Primarie, ecco il gioco delle coppie Pd. Donini: portiamo le donne in parlamento

IN COPPIA per un seggio a Roma. Si fa in due la strada verso il Parlamento, con i candidati Pd a Camera e Senato che dietro le quinte definiscono accordi per moltiplicare i propri voti alle primarie e avere qualche chance di vittoria in più. Patti che funzionano grazie al meccanismo della doppia preferenza (gli elettori alle primarie potranno indicare un uomo e una donna) spinto anche dal segretario Pd Raffaele Donini per raggiungere la parità di genere: «Date due voti, a un uomo e a una donna» è l’appello del leader. Le coppie, definite sottobanco tra i dirigenti, garantiscono lo scambio reciproco dei pacchetti di voti “sicuri”. L’ex segretario Pd Andrea De Maria, che ieri sera ha festeggiato la sua candidatura con una festa da oltre 300 persone e la benedizione del segretario Pd Donini («Io e Andrea abbiamo condiviso 25 anni di politica insieme, nessuno può pensare che io non condivida la sua candidatura »), ha ad esempio un patto non scritto con la deputata prodiana Sandra Zampa in città, mentre in provincia potrebbero confluire su di lui le preferenze dell’ex sindaco di Sasso Marconi
Marilena Fabbri. Per i renziani, Salvatore Vassallo avrebbe un patto con la presidente del Savena Virginia Gieri. Il sindaco di Crevalcore Claudio Broglia si appoggerebbe alla ex Legacoop Rita Ghedini in città (dove la senatrice avrebbe però un accordo anche con il capogruppo Pd Sergio Lo Giudice), mentre “presterebbe” i suoi voti a Donata Lenzi in provincia. Da notare il caso del Savena, dove Lo Giudice, bersaniano, potrebbe ricevere in dote parte dei consensi della renziana Gieri, con la benedizione del sindaco Virginio Merola, bersaniano doc ma vicino alla Gieri dai tempi in cui era presidente del quartiere. Niente patti pre-elettoriali invece per il presidente dell’associazione 2 Agosto Paolo Bolognesi, Domenica Cella, Gianluca Benamati, Paolo Nerozzi (appoggiato dalla Cgil), e le new entry Valentina Marini (area Puppato) e Paolo Orioli.
Ma alla vigilia della consultazione spunta pure una bagarre tra i renziani. Polemiche contro Benedetto Zacchiroli, che ieri sera ha dovuto affrontare le critiche alla sua candidatura, in competizione con quella di Vassallo, a una riunione con i comitati Renzi, in via Rivani. E polemiche dei renziani bolognesi anche contro il presidente del consiglio regionale Matteo Richetti, spinto dallo stesso Renzi, che per candidarsi alle primarie di Modena ha chiesto la deroga del partito, ricoprendo un incarico considerato “incompatibile” con la corsa a Roma. «Il Pd è davvero il partito dei derogati» attaccava ieri su Facebook Andrea De Pasquale. Una contestazione che comprende anche Richetti: «Mi riferisco a tutti in generale, non certo solo ai derogati di area Bersani» precisa De Pasquale. Si discute intanto anche di quota nazionale. Il senatore Walter Vitali propone che chi viene candidato da Roma «presenti in una assemblea pubblica le sue idee» e spinge per l’amministrativista Luciano Vandelli, vicino anche a Merola, «che potrebbe portare avanti il progetto della città metropolitana».

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