Si può amare la nostra Costituzione?

IL DISCORSO di Roberto Benigni sulla Costituzione è stato per molti una rivelazione: rivelazione, innanzitutto, di principi fino a lunedì scorso, probabilmente, ignoti ai più; ma, soprattutto, rivelazione di ciò che sta nel nucleo dell’idea stessa di Costituzione. In un colpo solo, è come se fosse crollata una crosta fatta di tante banalità, interessate sciocchezze, luoghi comuni, che impedivano di vedere l’essenziale. Non si è mancato di leggere, anche a commento di quel discorso, affermazioni che brillano per la loro vuotaggine: che la Costituzione è un ferrovecchio della storia, superata dai tempi, figlia della guerra fredda e delle forze politiche di allora. Benigni, non so da chi, è stato definito “un comico”, “un guitto”. Il suo discorso è stato la riflessione d’un uomo di cultura profonda e di meticolosa preparazione, il quale padroneggia in misura somma una gamma di strumenti espressivi che spaziano dall’ironia leggera, alla tenerezza, all’emozione, all’indignazione, alla passione civile. La Costituzione, collocata in questo crogiuolo d’idee e sentimenti, ha incominciato o ricominciato a risuonare vivente, nelle coscienze di molti. È stato come svelare un patrimonio di risorse morali ignoto, ma esistente. Innanzitutto, è risultata la natura della Costituzione come progetto di vita sociale. La Costituzione non è un “regolamento” che dica: questo si può e questo non si può, e che tratti i cittadini come individui passivi, meri “osservanti”.

La Costituzione non è un codice di condotta, del tipo d’un codice penale, che mira a reprimere comportamenti difformi dalla norma. È invece la proposta d’un tipo di convivenza, secondo i principi ispiratori che essa proclama. Il rispetto della Costituzione non si riduce quindi alla semplice non-violazione, ma richiede attuazione delle sue norme, da assumersi come programmi d’azione politica conforme. L’Italia, o la Repubblica, “riconosce”, “garantisce”, “rimuove”, “promuove”, “favorisce”, “tutela”: tutte formule che indicano obiettivi per l’avvenire, per raggiungere i quali occorre mobilitazione di forze. La Costituzione guarda avanti e richiede partecipazione attiva alla costruzione del tipo di società ch’essa propone. Vuole suscitare energie, non spegnerle. Vuole coscienze vive, non morte. Queste energie si riassumono in una parola: politica, cioè costruzione della pòlis.

A differenza d’ogni altra legge, la cui efficacia è garantita da giudici e apparati repressivi, la Costituzione è, per così dire, inerme: la sua efficacia non dipende da sanzioni, ma dal sostegno diffuso da cui è circondata. La Costituzione è una proposta, non un’imposizione. Anche gli organi cosiddetti “di garanzia costituzionale” – il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale – nulla potrebbero se la Costituzione non fosse già di per sé efficace. La loro è una garanzia secondaria che non potrebbe, da sola, supplire all’assenza della garanzia primaria, che sta presso i cittadini che la sostengono col loro consenso. Così si comprende quanto sia importante la diffusione di una cultura costituzionale. L’efficacia del codice civile o del codice penale non presuppone affatto che si sia tutti “civilisti” o “penalisti”. L’efficacia della Costituzione, invece, comporta che in molti, in qualche misura, si sia “costituzionalisti”. Non è un’affermazione paradossale. Significa solo che, senza conoscenza non ci può essere adesione, e che, senza adesione, la Costituzione si trasforma in un pezzo di carta senza valore che chiunque può piegare o stracciare a suo piacimento.

Così, comprendiamo che la prima insidia da cui la Costituzione deve guardarsi è l’ignoranza. Una costituzione ignorata equivale a una Costituzione abrogata. La lezione di Benigni ha rappresentato una sorpresa, un magnifico squarcio su una realtà ignota ai più. È lecito il sospetto che sia ignota non solo a gran parte dei cittadini, ma anche a molti di coloro che, ricoprendo cariche pubbliche, spensieratamente le giurano fedeltà, probabilmente senza avere la minima idea di quello che fanno. La Costituzione, è stato detto, è in Italia “la grande sconosciuta”. Ma c’è una differenza tra l’ignoranza dei governanti e quella dei governati: i primi, ignoranti, credono di poter fare quello che vogliono ai secondi; i secondi, ignoranti, si lasciano fare dai primi quello che questi vogliono. Così, l’ignoranza in questo campo può diventare instrumentum regni nelle mani dei potenti contro gli impotenti.

