voto nel quale l’elettore possa dare un primo voto a un candidato e un secondo voto a un altro candidato. Per cui, se il conteggio dei primi voti non dà la maggioranza assoluta a nessuno dei candidati, si contano anche i secondi voti fino a quando uno non raggiunge complessivamente più del 50 per cento».
Altro interrogativo: è meglio che la politica attenda la decisione della Consulta investita del caso dalla Cassazione, o che si muova prima?
«La mia previsione è che l’iniziativa della Cassazione avrà l’effetto di stimolare, se non costringere, il Parlamento a modificare subito la legge almeno nei punti chiave, così togliendo rilievo alle
questioni di costituzionalità».
Cassazione: il caso ha una sua rilevanza e l’avvocato Bozzi aveva diritto di fare quel ricorso?
«La Corte ha affrontato e risolto positivamente il tema della legittimazione dei ricorrenti e della rilevanza delle questioni. Al di là degli aspetti tecnici, è da salutare
con favore che sia stata abbattuta la barriera dell’apparente impossibilità di provocare il controllo di costituzionalità sulle leggi elettorali politiche».
Se la politica cincischia ancora e la Consulta interviene può cassare l’intera legge o modificare il testo con una sentenza manipolativa?
«La Cassazione chiede alla Consulta non di cancellare l’intera legge, ma solo di abolire i premi di maggioranza che, in tal caso, lascerebbero in piedi una legge totalmente proporzionale, e di introdurre il voto di preferenza, cosa che molto più difficilmente potrebbe essere realizzata con una sentenza della Corte».

1 commento

  • A modesto mio parere il voto di preferenza era ed è l’atto elettorale più coerente con il regime parlamentare vigente nel nostro Paese. Assumeva altresì e assume rilevanza democratica,dando significato e concretezza al concetto di sovranità popolare.

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