Il rischio lacerazioni sulla campagna elettorale

C’è almeno un punto fermo. Si andrà a votare il 24 febbraio. Uno slittamento di una settimana rispetto all’ipotesi iniziale, ma non quanto Berlusconi sperava. Il capo dello Stato ha posto il suo stop al tentativo del Pdl di portare per le lunghe l’approvazione della legge di stabilità, adempimento da cui dipendono le dimissioni di Monti e l’avvio delle procedure di scioglimento delle Camere. Dunque, il Cavaliere dovrà accontentarsi appena di qualche giorno in più per concionare dalle televisioni libero dalle regole della “par condicio”, esibendosi in attacchi insensati e promesse impossibili. Qualche giorno per recuperare l’elettorato perduto, per smussare le resistenze della Lega, per vedere di logorare “l’operazione Monti”, col Professore costretto a “pazientare” fino a quando la legge di stabilità non ha la ratifica definitiva? A queste smargiassate anche molti dei suoi fedelissimi ormai non credono più. La maionese impazzita del post-berlusconismo ha cancellato ogni scenario plausibile di possibile rimonta.

Passiamo a Monti, dunque. Siamo vicini alla tappa conclusiva: le dimissioni, lo scioglimento delle Camere, la conferenza di fine anno del Professore, dalla quale si attendono le parole “chiarificatrici”. Sulla sua “discesa in campo” da tempo non si nutrono più dubbi. Darà il suo sostegno alle due liste centriste, quella civica ( Verso la terza Repubblica) e quella politica (Casini-Fini) che si ritrovano “senza se e senza ma” nella sua agenda per l’Europa.Tuttavia, in che modo  questo avverrà? Sarà il punto di riferimento della neonata coalizione, il suo capo simbolico, ma senza mettere in gioco la propria persona nella competizione? Oppure si getterà direttamente nella mischia, facendo campagna elettorale nella anomala figura di candidato che però, al tempo stesso, non è candidato in quanto senatore a vita? Ci si può girare attorno finchè si vuole. Ma nessun artificio potrebbe presentarlo, in questo caso, come premier “super partes”. La scelta che Monti farà è destinata ad avere implicazioni istituzionali. E implicazioni politiche altrettanto evidenti.. E’ chiaro che dalla veste che assumerà dipenderà anche il suo appeal elettorale. Un Monti solo capo simbolico porterà con sé tutto il suo prestigio, ma sembra destinato a convogliare meno consensi sullo schieramento centrista. Non dimentichiamolo: il centro ha rappresentato finora una forza tanto evocata quanto evanescente, che stenta a toccare, elettoralmente, la doppia cifra. Se il Professore ha l’aspirazione di incarnare per la prima volta in Italia una componente importante del partito popolare europeo, deve correre i suoi rischi. Però, i paradossi che si celano dietro al Monti politico sono evidenti.

Come che andrà a finire, alcuni effetti già si registrano. Uno è certamente positivo: è tramontata infatti, se mai si era davvero profilata,  la possibilità che Monti desse il suo nome a un patto federativo di tutto il centrodestra. Verso Berlusconi ha alzato il ponte levatoio. Con un partito dominato dal Cavaliere non intende in nessun caso allearsi. E, a questo punto, il signore di Arcore ha scritto, nell’agenda dei suoi nemici, il nome di Monti assieme a quello di Bersani. La sua campagna elettorale punterà dunque a delegittimare tutta l’azione del premier. Come annunciano gli attacchi alla Germania, la promessa di abolire l’Imu, la minaccia di fare uscire “entro tre anni” l’Italia dall’euro se non si porrà fine all’ “egemonia tedesca”. Ma non è questo il solo fronte. Un altro se ne aprirà perché Monti è destinato a misurarsi ben presto con il centrosinistra. Non dovrebbe avere interesse a entrare in rotta di collisione con Bersani. Gli converrebbe essere un suo potenziale interlocutore. E lo stesso metodo intende adottare, a sua volta, sull’altra sponda, il Pd. Alcuni commentatori prefigurano, per la prossima legislatura, una possibile collaborazione tra un centrosinistra che, con le primarie, ha fatto un investimento lungimirante e un centro impegnato a colmare un vuoto nell’area moderata e a battere il populismo berlusconiano. Ma oggi sono più le ombre. Del resto, la campagna elettorale si sa come comincia, ma non si sa come finisce. Basta poco a trasformarla  in uno scontro lacerante.

