In centinaia in piazza Fontana per solidarietà con i magistrati

«MENO male che la magistratura c’è». «I giudici sono soggetti soltanto alla legge». «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione». Con tanti cartelli appesi sul petto e striscioni fatti in casa alcune centinaia di milanesi hanno partecipato ieri pomeriggio in piazza Fontana, in una giornata particolarmente luminosa e gelida, al sit-in indetto da Libertà e Giustizia, per esprimere solidarietà alla magistratura.
Una risposta democratica alla manifestazione dei parlamentari del Pdl, guidati da Angelino Alfano, davanti al palazzo di giustizia lunedì. In un breve discorso al megafono Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, ha spiegato la scelta di quel luogo per manifestare: «Questa è la piazza dove non c’è stata una giustizia uguale per tutti. Qui è cominciata la parte più buia della storia della Repubblica. Il doppio Stato, il potere occulto». «Non c’è nessuna volontà di interferire nei singoli processi — ha precisato Elisabetta Rubini, di Libertà e Giustizia — . Siamo qui per protestare contro la gazzarra eversiva, l’invasione del tribunale di Milano da parte di un gruppo di parlamentari. Un gesto intimidatorio
inaccettabile».
In piazza c’erano intellettuali, artisti e sindacalisti. Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, ha definito «vergognosa» la manifestazione davanti a palazzo di giustizia. «Dobbiamo essere tutti uguali davanti alla legge. E farla finita con la pretesa di alcuni di avere speciali salvacondotti». Mentre Moni Ovadia ha osservato:
«Siamo tornati alle barricate coi megafoni nelle piazze». E ha tuonato contro chi negli ultimi anni «ha coperto di sterco il senso della democrazia, compiendo gesti eversivi». Lella Costa, invece, si è lamentata, con amarezza: «Come è possibile che dopo vent’anni si sia ancora qui. Perché non siamo stati capaci in tutto questo tempo di fare una cosa molto semplice che si chiama legge sul conflitto di interessi? Forse non siamo stati capaci di indignarci abbastanza… ».
Poi uno dopo l’altro numerosi cittadini hanno preso la parola semplicemente per leggere i diversi articoli della Costituzione. A partire naturalmente dall’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

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