Libertà e Giustizia in piazza Fontana con la magistratura

L’associazione Libertà e Giustizia ieri ha organizzato un presidio in piazza Fontana per rispondere al clima generato dall’irruzione dei parlamentari del Pdl dentro al tribunale di Milano per difendere l’indifendibile. Il loro capo supremo, Silvio Berlusconi. Un incubo che qualcuno troppo presto si era illuso di aver spazzato via.
E’ stata una testimonianza doverosa ma non molto partecipata, e se ci sarà la necessaria lucidità, e la voglia, qualcuno dovrà pur interrogarsi sul tempo trascorso invano nel disperato tentativo di liberarsi di un uomo e di una politica contando di far leva unicamente su una opposizione e una cultura di tipo giudiziario. Il fatto è che non è andata così. Non è una questione di numeri e di partecipazione nelle piazze, è che le persone, il cosiddetto paese reale, ormai non ne possono più di assistere a questa infinita partita mentre l’angoscia per il futuro è qui che morde nel presente, lasciando segni che cominciano a fare male, adesso.
Detto questo, il merito va sempre dato a chi ha ancora il coraggio e la forza di palesarsi nelle piazze, nonostante tutto. Inizialmente, Libertà e Giustizia aveva scelto un’altra location, il Tribunale di Milano, poi, per evitare che i giudici possano essere «disturbati» da altre strumentalizzazioni, hanno chiamato a raccolta i cittadini in un altro luogo altamente simbolico. Di fronte alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, «una mobilitazione silenziosa per esprimere con la nostra presenza lo sdegno dei cittadini per gli ingiustificati attacchi all’operato della magistratura e in difesa delle istituzioni repubblicane». Poco male, anzi: «Non volevamo stare là dove è passato quel drappello di parlamentari del Pdl che hanno invaso il tribunale con un’azione vergognosa che ci ha indignato e che è motivo scatenante di questa manifestazione». Doveroso anche marcare una differenza.
In un centinaio hanno risposto all’appello, in rappresentanza di una decina di associazioni, tra cui Anpi, Articolo 21, Micromega e Camera del lavoro. E non sono certo rimasti in silenzio. Molti hanno preso la parola al megafono leggendo alcuni articoli della Costituzione, o soffermandosi su passi scelti da Piero Calamandrei o Gustavo Zagrebelsky, sventolando cartelli portati da casa. Alcuni anche spiritosi, aggirandosi attorno a uno striscione con stampato l’articolo 3 della Costituzione: «Eguali davanti alla legge» – più che una realtà un’utopia mai realizzata, e non solo per via del Cavaliere con la vista offuscata. Tanto è bastato comunque per incuriosire i passanti, trasformando piazza Fontana in una sorta di speaker corner democratico. Dal classico «Ora e sempre Resistenza» al cartello «Berlusconi cucù, il vero talebano in Italia sei tu». Non poteva mancare un riferimento papale, con il volto di Francesco sostituito da quello del solito Berlusconi unto dal signore: «Vengo quasi dalla fine del mondo: Arcore. Firmato: Papa Pio Tutto».
Dopo un’ora il presidio si è sciolto, molte persone sono rimaste in piazza a chiacchierare del momento particolarmente delicato per chi continua a definirsi di sinistra. Per gli organizzatori è andata bene così. «E’ stata una manifestazione pensata in tutta fretta per rispondere all’aggressione del Pdl – spiega una rappresentante di Libertà e Giustizia – in piazza sono passate molte persone anche solo per un saluto, è un segnale comunque positivo, vuol dire che Milano non è spenta e c’è ancora voglia di mobilitazione in difesa della Costituzione e della democrazia. Questo non è un evento paragonabile alle iniziative del Palasharp o del forum di Assago, ma temo che ci saranno altre occasioni per ritrovarsi in difesa dei valori repubblicani».
Tra i «passanti», si sono visti anche Lella Costa, Sandra Bonsanti (di LeG), alcuni sindacalisti, il presidente del consiglio comunale di Milano Basilio Rizzo, e Moni Ovadia.

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