Il tentativo di Fabrizio Barca e una sintesi del suo manifesto

La leggenda esiodea del titano Kronos sembra fatta a misura di tutti colori che vogliono “cambiare” o creare un nuovo “partito”, partendo dall’interno dello stesso. Ne finiscono divorati.
Fabrizio Barca , uomo profondamente colto e serio studioso, avrà certamente chiaro il senso di questa leggenda.
Il suo “Un partito nuovo per un buon governo” rappresenta una concreta analisi e una ottima traccia strategica su come definire e costruire un “partito nuovo”.
Dobbiamo puntare la nostra attenzione sul focus preponderante della suo ragionamento: i partiti, oggi, sono una delle più pesanti zavorre ed impedimento all’azione di buon governo ( l’altra è l’arcaicità della macchina dello Stato).
Brevissime, puntuali e corrette le analisi macroeconomiche e sociali che hanno condotto alla situazione di drammatica crisi sociale e democratica nel nostro mondo. Le risposte stanno, almeno per quanto concerne il nostro paese, in un reset totale del sistema e della forma partito: Barca dice infatti “ …per un buon governo…il bandolo della matassa sta nei partiti”.
Le indicazioni strutturali e dialettiche di questo “partito nuovo” sono, a mio avviso, condivisibili e soprattutto ispirate al principio dell’art.49 della Costituzione; inoltre partano da assunti ed analisi sociologiche e antropologiche corrette.
Quindi la ricetta è una buona ricetta.
Ma la vexata quaestio rimane, almeno esplicitamente, senza una risposta.
Il vecchio tronco, l’apparato del partito, saprà raccogliere l’innesto? Barca come Zeus o farà la fine degli altri figli di Kronos?
La domanda non è da poco: è tutto.
L’architettura e le modalità sulle quali questo percorso di “partito nuovo” si basano, sono antitetiche a quelle praticate, consolidate ed assunte a sistema da parte degli attuali partiti ( in testa il Partito Democratico, ovviamente).
Nella sintesi allegata ( 4 pagine dalle 55 del documento originale) abbiamo modo di effettuare un’analisi sinottica tra le “pratiche Barca” e le “pratiche PD”. Ognuno può giudicare e trarne le proprie oggettive conclusioni.
Per concludere aggiungo una nota “pittoresca”: cosa vi suggerisce il fatto che all’interno dell’attuale gruppo dirigente del PD, il più caloroso plauso al manifesto Barca , sia venuto da Massimo D’Alema ?

 

Sintesi de “Un partito nuovo per un buon governo – Memoria politica dopo 16 mesi di governo“, di Fabrizio Barca.

I partiti devono essere pungolo e stimolo per lo Stato.
Ma oggi i partiti sono statocentrici: qui il bene particolare prevale su quello pubblico, e soprattutto, viene bloccato il rinnovamento delle classi dirigenti. L’idea di nuovo partito discende dalla necessità di un nuovo metodo di governo necessario per rinnovare il paese.
Questo sarà possibile attraverso una metodologia detta “sperimentalismo democratico “.
A questo punto risulta inevitabile un aperto e governato conflitto sociale, tra il vecchio apparato e la nuova procedura di governo e alcuni convincimenti generali che parlano ai nostri sentimenti.
Il partito diviene “Partito palestra” che non solo seleziona componenti degli organi costituzionali e di governo, ma diviene “sfidante dello stato stesso”, attraverso una “mobilitazione cognitiva “.
Il nuovo Partito è basato sulla dialettica totale; si può muovere dai partiti che già esistono (Pd) .
Occorre una vision di lungo periodo sui principi generatori dell’azione politica ( per Italia e Europa , rimanda all’Addendum ( principi della Costituzione).
Il confronto deve essere poi “…pubblico, informato, acceso e ragionevole”, aperto a individui ed associazioni “…genuinamente e testardamente indipendenti” ( cosa che non hanno fatto fino ad oggi i partiti dai quali intende partire).
Il Partito deve rimanere separato dallo Stato; occorre limitare il finanziamento pubblico, rendendolo trasparente per metodo di raccolta e impiego; assoluta separazione fra funzionari di partito ed eletti o nominati in organi di governo. Per questo occorre costruire un percorso (graduale o brusco ?).
Buon governo : assioma molto vicino al paridigma caro ad Amartya Sen per il quale “…La democrazia è per lo più considerata una possibilità di ragionamento collettivo e di processo decisionale pubblico – “una forma di governo attraverso il confronto
Il bandolo della matassa sta dunque nei partiti .
Cause del mancato buon governo:
1.macchina dello stato arcaica ed autoreferenziale, estranea agli strumenti della democrazia deliberativa ( a causa della élite estrattiva che li governa)
2.partiti statocentrici: gruppi parlamentari = dirigenza centrale del partito. Rapporto del leader direttamente con iscritti/cittadini e non con i gruppi dirigenti locali.
Crisi del partito di massa; in Italia in particolare: predominanza del leader, partito – proprietà… perdita di peso degli iscritti, dominanza degli eletti sulla dirigenza del partito.
Anche le primarie non risolvano il problema: una volta eletti il loro rapporto con il partito avrà fondamenta improprie.
I Partiti attuali tendono a legittimare il cesarismo, accentuando il proprio tratto personalistico: così le primarie tendono ad appagare a poco prezzo la domanda di democrazia dei partiti.
Enorme è la lontananza dei partiti dalla società.
Il combinato partiti stato-centrico e macchina dello stato arcaica impedisce il buon governo.
Manca il confronto pubblico sui contenuti e metodi dell’azione pubblica.
Indica anche un superamento della visione socialdemocratica e liberista: in entrambe troviamo un errore comune, quello di ritenere che alcuni, pochissimi soggetti, possono avere la conoscenza per prendere le decisioni necessarie nel pubblico interesse.
Questa conoscenza è invece molto più diffusa tra soggetti privati e pubblici; se nasce in modo positivo, nasce come innovazione dal confronto e dal conflitto tra soggetti che possiedono conoscenze parziali.
Lo sperimentalismo democratico. La macchina pubblica per prendere decisioni deve costruire un processo, promuovere il confronto fra le parziali conoscenze e le traduca in decisioni assunte secondo le regole di responsabilità costituzionalmente previste.
Molto importante è il concetto dell’austerità berlingueriana, volta ad indirizzare verso un nuovo modello di sviluppo economico .
Viene posta un’enfasi corretta sui differenti approcci e risposte strategiche alla crisi tra minimalismo (liberismo) e sperimentalismo.

