Corretti o corrotti: dilemma italiano

Al piano superiore, il foglio autografo del Giuramento della Giovine Italia galleggia sospeso nella stele di plexiglass ad ostentare la propria laica sacralità. Al piano terra, nella  biblioteca della Domus mazziniana, ci siamo noi, i LeG di Pisa, i simpatizzanti, gli amici ad ascoltare i tre relatori che dialogano con Sandra Bonsanti. Il tema è attuale e allo stesso tempo antico: la corruzione.
Abbiamo deciso di intitolare questo pomeriggio in maniera provocatoria, “Corretti o corrotti: dilemma italiano“. E per sbrogliare il dilemma e renderci più chiare le idee sul fenomeno abbiamo invitato chi il problema lo studia, lo affronta e lo sente in modo particolare. Alberto Vannucci è professore di Scienza politica all’Università di Pisa e da anni si occupa di studi e ricerche sulla corruzione. E’ l’ideatore e direttore del Master “Analisi, Prevenzione e Contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” giunto alla terza edizione presso l’Università di Pisa, in collaborazione con Libera ed Avviso pubblico: un caso unico nel panorama universitario italiano che si propone di fornire strumenti di analisi e di contrasto a quegli amministratori e operatori che quotidianamente si confrontano con le questioni della legalità dell’azione amministrativa o con i rischi di infiltrazioni criminali. Cristina Scaletti, è assessore alla Cultura, Turismo e Commercio della Regione Toscana. Entrata in politica nel 2009 con l’Italia dei Valori in occasione delle elezioni europee, si è fin dal principio impegnata per combattere la corruzione oltre che come problema politico anche come problema culturale italiano. Gabriele Santoni, è assessore della provincia di Pisa con delega alla viabilità, mobilità e legalità. E’ membro dell’ufficio di presidenza di Avviso Pubblico. Ha fondato a Pisa nel 2006 il Coordinamento provinciale antimafia degli enti locali che sostiene, tra l’altro, le cooperative che lavorano i terreni confiscati alle mafie.
Parte volando alto il prof. Vannucci: Dante e la Divina Commedia, con l’immagine del XXI canto dell’Inferno nel quale i governanti che arraffarono nascostamente  nell’amministrare la loro città scontano la loro pena sommersi per l’eternità nell’oscurità ribollente della pece. E la citazione serve, non solo a rammentare che il vizio italico ha radici lontane, ma come potentissima metafora per illustrarci che il fenomeno della corruzione è prevalentemente sotterraneo e nascosto. Visto che le parti in gioco hanno entrambe vantaggio nella “operazione” non c’è ragione nell’effettuare denuncia e il fenomeno si sviluppa occulto, indisturbato, difficile da scandagliare. All’opposto dei reati di omicidio o furto, non è affatto certo che una riduzione delle denunce sia il segnale che il fenomeno sta diminuendo. Per quantificare il grado di corruzione dobbiamo quindi rivolgerci, più che alle cronache giudiziarie, ai sondaggi sulle esperienze di corruzione vissute dai cittadini e a un indice di percezione della corruzione (CPI, acronimo inglese) attribuito in base alle opinioni di una serie di specialisti, perlopiù stranieri. Il prof. Vannucci snocciola dati e grafici impietosi dove l’Italia compare in pessima posizione nello scenario mondiale e tra gli ultimi posti in Europa, peggio troviamo pochi altri tra cui la Grecia: bella fine per i paesi culla della civiltà occidentale!
Scopriamo anche, tra lo scorrere delle slides del suo ultimo libro “Atlante della corruzione”, che l’Italia presenta la particolare singolarità di avere fortissime differenze nel grado di corruzione tra la provincia di Bolzano, vicina alla virtuosità dei migliori paesi nord europei, e la Campania e altre regioni del sud agli stessi livelli dei paesi più corrotti del mondo, a riprova del legame simbiotico tra corruzione e presenza delle mafie sul territorio. Interessanti, poi, gli accostamenti su grado di corruzione e vari aspetti della vita sociale; scopriamo che cultura, investimenti in ricerca e sviluppo, fiducia nelle istituzioni, sono inversamente proporzionali al grado di corruzione di un paese mentre eccesso di burocrazia e numero di avvocati sono direttamente proporzionali al fenomeno corruttivo. E scopriamo anche che la corruzione può uccidere; dalle valvole cardiache difettose perché scelte non per efficienza ma per tangente, all’ennesima triste statistica: laddove il grado di corruzione è più alto i terremoti, a parità di intensità e di edilizia, fanno più vittime.
