Primarie, le sfide dell’ultima ora

QUARANTATRÉ aspiranti per ipotetici quindici scranni (esclusi capolista e quota società civile) e solo ventiquattrore di tempo per raccogliere le firme, visto che il termine scade alle undici di questa sera. È lo scenario della primarie Pd in Piemonte. Prime baruffe a Nichelino – tanto per confermare che il territorio si dimostra ad alto livello di conflittualità – e fibrillazione in aumento fino alla tarda serata di ieri per conoscere i nomi dei «derogati » romani. Natale è alle porte, ma il clima non è affatto sereno in casa Pd. «Un delirio», commentava ieri un candidato stremato dalle telefonate alla caccia di consensi. Una sola firma per iscritto. «Ciao, hai votato il 25 novembre. Mi voteresti per il Parlamento?», il messaggio che girava ieri fra democratici e dintorni. Gianfranco Morgando ha intanto inferto un altro colpo alle speranze dei consiglieri regionali e dei sindaci. La segreteria piemontese chiederà a Roma una sola deroga per l’ex-assessore all’Agricoltura Mino Taricco, sdoganato per la sua provenienza cuneese, terra di scontri duri. Poche probabilità dunque per Stefano Lepri e per il vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido che la richiesta di deroga l’hanno presentata a titolo personale. Grande ottimismo invece nella squadra di Pino Catizone, sindaco di Nichelino, che sin da ieri mattina scriveva su facebook di essere sicuro di farcela: parola di Matteo Renzi, non ha fatto che ripetere per tutta la giornata l’ambizioso uomo che lotta contro la casta. Tanto che Pino Capozzi, operaio Fiom e licenziato Fiat, entrato in lista sotto la protezione della Cgil nell’area di Nichelino, ieri pomeriggio si è lamentato per la difficoltà a raccogliere le firme: «Non ti lasciano neppure contattare le persone, perché dicono che il territorio è per Catizone. Peraltro quando ancora non si sa se il sindaco avrà la deroga», racconta amareggiato.
Quella di Capozzi non è una candidatura del territorio, è la replica. Se non sarà Catizone, le voci che si rincorrevano ieri parlavano di Paolo Briziobello, il commercialista torinese di Officine democratiche, anche lui vicino a Renzi. Che però fa subito sapere di non essere intenzionato a partecipare: «Queste primarie non mi interessano », dice. In quota “vip romani” qualche voce diceva ieri Oscar Farinetti. Per lui il Senato, anche se come per il nome di Alessandro Baricco l’ipotesi sembra essere solo uno dei tanti rumors a misura di media.
In concreto quindi l’obiettivo è raccogliere le quattrocento firme necessarie per poter partecipare. Se gli iscritti al Pd torinese sono ottomila e diciottomila circa quelli di tutto il Piemonte, la missione è alla portata solo di rubriche molto aggiornate e molto spesse. Comunque, a partire dalle 20 di stasera, ora in cui le candidature saranno raccolte nella sede di via Masserano, tutte le firme saranno controllate. Oggi insomma è la giornata decisiva. Chiarito chi ha avuto la deroga, si capirà anche quali saranno gli schieramenti. A chi andranno ad esempio i voti di Davide Gariglio se Stefano Lepri non potesse partecipare? Se fino a sei mesi si poteva parlare di area dei Popolari, adesso il confine è fra «bersaniani» e «renziani» e anche in questo caso le partite sono più di una. Gariglio è lapidario: «Ne discuteremo. Comunque se Stefano ci sarà questa mattina ci saranno anche le sue quattrocento firme». Poi c’è l’ipotetica sfida a tre tra Pietro Marcenaro, Andrea Giorgis e Cesare Damiano. Tutti impegnati a pescare consensi in una comuna area ex-Ds. Che ne sarà poi dei voti di Roberto Placido se anche lui non avesse la deroga? Insomma le incognite sono tante. Per non parlare poi della campagna elettorale che seguirà la raccolta delle firme. Ci sarà tempo per un voto di opinione? O sarà soltanto questione di forza di apparato?

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