A questo punto, già si sente l’obiezione: la Costituzione come ideologia, paternalismo, imbonimento, lavaggio del cervello. La Costituzione come “catechismo”: laico, ma pur sempre catechismo. La Costituzione presuppone adesione, ma come conciliare la necessaria adesione con l’altrettanto importante libertà? Questione antica. Non si abbia paura delle parole: ideologia significa soltanto discorso sulle idee. Qualunque costituzione, in questo senso, è ideologica, è un discorso sulle idee costruttive della società. Anche la costituzione che, per assurdo, si limitasse a sancire la “decostituzionalizzazione” della vita sociale, cioè la totale libertà degli individui e quindi la supremazia dei loro interessi individuali su qualunque idea di bene comune, sarebbe espressione d’una precisa ideologia politica. L’idea d’una costituzione non ideologica è solo un’illusione, anzi un inganno. Chi s’oppone alla diffusione della cultura della costituzione in nome d’una vita costituzionale non ideologica, dice semplicemente che non gli piace questa costituzione e che ne vorrebbe una diversa. Se, invece, assumiamo “ideologia” come sinonimo di coartazione delle coscienze, è chiaro che la Costituzione non deve diventare ideologia. La Costituzione della libertà e della democrazia deve rivolgersi alla libertà e alla democrazia. Deve essere una pro-posta che non può essere im-posta. Essa deve entrare nel grande agone delle libere idee che formano la cultura d’un popolo. La Costituzione deve diventare cultura costituzionale.

La grande eco che il discorso di Benigni ha avuto nell’opinione pubblica è stata quasi un test. Essa dimostra l’esistenza latente, nel nostro Paese, di quella che in Germania si chiama WillezurVerfassung, volontà di costituzione: anzi, di questa Costituzione. È bastato accennare ai principi informatori della nostra Carta costituzionale perché s’accendesse immediatamente l’immagine d’una società molto diversa da quella in cui viviamo; perché si comprendesse la necessità che la politica riprenda il suo posto per realizzarla; perché si mostrasse che i problemi che abbiamo di fronte, se non trovano nella Costituzione la soluzione, almeno trovano la direzione per affrontarli nel senso d’una società giusta, nella quale vorremmo vivere e per la quale anche sacrifici e rinunce valgono la pena. In due parole: fiducia e speranza. Ma senza illusioni che ciò possa avvenire senza conflitti, senza intaccare interessi e posizioni privilegiate: la “volontà di costituzione” si traduce necessariamente in “lotta per la Costituzione” per la semplice ragione che non si tratta di fotografare la realtà dei rapporti sociali, ma di modificarli.

La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come è la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare. Tra i cittadini c’è desiderio di mobilitazione, cui mancano però i punti di riferimento. I quali dovrebbero essere offerti dalle strutture organizzate della partecipazione politica, innanzitutto i partiti che dicono di riconoscersi nella Costituzione. Ma tra questi spira piuttosto un’aria di smobilitazione, come quando ambiguamente si promettono (o minacciano, piuttosto) “stagioni”, “legislature” costituenti, senza che si chiarisca che cosa si vorrebbe costituzionalizzare, al posto della Costituzione che abbiamo. Possibile che non si veda a quale riserva d’energia così si rinuncia, in cambio di flosce e vaghe prospettive?

