Politiche, il Pd punta su Carnevali. Gallone lascia il Pdl per La Russa

Il meccanismo delle primarie del Pd per il Parlamento favorisce le donne: a Bergamo in questo momento il nome più forte nel partito in prospettiva romana diventa quello di Elena Carnevali. Nella parte maschile della lista, Antonio Misiani dovrebbe essere inserito tra i nomi blindati da Bersani; in gioco due o tre posti, che si potrebbero contendere Giovanni Sanga, Giorgio Gori e (forse) Roberto Bruni.
Nel centrodestra Alessandra Gallone, senatrice, lascia il Pdl per Centrodestra nazionale, nuovo soggetto creato da Ignazio La Russa e Giorgia Meloni. Intanto Maroni prepara la sua lista civica per le Regionali: a Bergamo punta su Franco Mapelli, ex dc e Coldiretti, l’ex sciatrice Lara Magoni e il giornalista Maurizio Bucarelli.
La strada per le primarie parlamentari del Pd è breve e contorta. Il 29 dicembre a Bergamo si sceglieranno i nomi da inserire nelle liste per Camera e Senato: la posizione (e quindi le chance di andare a Roma) di ogni candidato sarà definita dai voti raccolti nella consultazione, aperta agli iscritti e a chi ha partecipato alle primarie nazionali. Per arrivare al voto di fine anno sono però ancora necessari passaggi, non semplici, che si concluderanno con le scelte della direzione provinciale, in programma sabato.
Da lì usciranno i nomi in corsa per le primarie e quindi per il Parlamento. Le regole che il Pd si è dato, in particolare quella dei due elenchi di candidati, uno per gli uomini, uno per le donne, favorisce in questo momento la candidatura di Elena Carnevali. La capogruppo democratica in consiglio comunale molto probabilmente verrà proposta sabato dalla direzione provinciale, in quota alla maggioranza bersaniana uscita vittoriosa anche a Bergamo dalle primarie nazionali. A favorire Carnevali anche su candidati uomini è l’indicazione del partito di schierare almeno un terzo di donne in posizioni eleggibili. L’avversaria più seria per la capogruppo sarà Mirosa Servidati, renziana che ieri ha comunicato insieme a Giorgio Gori la propria candidatura. In questo momento sembrano queste due le donne bergamasche che si contenderanno un posto per la Camera o il Senato (la scelta tra i due rami del Parlamento avverrà solo dopo le primarie).
Il meccanismo impone un ragionamento separato per gli uomini. Qui ci sono una serie di questioni concatenate da risolvere per capire cosa potrebbe succedere. La premessa è che Antonio Misiani, deputato e tesoriere nazionale del Pd, probabilmente verrà inserito nella lista di 120 nomi scelti direttamente dal segretario Pierluigi Bersani senza passare dalle primarie, destinati nelle prime posizioni delle liste per le politiche. In questo caso, a giocarsi alle primarie i posti buoni per l’elezione, che dovrebbero essere due o tre per gli uomini, a seconda del risultato del Pd, saranno sicuramente Giovanni Sanga, deputato uscente, e Giorgio Gori, altro renziano autocandidato. Anche se Gori non dovesse riuscire a raccogliere le 175 firme necessarie per presentarsi al voto del 29 dicembre, difficilmente verrà escluso: «Sono certo che in direzione provinciale ci sarà la disponibilità a valutare le candidature di una parte importante del partito», dice il segretario provinciale Gabriele Riva, bersaniano, mandando un segnale distensivo ai renziani. Sanga invece correrà di diritto alle primarie, come parlamentare uscente: «C’è la mia disponibilità — dice il deputato —, poi toccherà al partito decidere». Resta incerta la posizione di Roberto Bruni. L’ex sindaco di Bergamo non ha intenzione di raccogliere firme e d’altra parte non gli sarebbe necessario, perché la direzione del Pd è pronta a fare il suo nome. Bruni però sta temporeggiando. Se Misiani dovrà giocarsela alle primarie (ipotesi improbabile), di sicuro l’avvocato non sarà della partita. Anche senza questa variabile, Bruni sta soppesando l’idea di doversi confrontare con Gori e Sanga alle primarie e magari non ottenere voti necessari per una posizione sicura in lista.
Incerta invece la ricandidatura del senatore uscente Gianfranco Ceruti: «Sono in corso riflessioni — si limita a dire —, ma in questo momento sarei orientato a non partecipare alle primarie».

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