Caso Renzi: domande senza risposta

Il gruppo consiliare del PD alla regione Toscana ha indicato i due nomi dei delegati regionali “di maggioranza” che parteciperanno all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica (di competenza “politica”, il terzo viene indicato dalle opposizioni consiliari).
La prassi istituzionale indica nel Presidente della Regione e nel Presidente del Consiglio Regionale i due delegati “naturali”.
La decisione del gruppo, con una maggioranza di 12 a 10, ha scelto di seguire la prassi, indicando oltre ad Enrico Rossi, il presidente del Consiglio Regionale Alberto Monaci.
Ricordiamo che Alberto Monaci presiede il Consiglio Regionale in virtù di una deroga “ad personam” avallata personalmente dal segretario regionale del Pd Andrea Manciulli (sostenuto dall’allora dirigenza senese del Pd, che con Monaci aveva sottoscritto un patto di ferro, paradigma del perfetto manuale Cencelli).
L’altra scelta possibile era quella d’indicare come secondo “elettore”, in base ad una deroga, il sindaco di Firenze Matteo Renzi.
La scelta dunque era tra Alberto Monaci, classe 1941 senese, deputato dal 1987 al 1992, dal 2000 consigliere regionale, co-dominus da oltre un quarto di secolo della politica senese e coartefice indiscusso, in questo arco temporale, di tutte le scelte d’indirizzo e di strategie che hanno governato MPS, Università e Asl, e Matteo Renzi.
A maggioranza, il gruppo consiliare Pd, ha scelto Alberto Monaci.
In un momento storico per il Paese e per la sua democrazia, una scelta come questa è un segno chiarissimo.
E’ il segno che, chi ha scelto di inviare a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica in rappresentanza del Pd regionale Alberto Monaci, ha ritenuto e ritiene il suo percorso politico adeguato e meritevole di questa riconoscenza.
Giungono tristi e miserrime molteplici precisazioni da parte di componenti del gruppo consiliare del Pd toscano : “…rispetto delle procedure istituzionali”, “…intromissione nelle decisioni sovrane del consiglio regionale…”, “ …Renzi, Renzi… sempre Renzi…”.

Noi invece ci chiediamo:

  • Cosa ha indotto la maggioranza del gruppo Pd a cambiare orientamento (espresso fino al giorno prima e diretto a concedere una speciale deroga in favore del sindaco fiorentino)?
  • Perché Enrico Rossi, presidente della Regione e figura di massima autorevolezza del partito in regione, e Andrea Manciulli, segretario regionale e neo deputato, dopo aver fatto un pubblico endorsement a favore di Renzi, non sono stati in grado di tenergli fede ?
  • Quali forze e motivazioni sono state “scatenate” da Alberto Monaci, che sebbene influenzato, dalla sua convalescenza senese, con un sms, induce a una strambata di 180° un gruppo consiliare che mai, fino ad oggi era giunto ad una simile spaccatura?

6 commenti

  • Tutte domande legittime…. anche perché non si fanno promesse se poi non si mantengono…ma una domanda me la pongo io …Non sembra che ogni volta che si parla di Renzi si debba sempre e troppo spesso derogare dallo statuto o dalla prassi?

  • Semplicemente, forse Renzi non rappresenta, per le sue posizioni e per il suo comportamento (entrista!) la maggioranza del PD toscano. Uno che non partecipa alla vita ufficiale del partito, che non prende posizione “nelle sedi legittime”, che ha del partito una sua visione particolare, che non accetta le regole condivise e che fa la vittima se gli altri non obbidiscono alle “sue” regole, che riduce la politica al “chi vince, decide tutto” e chi perde sta alla finestra, non può insinuare con battute e sorrisi da pierino che lo stiano boicottando!

  • Non sono addentro a tutti gli inghippi della regione toscana, certo è che certe improvvise giravolte creano dubbi e sconcerto. Siamo al disastro e continuiamo con questo andazzo. Ma i ns\i (purtroppo) politici si rendono conto che effetto fà sui cittadini simili comportamenti sconcertanti? Ma vi rendete conto che abbiamo il didietro seduto su un vulcano e si sono già rivelati i primi sintomi di una prossima eruzione. Se non siete in grado, non avendone la capacità, di governare,andatevene prima che vi cacciamo, sarà senz’altro, per voi meno indolore. alfredo

  • Sinceramente è giusto così. I delegati regionali partecipano all’elezione del Presidente della Repubblica in rappresentanza, appunto, delle Regioni e non in quanto autorevoli membri di questo o quel partito, di questa o di quella corrente. Rappresentanze partitiche, correntizie o comunali al momento non sono ancora deputate all’elezione della massima carica dello Stato.
    Non vedo quindi a che titolo il Sindaco di Firenze, nonché candidato perdente alle primarie del partito democratico, debba partecipare a queste elezioni, né capisco quali credenziali avesse per porre la sua candidatura in tal senso.
    Se proprio ci teneva tanto, poteva pure farsi cooptare in Parlamento.
    E dico cooptare perché con la attuale legge, non si può certo parlare di elezione dei deputati.

  • Sarebbe stato meglio se Renzi fosse rimasto fuori dalla partita per il Quirinale. E se Bersani non avesse tenuto se stesso al centro dei giochi.
    Il sindaco di firenze aveva promesso, e come non sta accadendo, con danni per tutti.
    Convinto che nella partita per la presidenza della repubblica Bersani stia giocando per metterlo fuori gioco nelle sue ambizioni di leadership, Renzi si è assunto un ruolo che sarebbe stato più adatto a qualcun altro (in questi casi, l’ideale sono i parlamentari amici): l’affossatore di candidature del proprio partito.
    Le responsabilità per questa situazione non sono di uno solo.

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