23 commenti

  • Talmente bella che è l’unica costituzione al mondo che è stata imposta senza essere stata approvata dai cittadini.
    Talmente bella che la tutela e la promozione e la salvaguardia del lavoro, salute, dignità e libertà di espressione garantendo una vita economicamente dignitosa, senza la quale nessun essere umano può essere definito libero, sono sistematicamente disattese.
    Talmente bella che gli eleti non rispondono del loro operato verso gli elettori non essendo vincolati ad essi costituzionalmente (una vera presa in giro).
    Talmente bella che il presidente del consiglio non è eletto dal popolo ma bensì dal capo dello stato, il quale a sua volta può sceglierlo anche tra chi non si è sottoposto alla legittimazione elettorale.
    Talmente bella che il capo dello stato non è eletto dal popolo.
    Talmente bella che le leggi ordinarie sono applicate dalla magistratura ordinaria mentre la costituzione non può esserlo.
    Talmente bella che è tra le poche al mondo nella quale non sono previsti i referendum propositivi.
    Talmente bella che non sono ammissibili i referendum per ciò che concerne i trattati internazionali e le politiche fiscali ed economiche.
    Talmente bella che i referendum sono soggetti a quorum (metà+uno) mentre per le elezioni politiche paradossalmente non esiste (questo da solo basterebbe a dire che è una grandissima presa in giro.
    Talmente bella che nonostante si vada a votare e dal voto espresso scaturisca una composizione parlamentare che rappresenta l’intero popolo, attraverso premi di maggioranza e percentuali di minime di rappresentanza, venga alterata vistosamente la rappresentanza.
    Talmente bella che nonostante sia prevista l’assistenza gratuita per i più svantaggiati (compresi anche quelli che economicamente si trovano in difficoltà) di debba pagare per avere una sanità decente ed è completamente assente l’assistenza economica (in europa solo italia e grecia sono in queste condizioni).
    Talmente bella che non è previsto nulla, nessun contrappeso in caso i nostri eletti impazziscano e facciano cose contro gli interessi nazionali.
    Continuo??
    Per carità, invece di insegnarla nelle scuole ci entusiasmiamo se la scuola si trasferisce nella televisione, la novella ci viene raccontata da un cittadino privato, senza che nessuno glielo abbia chiesto, che si intascherà 5,6 milioni di euro tra costituzione e prossimo sermone in primavera sulla divina commedia.
    La comicità non risiede nel personaggio ma bensì messa in scena mediatica degna di un paese ormai malato, in mano a persone completamente dissociate dalla realtà che plaudono autocelebrandosi.

  • Spiace dirlo, ma da uno che si sceglie come nickname Stipsi, non possono che venir fuori concetti stretti e incomprensibili. Rileggerla, o forse leggerla per la prima volta visti gli svarioni, non guasterebbe.

  • Invece di perdere tempo sulla forma, probabilmente le serve per riempire la lacuna sulla sostanza, riguardo il mio nickname, si concentri, se in grado, di asserire il contrario riguardo le mie affermazioni sulla costituzione.
    Se le può sembrare faticoso controbattere tutti i punti da me elencati, può semplicemente argomentare magari il primo punto ovvero ove la costituzione così tanto bella e cara a tutti al punto che è stata imposta senza essere stata oggetto di referendum.
    Le ricordo che persino l’egitto in queste ore si recherà alle urne per l’approvazione della loro nuova costituzione (anche se nel caso specifico chiamarla tale risulta essere molto più simile all’utilizzo di un eufemismo).
    Quindi noi siamo ancora peggio dell’egitto.
    Non è mia consuetudine proferire consigli a differenza di lei, ma visto il caso particolare, le consiglio di rileggersela concentrandosi esclusivamente su quello che è scritto in essa evitando di prendere per reali le fantasie e/o le emozioni che sicuramente sono scaturite nella sua mente.
    Peccato che non abbiano nessun riscontro oggettivo nel testo.
    Buona lettura e comunque se proprio non riesce può sempre chiedere al sito (molto democratico) che va sparire i commenti degli altri intervenuti.
    Probabilmente non hanno dimestichezza con la rete ed per questo che prediligono la televisione che può solo offrire monologhi per non dire sermoni oppure contraddittori citofonati.
    Abbia pazienza ma qui siamo molto più liberi senza necessità di costituzione, anzi forse avete bisogno voi di una costituzione di come ci si comporta in rete. Qui si tende a passare le giornate per mettere in pratica la libertà e non a teorizzarla come fosse un algoritmo da applicare alla massa.
    Mi spiace.

  • Concentrarsi sulle scempiaggini è uno sforzo assai più impegnativo di quello richiesto dalla patologia richiamata dal nick.
    E’ sufficiente per rappresentare la cifra dell’intervento la prima frottola:
    “l’unica costituzione al mondo che è stata imposta senza essere stata approvata dai cittadini.”