4 commenti

  • SI VERUM EST QUOD DICITUR
    Di tutta questa bagarre che accompagna il narratur della candidatura Monti a leader della lista centrista, per il momento, l’unico a storcere la bocca, è il Pd e il suo segretario Bersani. Già erano stati ordinati i botti di Piedigrotta per l’insediamento trionfale a Palazzo Chigi.
    La “Gioiosa Macchina da Guerra” dell’abbandonato Occhetto Achille, anch’essa si trovò improvvisamente in panne e perdette il traguardo unitamente alla segreteria sottrattagli con prepotenza staliniana. La storia quando si ripete replica la farsa e nel caso di Bersani questa storia si veste di sarcasmo irridente che promette ben poco per il suo avvenire.
    Il professore, tecnico osannato dall’Europa che conta, non è sordo alle lusinghe che gli orfani berlusconiani cantano in coro sui treni veloci che girano per l’Italia. L’ORRENDO futuro della rottamazione programmata dal Renzi fiorentino, è scongiurato, e si resta in pista per correre un altro Gran Premio sui bolidi Ferrari allestiti per la vittoria. Piloti di provata abilità, dalla trentennale esperienza, rotti al piombo e alla ferraglia, guidano la macchina veloce e la pista si offre perfetta alle spericolatezze dell’entusiasmo. La scialuppa Monti è diventata un transatlantico e imbarca tutti i naufraghi del centrodestra.
    Il futuro di tanta gioventù tardona è al sicuro, altri 5 anni di legislatura arricchiranno il “cursus honorum” che fa da pedigree agli oligarchi della CASTA. Per il Professore tifo da stadio, per Monti: hip hip hip, urrà!
    Celestino Ferraro

  • La scelta non è tra un Monti sì o un Monti no. La scelta è: vogliamo una destra demoratica salvata in estremis (Monti sÌ) o una destra italiota alla completa deriva (Monti no). Berlusconi ormai non c’entra più niente.

  • Spero che la campagna elettorale sia impegnata soltanto su proposte concrete per migliorare la situazione di : lavoro , salute, istruzione,formazione e ricerca,ecologia ed ambiente, famiglie e stato sociale, lotta all’evasione fiscale, arte e cultura……, ma anche su impegni concreti per la riduzione di spesa della politica e della pubblica amministrazione…
    Le cose che non vorrei sentire, sono proposte basate su “ideologie fritte e rifritte” , su luoghi comuni, su “cencio che parla male di straccio” o “sul bue che dà di cornuto all’asino”.
    Spero infine che le vecchie cariatidi nei vari partiti sappiano lasciare le prime linee a giovani ricchi di entusiasmo e di passione, pur conservando la loro posizione di esperti consiglieri.
    Ma le mie speranze sono fortemente minate dalle manovre, dai discorsi e dagli accordi che i politici hanno già cominciato a fare per mantenere le loro posizioni di prestigio, di potere e di privilegio. sabotando direttamente o indirettamente i principi fondamentali della COSTITUZIONE, che come ci ha ricordato Benigni “quando sarà applicata completamente” sarà l’unica arma per garantirci pienamente tutti . Cordiali saluti e BUON ANNO A TUTTI.

  • Alcuni commentatori prefigurano, per la prossima legislatura, una possibile collaborazione tra un centrosinistra che, con le primarie, ha fatto un investimento lungimirante e un centro impegnato a colmare un vuoto nell’area moderata e a battere il populismo berlusconiano.

    E’ da ingenui sperare che con questi personaggi alla ribalta, trasformisti alla Fregoli di café chantantant, possa esserci un futuro più degno del passato. Da Casini a Fini a monsù “Cinzanò”, il campionario è da rottamare per essere coerenti con il sindaco di Firenze.
    CF

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