Aspettando l’articolo 49

Credo che esista nella nostra storia sociale e democratica un eccezionale antidoto alla esondazione del malaffare, alla gestione personalistica e  criminale del bene comune e alla avidità imperante di tutti e di tutto dei nostri tempi.
Questo antibiotico etico si chiama “cittadinanza informata e partecipante”.
Abbiamo vissuto per due decenni delegando la nostra responsabilità di cittadini, verso la democrazia e in sostanza verso il bene comune, lungo due direttrici.
La prima è quella impersonificata dall’uomo del “ghe pensi mi”; l’altra è quella che ha prodotto la politica dei “caminetti” e dei politici” professionisti”.
Tutti noi (almeno la gran parte) concentrati sul nostro “particulare”, abbiamo ritenuto non prioritario controllare efficacemente gli esiti di questa gestione del bene pubblico in “outsourcing”.
Le conseguenze sono sotto gli occhi e sopra la pelle di tutti.
Il senso della battaglia di civiltà e di divulgazione di una cultura politica diretta in verso opposto condotta da Libertà e Giustizia, ha rappresentato e rappresenta l’essenza di questo antidoto.
Dieci anni di dibattiti, di informazione attraverso il sito e i comunicati stampa, di manifestazioni nelle piazze e nei teatri, di appelli “storici”, di severi e ripetuti richiami alla classe politica alla trasparenza, al rinnovamento e soprattutto all’apertura, di impegno per alimentare e diffondere la rete delle nostre scuole di formazione politica, hanno costruito una piccola comunità di “cittadini informati e partecipanti”.
Ci interroghiamo sempre sul significato di questa nostra partecipazione, sull’impegno e lo sforzo che tentiamo di produrre per avvicinare, motivare e coinvolgere altri cittadini nelle nostre battaglie e sotto le nostre bandiere.
Ma i fatti che viviamo ci dimostrano che, almeno nel nostro paese, non esiste una struttura o un corpo sociale intermedio che possa autorevolmente produrre e moltiplicare questi antidoti democratici e civili; non può farlo nessun partito politico, nessuno escluso ( almeno fino ad oggi) almeno fino a quando non esisterà una legge seria che dia effettivamente applicazione al dettato dell’art.49 della Costituzione. Non possono farlo movimenti o anche associazioni di cultura politica che per ispirazione si trovino a pascolare al di fuori dei recinti  segnati dai principi della Costituzione.
Solo una comunità che abbia impressi nel proprio dna civile e democratico questi principi potrà alimentare e moltiplicare gli antidoti.
Questo il senso e l’assoluta necessità del nostro rinnovato impegno con Libertà e Giustizia.
Anche se spesso ci torna in mente la citazione che Piero Calamandrei fece durante una sessione dell’assemblea Costituente. Rivolgendosi a Palmiro Togliatti indicò che la nascente Costituzione …guardava avanti e di fronte aveva un buon scenario…ma è “… come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte”.

1 commento

  • (carcere preventivo)
    Furchì resta in cella. Il gip: rischio fuga all’estero.

    È accusato d’essere stato il killer dell’avvocato Musy. Un’ipotesi che occorrerà accertare con super-perizia scientifica. Qualche anno? Nel frattempo l’accusato giace in carcere perché si teme una fuga all’estero. L’ipotesi delittuosa viene preventivamente carcerata e si priva della libertà – diritto costituzionale – un uomo che potrà essere benissimo estraneo al fatto criminoso. È questa la giustizia?
    Ammettiamo, per ipotesi, che Furchì, libero, possa riparare all’estero per tutelare la sua libertà, non sarebbe nel diritto di farlo? Possibile che si calpesti in modo così violento la libertà di un uomo? Fuggirà all’estero: e con ciò? All’estero non potrà più essere arrestato? Le rogatorie internazionali, a che servono?
    È stata raccontata al Professor Monti questa ennesima riforma necessaria alla vita dei cittadini italiani? Il Presidente della Repubblica, è al corrente della nequizia in corso da parte del gip di Torino?
    Anche dal carcere di Parma si evade ma, se non altro, erano già rei carcerati: non li piglieranno più?
    Non credo che il marcio stia solo in Danimarca, come affermava l’infelice principe Danese, Amleto.
    Celestino Ferraro

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