  • Le costituzioni al mondo sono tante e diverse tra di loro,molti punti in comune ,con diversità che le distinguono.Patti fra le genti.La storia dell’ITALIA, ci ha lasciato in eredità questa, a noi ,forse per vanteria , piace pensare che sia la più bella.Nata dopo le tante sofferenze imposte agli Italiani dalla dittatura fascista, ha permesso la ricostruzione del tessuto sociale dilaniato dalla guerra, permettendo lo sviluppo economico , culturale di cittadini che, al momento della sua entrata in vigore , erano in larga parte analfabeti o poco più.Fortuna volle che chi ebbe l’incarico di redigerla aveva un’alto senso del valore di ciò che stavo compiendo,un valore che ,nonostante i grandi progressi che questo PATTO ha consentito ,alcuni hanno difficoltà a riconoscere.Come il prof Zagrebelsky scrive è necessario portare la costituzione fra la gente,far si che i suoi valori siano cultura di pensiero per le nostre azioni quotidiane,perchè la costituzione a parla a noi di noi .Se nei nostri rapporti fra cittadini vi sono ingiustizie certamente non sono scritte nella carta costituzionale ,ma derivano dal mancato rispetto dei suoi principi di LIBERTA’ e GUISTIZIA.Principi elencati in quella prima parte non emendabile, ma che vengono sorretti da tutto ciò che nella carta segue e che costituisce quell’equilibrio necessario a far si che una Democrazia si posso dire tale.Attenzione dunque a facili revisioni di quello che è l’impianto costituzionale del paese. Se ciò che sta sotto non è stabile ,quello che è sopra crolla.

  • Il successo di pubblico non è il successo della critica e a volte bisogna temerlo. Come per l’arte e il cinema, figuriamoci per la televisione! Quanti degli oltre 12 milioni di telespettatori che hanno seguito la trasmissione hanno votato Berlusconi in questi vent’anni almeno una volta? Giusto affermare che la Costituzione è una proposta di convivenza che esprime il livello di civiltà raggiunto da un popolo, il cielo stellato sopra di noi, ma il vero problema rimane cosa c’è dentro di noi. Quanto all’essere la migliore del mondo è roba da tifoseria da curva sud dell’ideologia. Che ne diciamo degli americani “Noi, popolo degli Stati Uniti … decretiamo e stabiliamo questa Costituzione …” ispirata alla reicerca della felicità? O dei francesi “Il Popolo francese proclama solennemente la sua fedeltà ai diritti dell’uomo (…) considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi…”?
    O, ancora, dei tedeschi “Il popolo tedesco riconosce gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo …”? E persino degli ultimi arrivati, i russi “ Noi, popolo plurinazionale della Federazione Russa, uniti dal comune destino sulla nostra terra …”?

  • La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato . Fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.
    A tutt’oggi è l’unica costituzione, fatto salvo i regimi, che non è mai stata sottoposta al vaglio dei cittadini. Molto bella e soprattutto democratica poiché scaturita dalla volontà dei cittadini!
    Cerca almeno di leggere, non dico studiare, visto il tuo caso confusionario mental-dissociativo che confonde la mia patologia come la causa non comprendendo invece che è l’effetto della lettura delle tue stupidaggini e menzogne.
    Documentati prima di parlare di quello che non sai o che conosci solo per sentito dire e soprattutto evita di comportati da tifoso, non siamo allo stadio ove sono sufficienti slogan e cori inneggianti al nulla.

  • @stipsi: In Egitto si è svolta una grande manifestazione democratica,un referendum popolare con cui si è approvata una nuova costituzione. Approvata dal popolo quindi giusta secondo il tuo ragionamento. Eppure il popolo ha deciso di erigere a valore supremo di giustizia un dogma religioso di una sola parte di cittadini di quel paese.Negando nei fatti un principio elementare su cui si basa il diritto :la laicità dello stato. Direi tutto questo molto poco democratico.Eppure il POPOLO si è espresso.In una democrazia vera tutti i poteri hanno un limite ,anche quello del popolo.Ma mi addentro in temi complessi.Forse è meglio di no.

  • Per informazione del signor Stipsi, in Gran Bretagna il Primo Ministro è nominato dal Sovrano, in Germania il Cancelliere Federale è eletto dal Biìundestag senza dibattito e su proposta del Presidente Federale, in Francia è nominato dal Presidente della Repubblica, in Svesia è nominato dal Presidente della Camera Bassa, in Spagna è nominato dal Re.
    Da nessuna parte è eletto dal popolo.
    Se la gente si informasse, prima di scrivere scemenze, eviterebbe di sprecare spazio e intasare la rete.

