Due nomi, un solo punto: la dignità

Chiede scusa, Stefano Rodotà, e poi irrompe con la forza del diritto, sulla tragedia di Civitanova Marche. Non ci perdiamo una sola parola, nell’aula severa del collegio Ghislieri di Pavia, noi studenti anziani e loro, i più giovani.

Ci racconta, Rodotà, di quanto le costituzioni italiane e tedesche del dopoguerra ruotarono attorno a quella parola “dignità” per la quale si può anche morire, anzi si può persino uccidersi. In Germania, nel ’49, scrissero che “la dignità umana è inviolabile”. Noi avevamo già scritto che la Repubblica democratica è fondata sul lavoro, che è suo compito rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e (articolo 36) che la retribuzione del lavoratore deve  “assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
Ci parla di Hannah Arendt e del diritto di avere diritti che appartiene all’umanità.

Non possiamo che concludere che oggi noi abbiamo perso la bussola, e che siccome manca una politica che abbia la consapevolezza di questa perdita, è probabile che non sapremo ritrovarla.
Penso che dovremmo avere delle personalità che prendessero per mano questo popolo smarrito e indicassero l’inizio di un nuovo cammino, con la dignità come primo (e unico?) punto di un progetto di futuro.

Queste personalità le abbiamo: sono i nomi che ci ripetiamo l’un l’altro quando ci auguriamo che nei prossimi giorni diventino patrimonio di tutti, per il governo, per il Quirinale. Non è impossibile, i voti ci sarebbero.

Serve la volontà. Serve passare da otto punti a uno: la dignità.

Questo sarebbe il “cambiamento” che si dice di voler inseguire. Tutto il resto è chiacchiera, egoismo, impossibilità o non volontà di rinunciare al potere.

http://www.libertaegiustizia.it/2013/04/08/due-nomi-un-solo-punto-la-dignita/

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