Sono anni

Chissà quanto ha speso il Centrosinistra per la sua campagna elettorale. Forse alcuni milioni di euro. Per avere il risultato che ha ottenuto… Gli sarebbe bastato, invece, recarsi nella più vicina libreria e acquistare il volume La casta dei benemeriti Stella e Rizzo. Per la modica cifra di euro 18 avrebbe avuto tra le mani un compendio delle malefatte di tutti partiti-casta, della burocrazia statale e di troppi italiani. Un bello specchio della classe dirigente del nostro paese, purtroppo assai limitato, perché per avere un quadro completo non basterebbe l’Enciclopedia britannica. Col libro in mano, in zucca qualche grano di comprendonio e con la lettura anche superficiale dei quotidiani sempre più bollettini di una Caporetto dell’etica pubblica, non sarebbe stato difficile arginare l’ondata grillina.
Adesso tutti cascano dalle nuvole. Ma – a parte le dimensioni davvero impressionanti e gli esiti inquietanti sulla governabilità del nostro paese – non è accaduto nulla che non fosse già avvenuto.
Sono anni che due gamberi, il Pdl e il Pd., hanno ingaggiato una gara mortale per chi arretra di meno.
Sono anni che viene considerata una grande vittoria la sconfitta meno umiliante. È avvenuto anche questa volta.
Sono anni che ci si ostina a creare un Centro, che nell’attuale situazione storica e con il sistema elettorale vigente è una pura illusione. Quale migliore occasione se non quella di sfruttare la presenza prestigiosa di Monti? Non è stato sufficiente, e così le preesistenti formazioni con pretese centriste sono state spazzate via. Ed è un bene.
Sono anni che giganteggia nella scena politica una “non-presenza”. Ancora una volta il “partito del non-voto” – anche se nessuno lo prende in considerazione – ha dominato il paesaggio (come fece già in Sicilia) e ha raggiunto una quota record. Ed è una non-presenza apprezzabile perché dentro di sé nasconde un notevole numero di cittadini che disgustati dai partiti-casta hanno tuttavia preferito astenersi piuttosto che votare per la scorciatoia cialtrona di Grillo. Se si somma il partito del non-voto a quello dei grillini, il giudizio sugli attuali partiti-casta è liquidatorio.
Sono anni, tanti, che una parte dell’intellettualità di sinistra non perde occasione per sostenere che Berlusconi è una “tigre di carta”. Che siamo noi di sinistra riformatrice e liberale a demonizzare un pericolo che non c’è. Che la televisione non incide sull’andamento delle opzioni elettorali di quel popolo di semianalfabeti di ritorno che trascorre la sua vita a vedere Il grande fratello e L’isola dei famosi e fa parte di un paese che degli ultimi novanta anni anni ne ha sopportati quaranta con regimi variamente totalitari. (Sulla tv a pensarla diversamente sono Berlusconi e Santoro, che lottano all’unisono per lo stesso obiettivo, un populismo di destra e di sinistra convergenti).
Con una tale giustificazione questa sinistra fantasiosa si affranca da ogni responsabilità, illude i cittadini e li incita a disperdere i voti invece di concentrarli contro la tigre. Anche in queste ultime elezioni questa sinistra fantasiosa è stata determinante per l’innegabile affermazione del Cavaliere. Addirittura in Lombardia, di fatto, ha consegnato la vittoria a Maroni e al comitato di affari di Formigoni. Questi intellettuali mi ricordano quei fanciulli anarchici e di estrema sinistra di buona famiglia borghese a cui piace tanto “far casino contro la globalizzazione” sicuri come sono che – tolto il passamontagna – possono tornare a casa dove trovano la bistecca calda. Fuor di metafora, quanti hanno delegato a Bersani e al centrosinistra l’onere di battere Berlusconi, per poter stare fuori e “fare casino”. Ma al posto della bistecca calda ora si ritrovano tempi grami soprattutto per la loro generazione. Anche questa volta il Centrosinistra non ce l’ha fatta e Berlusconi sta lì con tutta la sua dentatura intatta. Ora godetevelo. Tutta la Sinistra che da sempre abbiamo definito antidiluviana, convintasi che Berlusconi non esistesse più, si è coccolata questa destra-sinistra grillina, ha chiuso gli occhi di fronte alle sue oscenità antidemocratiche, ha avallato presso i giovani l’idea che la politica si possa fare con le scurrilità o attraversando a nuoto lo stretto di Messina o cacciando a calci i dissenzienti, ha optato per la sua crescita piuttosto che per la pregiudiziale sconfitta del berlusconismo, ha acquisito la convinzione di poterla esorcizzare e indirizzare dove si vorrà, per ora si è fatta fagocitare. Adesso è arrivato il diluvio. (La stessa presunzione l’ebbe Pannella nel ’94, convinto com’era di aver trovato in Berlusconi lo strumento docile per far scoppiare la rivoluzione liberale di massa).