  • @g.r.c. tessera lg 4706
    Ho sempre avuto il sospetto che le piadine facessero male alla mente.
    In GB è nominato dal sovrano a seguito di elezioni. Asino!
    Quindi è scelto tra gli eletti e va in parlamento a chiedere la fuducia.
    Idem vale per la Germania.Asino!
    Il presidente della Francia è sempre eletto dal popolo e successivamente egli propone il primo ministro.
    Stessa cosa per Svezia e per Spagna.
    Probabilmente non comprendi l’italiano, un conto è nominare tra gli eletti, frutto di espressione di un voto, un conto come da noi, avere un presidente della repubblica non espressione del popolo sovrano (come recita la nostra bellissima cosituzione democratica) che nomina un presidente del consiglio anch’esso non votato dal popolo e preso ad insindincabile giudizio, tra coloro che più gli aggrada, come ad esempio l’empatico monti. Del resto questa procedura anomala, antidemocratica, molto simile a un’oligarchia ha anche dei precedenti come ad esempio il governo amato (quello che prelevava i soldi dai conti correnti) e come quelli di ora per salvarci etc..
    Esistono solo i militari al governo, chiaramente non eletti da nessuno ma pagati dai cittadini, che NOMINANO i presidenti del consiglio, chiaramente molto fidelisti.
    Ricordati che l’oro non è solo quel metallo che luccica ma ha altra proprietà e piantala li con quelle piadine che ti fanno male.

  • @Davide Muratori
    Quello che asserisci è vero e quindi lo condivido ma esiste un ma.
    Asserire la laicità dello stato equivale a scippare nei fatti la sovranità popolare.
    Il popolo deve essere sovrano, quindi il principio superiore non è la laicità ma l’autodeterminazione e quindi la sovranità popolare. Non a caso l’autodeterminazione dei popoli è un principio salvaguardato anche dalla carta dei diritti dell’uomo a differenza della laicità dello stato (tra l’altro argomento che trova solo ampio spazio nella penisola italica) non è neppure menzionata.
    Se vai per strada tra la gente penso che nessuno affermi che per lui è più importante uno stato laico rispetto all’autodeterminazione di un popolo di scegliere come vivere nel modo che più gli aggrada senza che qualche depositario di verità assolute debba pontificare su quello che giusto oppure no oppure ancora come fai tu sul porre dei limiti al popolo, dimenticando o forse volutamente tralasciando il fatto molto semplice ed elementare che l stato è ESPRESSIONE DEI CITTADINI e non viceversa.
    Mi sembra abbastanza semplice senza nessuna necessità di rendere complesso quello che non è.

  • @ stipsi: Mi sento in obbligo di ribadire la complessità degli argomenti.
    Il popolo è complesso(il significato del termine è noto),quindi è necessario trattarlo come tale se si vuole avere una base di discussione valida. Altri lo vogliono semplificare e trattarlo diversamente dall’insieme d’individui che in realtà è, trattandolo come un soggetto unico, con un pensiero unico, una unica volontà,parlano a suo nome ed in suo nome agiscono erigendosi a capo unificatore della volontà del popolo:Demagogos.Dall’ antichità viene il suo nome.Noi sappiamo riconoscerlo.L’importanza della laicità dello stato è stata affermata nella nostra società dopo grandi rivoluzioni ,e l’attualità ci dice tutta la sua importanza per una convivenza pacifica fra cittadini di convinzioni diverse.La penisola Italica immersa nel mediterraneo
    è circondata da guerre condotte in nome di religioni che hanno la volontà di essere “la verità del popolo per tutto il popolo.”No grazie!L’autodeterminazione dei popoli: alla fine della seconda guerra mondiale gli Italiani si sono affrancati dall’invasore straniero e dalla dittatura interna.Si è AUTODETERMINATO,fermato lo scorrere del sangue ha stabilito le regole di convivenza nella sua carta fondamentale.Regole che è possibile cambiare,i costituenti hanno previsto anche questo.Le regole per cambiarle stanno scritte lì Leggi.Leggere fa bene !

  • Stipsi, Lei ha le idee confuse: la sovranità popolare nelle nostra e in nelle costituzioni più avanzate non è un principio assoluto, non si può legittimare un dispotismo popolare, ma si esercita “nelle forme e nei limiti ecc.” e questo vanifica gran parte delle sue – diciamo benevolmente- argomentazioni.
    Chiamasi liberal-democrazia.
    E’ falso che tutte le costituzioni siano state legittimate dal voto popolare, se gli fa comodo crederlo faccia pure purché non pretenda di farlo a credere a chi (non ci vuole molto in verità) ha conoscenze non inferiori alle sue.
    S’informi egregio, eviti di insultare, rimetta un poco d’ordine nelle sue idee e forse sarà all’altezza di dialogare in questa platea.
    Personalmente la chiudo qui per rispetto di chi ci ospita.

