Un giurista al Colle

Il Movimento 5 Stelle ha scelto: la candidata al Quirinale dei grillini è Milena Gabanelli. Non sarà la prima giornalista a ottenere voti nella corsa per il Quirinale: nel 1978 ottenne otto voti Camilla Cederna, autrice del feroce pamphlet che aveva contribuito alle dimissioni del presidente Giovanni Leone (nel 1992 ottenne due voti il principe dei cronisti parlamentari, Guido Quaranta, firma dell’Espresso). A parte la fondata obiezione di Aldo Grasso oggi sul “Corriere” («Milena Gabanelli sarebbe un ottimo presidente, ma poi chi lo fa “Report”?), c’è da segnalare che secondo in classifica è arrivato Gino Strada, poi Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky.

Due prestigiosi giuristi. Rodotà incassa anche l’endorsement di Michele Serra e di Norma Rangeri sul “Manifesto”: il più amato a sinistra. Zagrebelsky, già presidente della Corte costituzionale e presidente onorario di Libertà e Giustizia, incarna alla perfezione il profilo del presidente ideale descritto oggi su “Repubblica” da Ezio Mauro (che con Zagrebelsky ha pubblicato un denso dialogo sulla democrazia): «Un nome degno, con sicura sensibilità istituzionale e costituzionale, fuori dalla nomenclatura di partito».

Anche Bersani si occupa questa mattina di giuristi: per commemorare il senatore democristiano Roberto Ruffilli, ucciso venticinque anni fa dalle Brigate rosse nella sua casa di Forlì. E proprio a un giudice costituzionale sta pensando il segretario del Pd per sbloccare la situazione e scongiurare la guerra civile che sta devastando il partito. Due nomi in esame: il presidente della Corte Franco Gallo, 76 anni il prossimo 23 aprile, nominato giudice da Carlo Azeglio Ciampi che lo volle ministro delle Finanze nel suo governo, venti anni fa. Non è sfuggita l’esternazione di una settimana fa, quando il presidente della Consulta ha parlato di «alcuni aspetto di incostituzionalità» del Porcellum e ha aperto al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, «materie su cui il Parlamento non ci ha ascoltato»: intervento molto politico (e molto presidenziale). Il secondo nome nell’agenda di Bersani è il giudice Sabino Cassese, nato ad Atripalda nell’Avellinese 77 anni fa, un cursus honorum accademico infinito nel campo del diritto amministrativo. Anche lui è stato ministro nel governo Ciampi (alla Funzione pubblica) e nominato giudice dal suo ex premier.

Entrambi votarono per dichiarare incostituzionale il lodo Alfano: per il Berlusconi che in tutte le piazze sbraita contro i giudici di sinistra nominati dai presidenti di sinistra non sarà un particolare titolo di merito. Ma è significativo che dopo anni di istituzioni calpestate e di diritto tradito per uscire dall’impasse si stia pensando a un uomo delle regole, un giurista. Una sentinella della Costituzione, che testimoni, come nel libro di Isaia, a che punto è arrivata la notte della Repubblica.

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