Parlamentarie del Pd, è caccia alla deroga

I consiglieri regionali di lunga data del Pd vogliono correre per il Parlamento e presentarsi quindi alle primarie del 29 e 30 dicembre? Serve però una deroga, che va presentata entro oggi. La novità spunta nel regolamento per le candidature democratiche alle politiche. Nove punti tra i quali quello in cui si alzano i paletti per gli eletti ancora in carica. Costretti, appunto, a chiedere il lasciapassare. Le regole Con la premessa che si potrà essere candidati in un solo ambito provinciale, a partecipare alla selezione per Camera e Senato potranno essere iscritti ed elettori del Pd, che abbiano i requisiti richiesti dalla legge e dal codice etico del partito e che sottoscrivano gli impegni in esso previsti. I candidati dovranno inoltre sottoscrivere un impegno «a svolgere la campagna elettorale con lealtà nei confronti degli altri candidati evitando ogni azione che possa lederne la dignità o danneggiare l’immagine del Pd»; non avvalersi di qualsiasi forma di pubblicità a pagamento; contribuire, all’atto dell’eventuale accettazione della candidatura alle politiche, all’attività del partito secondo quanto stabilito nel regolamento finanziario. I paletti Quindi, le condizioni di non candidabilità. A non poter scendere in campo sono parlamentari europei, sindaci dei Comuni con popolazione superiore ai 5mila abitanti, presidenti di Provincia e di Regione, assessori e consiglieri regionali in carica, in enti in cui non sia già stato disposto lo scioglimento. Tutti non candidabili, si legge nel regolamento delle “parlamentarie”, «salvo deroghe motivate, richieste al Comitato nazionale elettorale entro il 19 dicembre, che si pronuncia sull’accoglimento o meno, d’intesa con i segretari regionali, nelle 24 ore successive». I consiglieri Fvg Gli eletti Fvg che intendono partecipare alla corsa dovranno dunque chiedere una deroga. E lo dovranno fare entro oggi. Impegnati nella maratona dell’aula, i consiglieri interessati hanno avuto ieri poco tempo per pensarci. Ma, a quanto pare, si muoveranno in quattro, tutti con tre o più legislature regionali alle spalle: Giorgio Baiutti, Giorgio Brandolin, Franco Brussa e Gianfranco Moretton. Il caso Gorizia Un udinese, un pordenonene e due goriziani, dunque. E proprio a Gorizia scoppia già il caso con Brussa che parla di sua discesa in campo per il Parlamento finalizzata «a impedire la deriva di un elettorato che, non sentendosi rappresentato, potrebbe fare altro e determinare un danno complessivo per il Pd». In sostanza Brussa, in uscita dal Consiglio per raggiunto limite di mandati, sospetta la “bersanizzazione” delle candidature nell’Isontino: «Il fatto che il collega Brandolin pensi a Roma pur avendo un solo quinquennio in Regione significa che una “santa alleanza” ha già elaborato l’azzeramento della componente moderata del Pd. Sono evidenti le velleità del segretario provinciale Omar Greco e dell’assessore Sara Vito, sponsorizzata da Enrico Gherghetta, altro esponente bersaniano. Ma è un errore politico, culturale e strategico quello di voler fare “cappotto”, perché invece un partito è forte nella misura in cui rappresenta più anime. Per questo cercherò di resistere». I posti Le rose dei candidati verranno formate dalle direzioni provinciali in un numero non superiore al doppio delle posizioni in lista complessivamente assegnate a ciascun ambito territoriale (complessivamente in regione ci potranno essere al massimo 40 candidati essendo 20 i seggi distribuiti tra Camera e Senato) e dovranno rispettare il principio della parità di genere. L’obbligo di scelta Come anticipato nei giorni scorsi, chi si candiderà alle primarie per il Parlamento nazionale non potrà poi essere in lista per le elezioni che si svolgono contestualmente o nei sei mesi successivi alle politiche. E ancora, nelle regole scritte dal Pd nazionale, si chiarisce che potranno partecipate al voto gli elettori compresi nell’albo delle primarie dell’Italia Bene Comune e gli iscritti. Per esercitare il diritto a scegliere deputati e senatori si dovrà sottoscrivere un pubblico appello per il voto al Pd e versare una quota di almeno due euro per la campagna elettorale

1 commento

  • Le rottamazioni sono delle necessità democratiche, ma solo se riguardano l’altrui rottamazione, quando si approssima il nostro turno è la deroga che deve salvarci. E’ normale, ma non è bello a vedersi.
    CF

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>