  • Caro il mio signor Stipsi, mi permetta di consigliarle una dose di dolce euchessina.
    Lei mi parla di Primo Ministro e poi mi viene a raccontare che in Francia il Presidente della Repubblica è eletto dal popolo: si metta d’accordo con sé stesso, o parliamo di Presidenti o di Primi Ministri. Compris?
    A me risulta che anche in Italia il Primo Ministro sia nominato dal Presidente della Repubblica in seguito a libere elezioni: non vedo quindi la differenza con Regno Unito e Repubblica Federale Tedesca. Se lei per caso intendeva sostenere che il Primo Ministro in quei paesi è SEMPRE nominato in seguito a libere elezioni, allora mi spiace deluderla. La invito a studiarsi la storia : nel 1940 Churchill divenne primo ministro a seguito delle dimissioni di Chamberlain, e nel 1963 Alec Douglas Home divenne primo ministro a seguito delle dimissioni di Harold McMillan.
    In Germania Helmut Kohl divenne cancelliere a seguito del voto di sfiducia costruttiva del Parlamento, e non di libere elezioni.
    Caro Stipsi: lei non è solo un ignorante, lei è un idiota. Se ne convinca.

  • Discussione vivace. Sarebbe perfetta se riuscissimo a non insultarci. Soprattutto dopo la lettura della riflessione di Zagrebelsky. Memoria, libertà, passione, coscienze vigili e combattive. Tutto questo richiede la nostra Costituzione.
    E dunque, venendo all’attualità, chiedo a chi ne sa certamente più di me: perché tagliare completamente fuori i cittadini da un dibattito sulla modifica dell’articolo 81 della nostra Costituzione? Perché non informarli?
    Quali nuovi paradigmi impongono il silenzio?
    Certo io non ignoro la gravità della situazione, ma se è vero che illustri economisti, premi Nobel, come Kenneth Arrow, Peter Diamond, Eric Maskin, Robert Solow … hanno indicato ad Obama i rischi sociali che la decisione dell’introduzione del vincolo di pareggio del bilancio comporta, perché escludere completamente i cittadini da tale scelta?
    “È compito della Repubblica rimuovere ….”. La politica deve occuparsi del “come rimuovere”. Compito difficile, entusiasmante e angosciante al tempo stesso per chi si occupi di politica con un po’ di coscienza. Ma sul fatto che la rimozione degli ostacoli che limitano libertà ed eguaglianza sia un obiettivo credo si debba essere intransigenti, rimanendo fedeli in questo allo spirito della Costituzione.

  • Credo che il problema stia nel considerare l’elezione diretta dal Popolo come la fonte di ogni potere e la legittimazione di ogni autorità, ignorando le istituzioni, le regole della convivenza civile, la carta fondamentale della Repubblica. Di qui l’illusione che la democrazia si identifichi in un Governo eletto dal “Popolo sovrano” (?), invece che in un’Assemblea di rappresentanti dei cittadini chiamata a legiferare nell’interesse di tutti.
    Sembra che l’elezione diretta sia la panacea dei mali dell’Universo: dal cosiddetto Popolo sovrano devono essere eletti il Presidente della Repubblica, il Capo del Governo, perfino i giudici e i capi della polizia, perché negli Stati Uniti si fa così. Magari dimenticando che negli Stati Uniti non è eletto dal popolo nemmeno il capo dell’Esecutivo, che è nominato da un consesso di Grandi Elettori a loro volta eletti dal popolo. Oltretutto al Capo dell’esecutivo degli Stati Uniti fanno da contraltare i rappresentanti dei cittadini (la Camera) e i rappresentanti degli Stati (il Senato) eletti in forma disgiunta e con periodicità diverse, proprio per garantire il bilanciamento dei poteri, legislativo ed esecutivo.

    Ma gli americanisti (si fa per dire) di casa nostra rimasticano quattro sciocchezze sparate dalla televisione o dai giornali popolari e si illudono di stare in America, un po’ come quel tipo che “tutti nudi come nel Kanzan Zity, mazza che forte, ahò!” Salvo poi strafogarsi di bucatini, quando si trattava di mettersi a tavola, che lì l’America è lontana.

    Poi gli americanisti de noantri tendono a dimenticare, o forse ignorano proprio, che in Italia il Capo del Governo, nominato dal Presidente della Repubblica, non assume la pienezza dei poteri in mancanza della legittimazione data dalla fiducia del Parlamento, l’Assemblea elettiva che rappresenta i cittadini del nostro paese. Si chiama, per chi non lo sapesse, democrazia rappresentativa.

    L’alternativa potrebbe essere fare come nell’Appenzello Interno: ci riuniamo tutti in piazza e votiamo ogni cosa per alzata di mano. Democrazia vera? Forse; tanto per la cronaca, il voto alle donne nell’Appenzello Interno è stato dato nel 1990, non prima.
    Vedete voi.

