Elezioni, le “bandiere” di Libertà e Giustizia

Nel nome della Costituzione. Lavoro e ingiustizia sociale. I conflitti d’interesse e la libertà d’informazione. La lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. E poi il riconoscimento dei diritti civili, la laicità dello Stato, il cambiamento della legge elettorale e una nuova normativa sui partiti. A poco più di un mese dalle elezioni politiche, Libertà e Giustizia presenta le sue “bandiere”: temi antichi e ineludibili insieme a “problemi nuovi e drammatici”. Punti sui quali misurare i programmi delle forze politiche impegnate nella corsa al Parlamento.  Un testo che“verrà inoltrato a tutti i candidati del centrosinistra”. Scrive Sandra Bonsanti, presidente di LeG: “Noi ci siamo. Con la storia delle cose che abbiamo fatto, l’orgoglio delle scuole di formazione politica, dell’insegnamento della Costituzione ai più giovani, gli appelli e i manifesti, i dibattiti e le grandi mobilitazioni”.

Scenario. Perché “in una fase storica come questa la voce critica e propositiva di Libertà e Giustizia, anche quando sgradita o scomoda, è un patrimonio a cui non siamo disposti a rinunciare”. Sullo sfondo un’analisi di scenario che coinvolge destra e sinistra: “A destra tutto è assolutamente antico, ossessionante, inquietante. Tutte le gravissime distorsioni del passato sono lì, presenti, rinvigorite da lungo riposo, concimate, pronte a inondare l’Italia delle loro menzogne e del veleno dei loro progetti”. E se a sinistra le primarie – e poi le parlamentarie – del Partito Democratico hanno segnato l’ingresso di “un metodo nuovo” rispetto al passato, “a molti non convince il fatto che nella stesura delle liste gli interessi della segreteria troppo spesso hanno mortificato il risultato della competizione”. Poi il centro di Mario Monti “che contiene però tanti elementi di antico e di oltre Tevere da lasciare sconcertati”.

La responsabilità per il Bene Comune. Una “proposta politica” che parte dalle parole di Gustazo Zagrebelsky: “Faticosamente, in mezzo a contraddizioni, opacità, qualcosa di nuovo e molto di antico, il quadro politico si va componendo. Abbiamo già quasi tutti un’idea sulla scelta che faremo: tanto per cominciare sappiamo che andremo a votare (e anche questo non era affatto scontato) che ci andremo a testa alta, avendo detto qualche “no, grazie”, avendo deciso di continuare a impegnarci come “società civile che non delega tutto ai partiti, ma si sente comunque responsabile del bene pubblico, del bene comune”.

Qui il sito di Libertà e Giustizia. Qui l’intervento di Gustavo Zagrebelsky al Forum Assago di Milano lo scorso 24 novembre.

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