2. Un qualunque Centrosinistra appena sensato avrebbe dovuto comprendere che la protesta era montante perché aveva dalla sua molte ottime ragioni. E correre ai ripari. Almeno tentare. Sarebbe bastato mostrare la volontà ferma di riformare la politica. Le proposte, le hanno messe sul tappeto in molti, anche noi liberali, alcune sono persino ovvie. E invece no. Si sono chiusi a riccio, hanno difeso dei privilegi insostenibili che sono comunque destinati a perdere, hanno parlato d’altro, si sono parlati tra di loro. Ora è troppo tardi. Purtroppo chi è idiota il buon senso non se lo può dare.
3.  E’ inutile enumerare tutti gli errori compiuti da Monti. Ha dissipato un patrimonio di consensi enormi come se fosse il nuovo Mariotto Segni. Per sollevarci un po’ lo spirito e farci sorridere in questi tempi cupi, possiamo ricordare la scena comica del duo Casini-Fini che lotta per far presentare lo schieramento Monti alla Camera su tre liste distinte. Monti e Passera contrarissimi. Ognuno combatte allo stremo contro i propri interessi. Casini e Fini alla fine prevalgono e la loro vittoria li ha portati al suicidio politico. Non li rimpiangeremo. Come potevano pretendere di officiare ed esaltare il presidente uscente e poi pensare che l’elettore di Centro avrebbe scelto i loro simboli piccoli e screditati e non quello del premier in pectore?
Ha una qualche validità la considerazione che a Monti era stato assegnato, da chi lo aveva prescelto, il compito ingrato di fare il “lavoro sporco”, affrancando un Berlusconi allo sbando da questa incombenza e dandogli il tempo di risollevarsi e d’incolpare il governo tecnico di una situazione drammatica che proveniva dai tempi tremontiani. Ma non credo che l’insuccesso di Monti si possa spiegare così facilmente.
L’errore politico di Monti è stato d’ordine culturale. Egli è davvero convinto della superiorità dell’economia sulla politica. Disprezza il conflitto, non riesce a distinguere la Sinistra dalla Destra, pensa che i problemi abbiano soltanto una soluzioni tecnica. Nell’ultimo anno non ha imparato quasi nulla. Questo errore infantile lo ha portato a non decidere da che parte stare. Invece di presentarsi con decisione e nettezza come un liberista “americano” quale in effetti è, come una Destra pulita, raccomandabile, nuova, concorrenziale e alternativa alla Destra cialtrona e fascista dei berlusconiani, ha galleggiato al centro con una lista piena di personaggi salottieri e dalle più svariate idee politiche, persino di sinistra. Ondeggiando e ricorreggendosi quotidianamente, cercando di rimediare con parole vaghe e poco credibili sulla sua bocca circa la crescita, lo sviluppo, le tasse. Ha fatto intendere di mirare a un accordo col centro-sinistra. L’elettorato indeciso di Destra giustamente non si è fidato ed è rifluito in parte nelle braccia di Berlusconi. In parte nel non-voto.
4. Se Monti e ovviamente Bersani sono i due politici più penalizzati dalle elezioni, non si può dimenticare il quadro più ampio. Capisco la reticenza e il conformismo degli opinion leaders, ma ogni analisi sarebbe lacunosa se dimenticasse che sullo sfondo giganteggiano due grandi sconfitti: la Chiesa cattolica e il Presidente della Repubblica.
Bisognerà tornarci sopra con calma, ma è evidente che in Italia con queste elezioni non esiste più “il voto cattolico”. La lista col più alto tasso di clericalismo era quella di Monti. Aveva ricevuto l’endorsement ufficiale della gerarchia vaticana, addirittura del Papa, aveva al suo interno quasi tutte le lobbies cattoliche più potenti, di destra e di sinistra. Ad essa apparentata era l’unica lista democristiana, l’Udc, con tanto di croce nel simbolo. Hanno raccolto foglie secche.
Sia questo di monito per il Centrosinistra che è rimasto negli schemi anni ’50 e ancora dedica la maggior parte del suo impegno a corteggiare il voto cattolico, per di più indistinto, fino alla ridicolaggine di innalzare al primo posto nel suo Pantheon ideale un papa e un cardinale. Si perdono le elezioni anche per mancanza di senso del ridicolo.
Il discorso su Napolitano è più complesso. Lo faremo un’altra volta. La sua sconfitta è cocente.
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