Quello che le sentenze non dicono

N’È PASSATO di tempo – ventuno anni – e finalmente conosciamo ogni dettaglio su Capaci. Sull’esplosivo utilizzato e la sua provenienza, sulle vedette, sui sicari appostati. E su chi, dentro Cosa Nostra, ha «deliberato » l’uccisione di Giovanni Falcone: Totò Riina. Un omicidio mafioso, solo mafioso.
Il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari ha spiegato bene cosa significa «solo mafioso »: che Cosa Nostra non prende ordini da nessuno e che non esiste un «terzo livello» sopra la Cupola. È ciò che sosteneva lo stesso giudice Falcone, che più di chiunque altro aveva un sapere della materia e che in più di un’occasione aveva criticato coloro i quali pontificavano su «poteri» che avrebbero commissionato delitti ai boss.
La posizione della procura di Caltanissetta è molto chiara e netta. Ed è quella stessa procura – è giusto ricordarlo – che con un’efficace attività investigativa ha scoperto i depistaggi di Stato nell’inchiesta sull’attentato contro Paolo Borsellino (fino a chiedere la revisione del processo per alcuni imputati) e anche le «presenze esterne » – servizi segreti – che avevano condizionato le indagini sul fallito attentato dell’Addaura contro Falcone nel giugno dell’89.
Eppure oggi, sebbene i pm siciliani abbiano accumulato una copiosa documentazione su possibili «suggeritori» ed «entità» che avrebbero appoggiato o consigliato Cosa Nostra, le risultanze investigative si fermano solo alla matrice mafiosa. Le loro indagini si arenano anche davanti ai numerosi «spunti» che affiorano dalle loro stesse carte. Dobbiamo prendere atto che la verità processuale è quella che è. Nonostante l’impegno, il sentimento di magistrati che hanno indagato sull’uccisione di loro amici.
Dopo Capaci c’è stata via D’Amelio, dopo via D’Amelio le bombe di Firenze, Roma e Milano, poi ancora i mafiosi – sempre solo loro? – che volevano uccidere 100 carabinieri all’Olimpico e far crollare la Torre di Pisa. Nei processi, probabilmente resteranno sempre nell’ombra gli altri: i «concorrenti esterni». A meno che qualcuno non decida di spalancare archivi e consegnarci una verità che non sia solo giudiziaria. O dobbiamo rassegnarci a pensare che la strage di Capaci sia un «caso chiuso» per sempre?

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