  • @Davide Muratori
    Mi spiace, ma le faccio notare che la complessità di veduta della realtà è direttamente proporzionale alle capacità di comprensione. Quindi non essendo lei il depositario di qualsiasi tipo di verità extra-umana ed il fatto, se può esserle di consolazione, di ritrovarsi non solo ma confortato da un’ampia platea, non può essere un argomento valido per le sue tesi che tra l’altro non si sono azzardate di mettere in discussione le discrepanze, reali e tangibili, che emergono da questa costituzione anti-democratica.
    Concludo ricordandole, caso mai non ne avesse mai sentito parlare, che esistono anche le sintesi, gli approdi al dunque, che attraverso esse al pari di una equazione matematica rendono ai più comprensibile quello che per loro sarebbe irraggiungibile ma ancor di più sconosciuto.

  • @guido maselli
    Le consiglio di leggersi la costituzione Americana che è un inno alla libertà e di certo non inizia con porre limiti alla sovranità popolare che alla fine della fiera è poi quella che si sancisce ma con dei limiti italici.
    Quindi la sua liberal-democrazia non ha nulla a che vedere con quelli che sono i valori universali che non possono prescindere dall’autodeterminazione e quindi dalla volontà manifesta di porli in essere come popolo.
    Quindi una contraddizione che si vanta di affermare come verità lineare.
    Questo semplice passaggio la duce lunga sul suo grado di confusione che vede solo nel prossimo.
    Per ciò che concerne la legittimazione delle costituzioni attraverso il voto popolare, senza andare a ritroso – come del resto a fatto lei senza indicarne alcuna – le ricordo che la costituzione Islandese (ad esempio) viene scritta direttamente dal popolo, nessuno escluso.
    Si documenti e le sue problematiche di convivenza civile, intesa solo nei riguardi di chi la pensa come lei, anche in questo caso la dicono lunga di come intenda lei la democrazia, una democrazia che non può essere propagazione della volontà dei cittadini ma viene decisa nelle stanze del sapere senza che nessuno lo abbia chiesto, in sostanza una democrazia sradicata dalla realtà, che mi spiace per lei cambia molto più velocemente del suo grado di comprensione.
    Impari a portare rispetto a tutti e non solo a chi la pensa come lei. Sarebbe un piacevole salto di qualità per lei e sicuramente le si aprirebbero nuovi orizzonti. Mal che vada diventerebbe un vero democratico, non solo a chiacchiere (che è molto più facile) ma anche di fatto che è decisamente più difficile per lei.
    La prossima volta entri nel merito delle questioni da me sollevate, che il mondo è pieno di gente che teorizza ma decisamente povero di persone che sappiano veramente metterle in pratica senza incappare in madornali errori, di cui la storia pè piena, anzi la nostra storia si fonde e si è sviluppata proprio su questi errori.

  • @g.r.c. tessera lg 4706
    …”A me risulta che anche in Italia il Primo Ministro sia nominato dal Presidente della Repubblica in seguito a libere elezioni: non vedo quindi la differenza con Regno Unito e Repubblica Federale Tedesca”…
    Ti consiglio, tanto per rimanere nel recente, di ascoltarti il discorso di napolitano di fine anno, nel quale appunto ribadisce, a rigor di costituzione anti-democratica italica, che il presidente del consiglio (e non il primo ministro) può individuarlo ANCHE TRA CHI NON È STATO LEGITTIMATO DAI CITTADINI.
    Inoltre, ad esempio, perché non voglio perdere tempo a fare didattica con te, che viste le tue citazioni, sicuramente dovrei sconfinare del pedagogico, il sig.H.Kohl fonte Wikipedia: …Kohl è stato il secondo più duraturo Cancelliere della Germania dopo Otto von Bismarck (che governò per 19 anni), e il 27 ottobre 1998 gli è succeduto Gerhard Schröder dopo UNA SCHIACCIANTE VITTORIA DEL SPD NELLE ELEZIONI DI QUELL’ANNO…
    Mi pare chiaro ed evidente che dopo le tue strampalate citazioni, tu intraveda l’ignoranza nel prossimo che non ti asseconda nelle tue visioni, frutto di certezze oniriche. Infatti tu sei andato oltre l’ignoranza, sei malato, ma di una malattia che non si cura dal medico ma bensì con un buon assistente sociale.