I partiti che fondano le loro azioni sulla prassi deliberativa sono complessi e difficili da praticare, ci saranno forti resistenze nelle élite.
Prima di cambiare la macchina dello stato occorre cambiare i partiti. Per Barca questo è fondamentale per giungere a cambiare anche il cattivo governo.
E’ importante, in questa fase, la supplenza dei corpi intermedi a patto che non ci sia conflitto d’interessi , poiché da sola, a causa della propria particolarità rappresentativa, non può essere espressione di buon governo. Anche la Rete da sola non basta.
I luoghi opportuni per la discussione, analisi, formazione e produzione di cambiamento devono essere necessariamente i partiti.

Quale partito? Il partito nuovo.

L’art.49 della Costituzione deve esserne l’architrave.
Quale partito? Un partito di “sinistra”.
Partito saldamente radicato nel territorio, che seleziona i propri componenti degli organi costituzionali dello Stato e “sfida” lo Stato nell’elaborazione e rivendicazioni di soluzioni per l’azione pubblica. Questa è la mobilitazione cognitiva.

Un partito che si fonda su alcuni principi generali che ne connotano la natura di “sinistra” e su una visione dello stato delle cose in Italia ed in Europa che vorremmo.
Per costruire questo occorrono:
1.costruzione di un confronto pubblico informato fra iscritti e simpatizzanti.
2.apertura di questo confronto ad “altri”.
3.perentoria separazione dello stato.

Punto 1: necessitano convincimenti generali condivisi; la loro condivisione consente di convenire sul peso da attribuire agli effetti attesi da soluzioni alternative, per giungere ad una decisione ( convincimenti generali sono nell’addendum e coincidono con principi costituzionali).
La visone di medio lungo periodo sullo stato e sulla società ( nazionale ed europeo) deve tener conto delle tendenze in atto nella tecnologia e nei comportamenti umani.
Mobilitazione cognitiva: consiste nel
1.raccogliere, confrontare, selezionare, aggregare e produrre conoscenza sul “che fare” dell’azione di governo attraverso il confronto pubblico
2.trasferire questa conoscenza agli amministratori locali ed alla classe dirigente eletta nei partiti negli organi di livello superiore.
Il partito così si trasforma in una palestra, che assicura la valutazione pubblica informata, accesa, aperta.
La conoscenza necessaria per il buon governo scaturisce ex novo dall’interazione e dal conflitto.