E’ troppo, abbiamo bisogno di una pausa, di tirare il fiato, di una notizia positiva. Ci viene in soccorso Gabriele Santoni a indicarci come la buona politica e la società civile portano avanti il germe della lotta alla corruzione. Ci parla del suo impegno in Avviso pubblico, associazione nazionale nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica Amministrazione e sui territori da essi governati. Ma ci dice anche che la lotta alla corruzione non deve essere una moda del momento, un facile slogan. Essa richiede impegno e costanza nel condurre battaglie che a volte sono silenziose, lunghe, frustranti… o molto dure e pericolose come quelle di alcune sindache calabresi. C’è bisogno anche di provvedimenti tecnici, per esempio velocizzare l’iter di assegnazione alle cooperative delle proprietà confiscate alle mafie, perché è diverso prendere in mano un frutteto rigoglioso e produttivo oppure averlo dopo cinque anni e doverlo disboscare. Anche ottenere un mutuo per una cooperativa non proprietaria del bene è un bel problema.  Poi c’è la Carta di Pisa, codice etico facoltativo di condotta per gli amministratori locali, che costituisce un repertorio di disposizioni al quale attenersi. Tra di esse, l’assenza di conflitti di interesse, il divieto di cumulo di cariche, l’impiego di criteri di merito nelle nomine pubbliche, il rifiuto di regali, la completa trasparenza nelle decisioni e nei bilanci. Nulla di rivoluzionario ma comunque un documento che vincola i sottoscrittori e le persone da essi nominate. Adottato per primo dal Comune di Pisa, nel giro di un anno ha già coinvolto diversi comuni e province in tutta Italia.
Siamo all’assessore Scaletti che ci parla di Cultura e cultura della legalità. E’ convinta che la cultura sia motore di crescita civile ed economica e per questo ha lavorato nella Giunta guidata da Enrico Rossi al fine di non tagliare fondi al bilancio della cultura della Toscana. E’ dell’opinione che la società non si deve assuefare alla corruzione accettandola come fenomeno inevitabile ma anzi deve e può sviluppare gli anticorpi per farne fronte. Critica la rassegnazione nei confronti di una politica tutta uguale, tutta marcia, invitando invece ad impegnarsi in prima persona e a distinguere tra buona e cattiva politica. E aggiunge che la spirale della corruzione, sia che ci si entri da politici che da privati cittadini, ci toglie la libertà. Ci rende ricattabili, riconoscenti a corrotti o corruttori, pone veti alla nostra azione quotidiana.
Il dibattito che segue non infiamma, i relatori sono stati molto chiari ma l’argomento va masticato. Una domanda sorge spontanea e forse banale: quale intervento legislativo potrebbe inceppare il meccanismo, ridurlo, circoscriverlo? Risponde il prof. Vannucci, prima con una provocazione: per debellare la corruzione sarebbe sufficiente la sua cancellazione dal codice penale o una sua depenalizzazione o parziale accettazione come “modica quantità”, soluzione balenata nel dibattito pubblico italiano ad opera di vari ministri, Signorile, Conso, Biondi… Quindi si passa al serio; bisogna distinguere tra due misure, quelle deterrenti e quelle preventive. Le prime non si dimostrano molto efficaci soprattutto se si continuano ad avere tempi e meccanismi di prescrizione che impediscono, di fatto, l’applicazione della pena. Le seconde hanno grossa difficoltà a essere varate, in quanto raramente trovano condizioni favorevoli alla loro promozione. Eppure ci sarebbe tanto bisogno di provvedimenti che incoraggino corrotto, corruttore o soggetti terzi a denunciare l’atto illecito, provvedimenti che restituiscano al falso in bilancio e all’abuso di ufficio la gravità che meritano, provvedimenti che semplifichino il lavoro dei magistrati invece che assecondare l’ostruzionismo degli imputati; mentre faremmo volentieri a meno del regime di emergenza continua nella gestione di certi appalti, terreno fertilissimo per il proliferare del fenomeno corruttivo. In questo senso la riforma Severino non è stata sufficientemente incisiva facendo, per certi versi, alcuni passi indietro.
Allora meglio rivolgersi alle esperienze di anticorruzione dal basso, delle quali Pisa costituisce un piccolo laboratorio e centro propulsivo. Oltre alla Carta di Pisa e al Master c’è la campagna “Riparte il futuro”, che vede Pisa tra i principali sostenitori, per invitare i parlamentari neo eletti a impegnarsi in una responsabile e concreta lotta alla corruzione con provvedimenti specifici e di grande efficacia. Perché senza una seria politica anticorruzione qualsiasi tipo di riforma, economica ed istituzionale, risulta impossibile o inefficace.
Ci alziamo, ringraziamo ed andiamo verso casa. Prima però visitiamo il luogo che ci ha ospitato,  ove Giuseppe Mazzini soggiornò e morì il 10 marzo 1872. Ora sappiamo qualcosa di più ma soprattutto sappiamo, noi del Circolo, in quale direzione, concretamente, impegnarci.

1 commento

  • Nella direzione di pretendere la cancellazione del principio, ideato dai giureconsulti del Re, di irresponsabilità del pubblico ufficiale, in virtù del quale questi può fare commercio della propria funzione. Domanda spontanea: può rappresentare la Repubblica fondata sul lavoro il Capo dello Stato che si circonda di consiglieri (magistrati?) che scrivono al cittadino danneggiato da sentenze abnormi che l’attività giurisdizionale è insindacabile? E possono non rappresentare la Repubblica del privilegio e del malaffare il Ministro della Giustizia e il procuratore generale presso la Cassazione (che oppongono il silenzio) e il CSM che dichiara che l’attività giurisdizionale è insindacabile? E la norma di cui all’art. 101, comma due, della Costituzione ai giudici di quale paese si riferisce?

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