  • Caro Signor Stipsi, le sue dottissime citazioni su Helmut Kohl non c’entrano niente con quanto io avevo dichiarato in precedenza: evidentemente aveva capito ‘nagott! (e non mi stupisce)
    Io avevo scritto esattamente: “In Germania Helmut Kohl DIVENNE cancelliere a seguito del voto di sfiducia costruttiva del Parlamento, e non di libere elezioni”, cosa che effettivamente accadde nell’ottobre del 1982, a seguito di mozione di sfiducia costruttiva presentata dalla FDP, fino a quel momento alleata della SPD di Schmidt. Cosa c’entra con questo la durata del cancellierato e la sconfitta alle elezioni del 98, lo sa solo lei. Forse.
    Strampalate citazioni? Le sue, senz’altro.
    E come ho ripetuto fino alla noia, il Capo del Governo in Italia non è né deve essere legittimato dal voto popolare. Capisco che la cosa a lei non piaccia, però è così: il Governo è legittimato dal voto di fiducia del Parlamento che rappresenta la Nazione. Chiamasi democrazia rappresentativa, e non anti-democrazia.
    Le piaccia o no, è così.
    Vedo che la dolce euchessina non funziona: le consiglio di ricorrere a trattamenti più invasivi, senz’altro più efficaci.

  • Stipsi lei mi costringe con le sue provocazioni a una replica sia pure a malincuore.
    Lei sostiene testuale:
    “i valori universali che non possono prescindere dall’autodeterminazione e quindi dalla volontà manifesta di porli in essere come popolo.”
    Forse non se ne rende conto ma sta sostenendo che valori universali non esistono e che, ad esempio, una carta sostenuta dalla maggioranza popolare, che contempli l’esecuzione pubblica sia più giusta, in quanto legittimata, rispetto a un’altra che la vieti senza essere passata al vaglio referendario.
    Lei quindi sostiene, sempre senza rendersene conto, che era giusto perché legittimato l’Anschluss del 38 o il plebiscito fascista del 29 ecc…
    E’ proprio vero che la democrazia contiene in sé il germe della sua autodistruzione quando si scambia il contenitore con il contenuto. Aveva proprio ragione allora il vecchio Platone?
    Padronissimo di credere alla dittatura della maggioranza Stipsi ma per favore si risparmi vuoti predicozzi verso chi riesce a non essere prigioniero della retorica del formalismo democratico.
    Lei non sa nulla sulle conoscenze dei suoi interlocutori eppure non si stanca di invitarli a informarsi, non le pare fuori luogo?
    Mi rimprovera di non avere citato esempi di costituzioni non sottoposte a referendum. Strano credevo di avere a che fare con persona che non necessitasse di alfabetizzazione in tema di costituzioni. Le cito solo la carta di quel terribile regime oppressivo, antidemocratico che reca come simbolo non la svastica o la falce e martello ma la foglia d’acero.
    Io non sarò mai un vero democratico è ovvio né ambisco a esserlo avendo un’etica che non fa soggiacere i principi ai voleri dei più, come lei fa (sempre involontariamente mi auguro).
    Naturalmente è la stessa etica che accetta pienamente il suo diritto a dire quelle che ritengo scempiaggini, financo a farlo in maniera ineducata, ma non si aspetti il rispetto né per le idee esposte e neppure per chi le espone sgarbatamente e al riparo dell’anonimato.

  • E’ stata sprecata l’occasione per parlare della Costituzione; molti avrebbero potuto dare un contributo interessante; molti si sono guardati bene dall’intervenire per paura di venire offesi; la libertà di offendere: questa è la libertà per cui molti partigiani sono morti? Ma se c’è la libertà di offendere, allora c’è l’obbligo del silenzio. Parlate di popolo, maggioranza , minoranza e così via; ma vi dimenticate la cosa più importante: l’individuo in carne ed ossa, il singolo individuo. Non potete dire che se la maggioranza sta bene, allora stanno bene tutti. Per dire che stanno bene tutti bisogna che ogni individuo (senza alcuna eccezione) stia bene. Per esempio a tutti dovrebbe essere garantito un pezzo di pane, una stanza per dormire, una istruzione decente, il rispetto da parte della pubblica amministrazione; quindi invece di insegnare fumo e oppio agli studentl-cittadini si insegni invece a come difendersi dagli abusi e dalle ingiustizie quotidianamente perpetrati dalla pubblica amministrazione (ospedali, scuole, ferrovie dello stato, ecc. ecc.). Diversamente è un predicare bene e razzolare male.

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