Caratteristiche del nuovo partito:

  • Mobilita, produce e pratica conoscenze sulle azioni pubbliche necessarie per soddisfare i bisogni e le aspirazioni dei cittadini; il partito è il coagulo delle soluzioni immaginate e praticate nei territori per soddisfare i bisogni di un gruppo di diversi.
  • Partito del confronto pubblico informato, acceso e ragionevole. Questo fa emergere il “partito sintesi di beni pubblici”; il confronto deve essere informato, aperto alle diversità, alla contestazione ed alla considerazione convinta dei punti di vista anche assai diversi dal proprio,volto alla ricerca di un accordo parziale.
  • Partito aperto: base numerosa di iscritti, aperta a individui ed associazioni, evitando il prevalere di gruppi chiusi “controllori di tessere”; a questo confronto , su singoli temi, devono partecipare anche cittadini lontani dal partito ma interessati ai temi…e le associazioni ( di azione e di ricerca) genuinamente e testardamente indipendenti. Così si sfruttano gli incentivi della diversità.
  • Partito separato dallo Stato: sia in termini finanziari, sia per le relazioni tra funzionari di partito e chi si concorre a far eleggere negli organi di governo, selezionati con criteri di merito. Prerequisito fondamentale.

Distinguere sempre , per statutaria incompatibilità, le figure di funzionari di partito e di chi governa e siede nelle assemblee elettive; questo blocca l’idea del partito come scala mobile.
Questa nuova forma prevede una dialettica effettiva, continua, dal momento successivo al voto, fra partito e gruppi parlamentari.
Il partito dovrà rafforzare la mobilitazione cognitiva.
Per attrarre i giovani nel nuovo partito:
funzione di scouting culturale ( interpretare e discutere dati, reperire e valutare norme, cercare e valutare argomentazioni di merito, investigare modelli attuati altrove…portare esperienze che essi realizzano nel territorio).

Esiste un grande gap tra questo modello e l’attuale forma dei partiti (PD).
Senza questo passaggio impossibile cambiare il governo del paese.
Partire dalla condivisione di un sistema di regole e di percorso.
Alcuni interrogativi:
si elencano le domande in ordine alle possibili soluzioni attuative delle varie modalità e procedure dei processi prima descritti: ma come attuare questo cambiamento?

6 commenti

  • belle e difficili parole, quindi un partito di intellettuali ! il problema è più semplice, oggi servono fatti non parole. Testimoni non profeti !
    Detto in altritermini, gli stessi dell’estensore dell’articolo, il PD concreto non è degno di fiducia ! anche guardando solo agli ultimi 18 mesi è imbarazzante quanto sono stati in grado di fare, meglio non fare. Ma Barca chi è ? è stato 16 mesi al governo, che cosa ha fatto in linea con il PROGETTO A MEDIO TERMINE ?

  • ritengo che questa interpretazione della politica sia un giusto sviluppo della politica Berlingueriana …. concordo pienamente con la radicale riforma della forma partito! No al partito come mezzo per l’ambizione individuale alla gestione della cosa pubblica!!

  • Pingback: Il tentativo di Fabrizio Barca e una sintesi del suo manifesto

  • Ritengo il documento di Fabrizio Barca una pietra miliare per qualsiasi ipotesi di “rifondazione” della Politica in Italia.
    Finalmente qualcosa di nuovo, di scientificamente valido e di “Sinistra”, che riesce a parlare contemporaneamente alla testa e al cuore e che pruduce una vera “mobilitazione”, intendendo con questo termine una “tensione costante” al confronto e all’approfondimento delle politiche pubbliche, dei modi di indivuarle ed attuarle e degli attori sociali coinvolti.
    Spero che il documento diventi la base teorica e pratica di discussione al prossimo congresso del Pd, è la vera risposta per rifondare il centro sinistra, la Politica e le speranze di buon governo per il Paese.
    Altro che Matteo Renzi!

  • La cosa è certo da approfondire.
    A sentire certo linguaggio e certe formule si avverte un che di desueto, che può avere una duplice valenza: per un verso può essere impulso per alzare finalmente il livello della discussione; per altro verso rischia però di risultare un semplice sfoggio di erudizione. Si vedrà…

  • Il populismo è una degenerazione della democrazia presente in forma endemica nel nostro paese. Dopo la pandemia del fascismo, essa è ricomparsa con varie epidemie da ormai oltre vent’anni, da quando cioè è stata perseguita la stolta e pervicace distruzione dei partiti. La sottocultura qualunquista, non più concentrata nell’astensionismo ma militante nei populismi di destra e di sinistra, ha sempre confuso l’acqua sporca col bambino, con ciò togliendo alle coscienze degli italiani l’unica istituzione laica che in carenza di uno Stato ha preservato la democrazia: il partito.
    É dunque lodevole e auspicabile la rifondazione dell’istituzione partito in un paese che mostra, come i recenti esiti elettorali hanno ben messo in evidenza, di aver ancora bisogno di un populismo per essere governato. Barca sembra avere la testa per farlo, Vendola aveva il cuore, ma si faccia attenzione perché quando la testa rimane separata dal cuore prevale la pancia.

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