Se contano solo i nomi

Un po’ per l’età, un po’ per il mestiere che faccio, ho assistito nella mia vita a tante campagne elettorali. Ma le nostre, compresa quella che sta svolgendosi adesso, mi riempiono sempre di stupore per la loro caratteristica dominante: il nominalismo. Altrove si parla di cose concrete; si parla, ogni volta, di quello che si vuol fare. Europa sì, Europa no (Inghilterra); nozze fra omosessuali, sì o no (Inghilterra, Francia); sussidi di malattia, per chi e in che misura (Stati Uniti). E da noi? Chi è abbastanza avanti negli anni ricorda senza dubbio le discussioni interminabili sulla così detta apertura a sinistra, cioè l’alleanza coi socialisti: sì o no? Altrettanto tortuosa la disputa su Scelba, notabile democristiano: frequentabile, sì o no? Ed è fresco nella memoria l’exploit di Bertinotti, che per ragioni di principio abbatté il governo Prodi e ci regalò un lungo supplemento di Berlusconi.
Il tempo passa, il nominalismo è sempre lo stesso. Ecco adesso Nichi Vendola, uno dei protagonisti della campagna in corso, che dichiara, serafico: «C’è una totale incompatiblità fra noi e l’agenda liberista di Monti, spero che il Pd non si assuma la responsabilità di far saltare l’alleanza». Scusi, l’alleanza per fare che cosa? Di che agenda parla? Mah, questo non importa. Importante è il principio. Bersani risponde: «Non sacrificherò mai Nichi. Mai». Commovente. Ma questo riguarda lui e Nichi. E noi? Di che cosa stiamo parlando? Mario Monti, novizio in queste dispute, è un po’ meglio, cioè un po’ meno nominalista, ho l’impressione però che stia imparando in fretta.
In compenso tutti sono per le riforme. Ma riforme di che cosa? Nessuno specifica: vedremo, se ne riparlerà. Intanto, l’Italia è oppressa da problemi terribili. Ci voleva Giorgio Napolitano per scoprire il problema delle carceri, del loro sovraffollamento, che è “un disonore nazionale”. Anche lui, però, ha l’aria di essersene accorto dopo sette anni, quando ha già un piede fuori del Quirinale. E la lentezza della burocrazia? E della giustizia?
Il nominalismo di cui sto parlando è storia antica. Gianni Agnelli, con allusione a Ciriaco De Mita, per altro uno dei migliori segretari della Democrazia cristiana, aveva trovato la definizione giusta: un intellettuale della Magna Grecia. La definizione vale per tutta la categoria. Sulla possibilità di redenzione ho poche speranze: si tratta di difetti antichi, non basta certamente denunciarli nei nostri articoli per estirparli. Tuttavia sarebbe interessante conoscerne l’origine, per pura curiosità intellettuale.
Intanto arriva qualcuno, prima o dopo, e annuncia che abolirà le tasse: il gioco è fatto.

2 commenti

  • Condivisibile. La trattativa dei nomi e sui nomi è solo la macroscopica dimostrazione del tentativo dei nostri politici di collocarsi in un modo o nell’altro nell’immaginario degli elettori. Già, forse è proprio colpa degli elettori, che – anche loro settari come e se non più dei politici – vogliono tutto ciò. Vogliono, cioè, potersi identificare con l’uno o con l’altro. Perché, in fondo, è più comodo che discutere di temi concreti.

  • voto utile, voto di scambio, ecc.
    Il pd, diciamocelo chiaro,chiedendo un voto utile per sconfiggere berlusconi opera una classica distorsione della politica trasformandola da opinione sul governo della polis a gioco aritmetico: degno dei peggiori governi autoritari che costretti nell’alveo democratico non basano la loro maggioranza sul programma ma sui numeri.se gli avversari hanno numeri che governino. se vogliamo educare l’elettorato non maturo ad essere cittadini desiderati e non reali rientreremo in una categoria già nota nella prima repuibblica : quella delle chiese laiche che educano i peccatori, dimenticando che solo gli educatori non sono peccatori a parere loro!!!
    Si parla di Bertinotti: ma chi governa ha un progetto politico nel quale ci si riconosce o no, se questo non avviene non può governare altrimenti gioca di aritmetica e non di POLITICA!!!
    Berlusconi e Monti propongono, anche se in modo diverso, la riduzione delle tasse. Se ricordo bene nelle mie prime nozioni di diritto pubblico si parlava di impossibilità per un governo di togliere le tasse dato che queste sono il fondamento, in qualunque ottica economica, della sua esitenza: voto di scambio???!!!Infine se ricordo bene dalle mie nozioni di filosofia, era tacciato di nominalismo che esaperava il soggetto attribuendogli la totalità dell’agire, non capisco cosa abbia a che fare il nominalismo con la battaglia elettorale, che, qui condivido, è una comica che rischia di tradursi in tragediia. L’autoritarismo comunque è combattuto con la legge o mal che vada la resistenza ci ricorda e insegna…!!!
    Benuzzi Giuliano

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